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I paradossi (e gli arresti) della ‘Green economy’

Autore: . Data: mercoledì, 15 settembre 2010Commenti (0)

Ieri abbiamo raccontato lo scandalo di Cutrofiano, cittadina nel Salento sulla quale tre grandi imprenditori impianteranno 110 ettari di pannelli fotovoltaici, deturpando irrimediabilmente il paesaggio ma assicurandosi in cambio profitti stellari (ne abbiamo scritto nell’articolo leggibile qui): una delle storie sulla cosiddetta ‘green economy’, che mostra un paradosso non nuovo in Italia.

Per inseguire nobili fini (energie rinnovabili, nuovi posti di lavoro, ecc.) si utilizzano mezzi indegni: si deturpa il paesaggio, si fanno chiudere piccole aziende agricole, magari votate alle coltivazioni biologiche con metodi all’avanguardia.

Non di rado, inoltre, nel business “green” mettono le mani organizzazioni criminali, certamente molto più interessate al profitto che ai suddetti nobili scopi. Ed è proprio quanto accaduto a Trapani, dove la Dia (direzione investigativa antimafia) ha sequestrato beni per oltre 1,5 miliardi di euro a un imprenditore locale, Vito Nicastri, 54 anni, attivo proprio nel settore delle energie rinnovabili (eolico e fotovoltaico).

L’uomo, secondo gli inquirenti vicino al latitante e nuovo capo di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, ha realizzato alcuni parchi eolici in Sicilia ed è ora accusato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per aver indebitamente percepito contributi pubblici.

Tuttavia Nicastri non è nuovo alle indagini sul business dell’eolico. Nel 2009 è stato accusato di aver presentato, nelle richieste di finanziamento, falsi contratti di locazione dei terreni sui quali si sarebbero dovute installare le turbine eoliche, mentre nei primi anni ’90 venne indagato per corruzione.

Ecco cosa ha scritto di lui Marco Lillo su ‘l’espresso’: “Professione sviluppatore, Vito Nicastri è il personaggio chiave dell’indagine. Questo imprenditore di Alcamo è il classico esemplare di ‘sviluppatore’, una figura tutta italiana che ottiene le autorizzazioni e poi le cede a un prezzo profumato. Nei primi anni Novanta è stato coinvolto in una storia di corruzione e ne è uscito indenne raccontando le mazzette pagate ai politici per costruire impianti di energia solare. Un patteggiamento e la prescrizione hanno cancellato quelle vicende penali e così, all’inizio del nuovo millennio Nicastri si è lanciato sull’eolico.

Secondo la Procura di Avellino avrebbe taroccato i dati sul vento e i contratti di affitto, dichiarando anche la disponibilità di capitali che non aveva. Eppure al ministero dello Sviluppo non si erano mai accorti di nulla. Complessivamente si è interessato di una dozzina di pratiche e ha ottenuto un centinaio di milioni di agevolazioni, rivendendo poi i progetti approvati a colossi come Ivpc ed Endesa”.

Insomma, i cultori delle energie rinnovabili a qualsiasi costo dovrebbero riflettere. Non solo la deturpazione del paesaggio, né gli ingenti danni a piccoli produttori agricoli. Il rischio è che la criminalità organizzata trovi, nell’energia verde, una strada facile per riciclare denaro e continuare ad espandersi.

Davide Falcioni

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