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La scuola a pezzi

Autore: . Data: lunedì, 6 settembre 2010Commenti (0)

Oltre le questioni generali mille piccoli episodi mostrano lo stato di coma prodotto dalle ‘riforme’ del ministro Gelmini.

A Pesaro una diffida è stata inviata dalle associazioni di genitori di allievi disabili all’Ufficio scolastico regionale, e per conoscenza a quello provinciale, chiedendo la modifica del decreto del 4 agosto scorso, con cui sono stati assegnati alle scuole del territorio provinciale 32 docenti in meno per il sostegno rispetto allo scorso anno, quando già il numero era considerato insufficiente.

Lo hanno comunicato le stesse associazioni in una riunione convocata dall’assessore provinciale alla pubblica istruzione Alessia Morani.

Se la diffida (una copia è stata inviata anche al direttore generale del Ministero Luciano Chiappetta) non porterà alcun esito, il passo successivo sarà una serie di ricorsi individuali che ogni famiglia presenterà al Tar per chiedere l’annullamento del decreto.

I ricorsi potranno essere discussi già da mercoledì 8 settembre in un nuovo incontro con le associazioni convocato dall’assessore Morani.

Alla riunione hanno partecipato anche Daniela Barbaresi (Flc-Cgil), Francesca Conti (Cisl scuola) e il presidente della Provincia Matteo Ricci, che ha dato tutto il suo appoggio alle famiglie dei bambini e ragazzi disabili.

Intanto stata dimessa dall’ospedale la maestra precaria Maria Carmela Salvo, 55 anni, ricoverata d’urgenza ieri sera per un malore avuto al quarto giorno di digiuno di protesta per la mancata assegnazione di una cattedra, nella piazza di Maniago (Pordenone).

I medici le avevano riscontrato un forte abbassamento della glicemia e della pressione sanguigna, le hanno prescritto riposo assoluto e diffidato dal riprendere lo sciopero della fame.

“Sono molto provata e dispiaciuta – ha detto Carmela Salvo – per questo epilogo. Avrei l’intenzione di riprendere il digiuno, ma sia i sanitari che il mio compagno mi hanno ammonito sulle conseguenze di una scelta del genere. La mia battaglia però non finisce. Troverò altre forme di protesta – ha concluso – per far sentire la voce di chi ama la scuola”.

L’Italia berlusconiana è anche questo.

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