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L’ira tardiva di Bersani

Autore: . Data: mercoledì, 29 settembre 2010Commenti (0)

“Se uno promette la rinomina a un deputato o uno stipendio, questa è corruzione, è roba da magistratura”, ha tuonato ieri Bersani. Che, a proposito dei cinque parlamentari dell’Udc passati al Gruppo misto per sostenere il governo, ha aggiunto: “E’ una scelta politica che può preludere all’ipotesi di un governo Berlusconi- Bossi-Cuffaro”.

Il segretario del Pd si riferiva al parlamentare siciliano, più noto per essere stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa che per le sue capacità politiche. Insieme a Cuffaro a difendere il governo anche un altro deputato siciliano, Calogero Mannino, assolto dopo un lungo processo per lo stesso reato.

Il leader del principale partito di opposizione ha anche spiegato come si comporterà il Pd oggi, in occasione del voto di fiducia sul governo: “La nostra posizione dovrà per forza sottolineare la crisi politica del centrodestra, una crisi non rimediabile che può preludere solo a tentativi di aggiustamento poco credibili, il Paese non ha il tempo di aspettare, perciò chiederemo al governo di prenderne atto, andarsene, e rimettersi alle decisioni del presidente della Repubblica”.

Parole condivisibili, ma tardive. Dopo mesi di strategie incomprensibili l’elettorato sta mostrando la sua sfiducia nel sistema politico italiano. Ma paradossalmente punisce più l’opposizione che i berlusconiani.

Secondo il rapporto “Gli Italiani e la crisi”, realizzato da Confesercenti e Ispo, se nell’ottobre dello scorso anno il governo di centro destra era credibile per il 31 per cento degli elettori, adesso è sceso al 23.

Ci si aspetterebbe, per questo motivo, un incremento della stima nei confronti dell’opposizione, ma non è così. Ad ottobre del 2009 il centro sinistra toccava un risicato 21 per cento, crollato all’11 di questo settembre.

I cittadini sono decisamente scettici sulla capacità delle cosiddette ‘classi dirigenti’ e si chiudono sempre più in se stessi.

Governo, opposizione, enti locali, sindacati, mondo bancario, associazioni delle Piccole e medie imprese (Pmi), insomma quasi tutti, hanno perso la fiducia dei cittadini.

Regioni ed Enti Locali passano dal 26 per cento di fiducia del 2009 al 22 di settembre 2010 dopo aver toccato un picco di “popolarità” del 28 a maggio.

I sindacati rimangono in un anno fermi sul 15 per cento, ma scendono dal 24 per cento raggiunto nel febbraio di quest’anno.

Le Associazioni delle Pmi che avevano registrato un tetto del 29 per cento ora sono scese al 20 e le banche dal 14 per cento di consensi a febbraio hanno perso 5 punti e sono crollate al 9.

Per Marco Venturi, presidente di Confesercenti, “il calo di fiducia non è il solo segnale negativo in quanto ad esso si aggiunge il fatto che la gran parte degli italiani non crede che la crescita nel 2011 sarà significativa e vigorosa”.

Insomma, il pessimo lavoro del governo Berlusconi, le lotte intestine tra i partiti del centro destra, la corruzione sempre più diffusa e la crisi del sistema sanitario, di quello scolastico, dell’occupazione e del risparmio non sono servite all’opposizione per farsi comprendere dai cittadini.

Bersani, che oggi parla di “corruzione”, non ricorda quando altri esponenti del suo stesso partito ironizzavano sulla ‘questione morale’ o definivano ‘giustizialisti’ quelli che invocavano una azione più risoluta della magistratura nei confronti dei politici corrotti.

Il segretario ha dimenticato il tempo in cui Piero Fassino disse: “Craxi fa parte del Pantheon del Pd come Rosselli, Matteotti, Nenni, e Pertini”, mettendo sullo stesso piano un corrotto condannato in contumacia con la più antica e solida tradizione del socialismo italiano.

Se l’opposizione italiana fosse stata capace non solo di elaborare una politica in grado di far uscire il Paese dal regime berlusconiano, ma avesse anche rilanciato alcune parole di Enrico Berlinguer, forse oggi le cose sarebbero diverse.

Disse il segretario del Pci ai tempi del craxismo: “La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del Paese e la tenuta del regime democratico”. Ed aggiunse: “La cosa che mi preoccupa in Bettino Craxi è che certe volte mi sembra che pensi soltanto al potere per il potere”.

Ed infatti nel 1990, quando Berlusconi sposò Miriam Bartolini, in arte Veronica Lario, aveva un testimone di nozze d’eccezione. Bettino Craxi, appunto.

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