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I padri separati, tra diritti e rivalità

Autore: . Data: martedì, 21 settembre 2010Commenti (0)

Sempre più spesso talune tematiche irrompono nell’immaginario collettivo solo quando si verificano gesti eclatanti, oppure quando sono personaggi importanti e “in vista” a farle presenti al grande pubblico tramite la tv.

E’ di pochi giorni fa la notizia di un famoso giocatore di calcio di Serie A (il portiere Matteo Sereni) che ha denunciato in tv, la sua condizione di “padre separato… dai figli”. Si è così tornati a sentir parlare di un tema spinoso e delicato, quello del diritto a poter vivere e godere serenamente la paternità anche dopo la fine di un legame matrimoniale. O meglio: del diritto che ogni bambino ha ad avere un padre e una madre accanto. Sulla scia di questa tematica sono nate un gran numero di associazioni di padri separati, la cui finalità è dare sostegno e coralità ai diritti dei padri a cui è impedito di vedere i figli, e far si che le loro problematiche non cadano nel dimenticatoio.

Essere presenti come figura paterna nella vita dei figli è, infatti,  un diritto del genitore stesso e ancor di più della prole, e non è certo la fine di un legame affettivo con una donna che può mettere fine a un rapporto con un figlio che è, indubbiamente, per la vita.

L’aumento esponenziale delle separazioni e dei divorzi non è più, come in passato, un’esperienza rara. L’Istat ha rilevato che nel 2008 ci sono stati 286 separazioni e 179 divorzi ogni 1.000 matrimoni, quindi, rispetto al 1995, i divorzi sono praticamente raddoppiati e le separazioni aumentate di una volta e mezza. Questa è sicuramente una delle cause che ha contribuito a favorire condizioni di difficoltà per molti padri, ma non è di certo l’unica. Spesso, infatti, è l’altissima conflittualità all’interno della coppia nella fase antecedente e successiva alla separazione a farla da padrone; accade così che i genitori, immersi in un vortice di reciproco astio, si facciano letteralmente la guerra con ogni mezzo, a volte addirittura usando strumentalmente la prole, e nella maggioranza dei casi senza rendersi conto che le vittime di questo clima sono proprio coloro che dovrebbero tutelare: i figli.

La separazione crea a volte una vera e propria lontananza fisica tra un genitore e l’altro, perché con la divisione della coppia subentrano spesso difficoltà economiche alle quali si è costretti a far fronte anche trasferendosi altrove, oppure essendo costretti a rientrare nel proprio nucleo familiare di origine, o anche soltanto a traslocare in un quartiere dall’altro capo della città.

Da sempre, poi, nella visione sociale del concetto di famiglia, il ruolo paterno è stato posto ai confini, ai margini, e non è stato mai fattivamente eguagliato a quello materno – se non dai professionisti che da sempre si occupano di tematiche familiari -. Il padre occupa un posto sul podio familiare di inferiorità rispetto alla donna: da lui non ci si aspetta che si occupi attivamente dei figli, che giochi con loro o che ad esempio sia disponibile e presente, nella stessa misura in cui lo si aspetta dalla madre. Per molto tempo la funzione paterna è stata quasi esclusivamente quella di provvedere ai bisogni economici della famiglia, e tale ruolo ha spesso portato il padre all’esterno del nucleo familiare stesso, non solo fisicamente.

Questo trand è riscontrabile nella legge dell’affido esclusivo che per lungo tempo ha avallato questa condizione, accettando come secondario il ruolo paterno rispetto a quello materno. L’Istat nel 2008 ha evidenziato come, nel caso di un affido esclusivo del minore ad un solo genitore, questi è la madre nel 58,3% dei casi di separazione e nel 67,1% dei divorzi, mentre il padre solo nel 2,4% delle separazioni e nel 4,2% dei divorzi.

Ancora oggi, nonostante le nuove regolamentazioni, risulta difficile giungere ad una “equità genitoriale”. Attualmente la legge del febbraio del 2006 sancisce, ove non vi fossero condizioni pregiudiziali alla sua attuazione, che l’affido della prole sia “condiviso”, cioè che in ragione dell’interesse della prole stessa, questa debba godere della presenza presso ciascun genitore, con determinati tempi e modalità. I dati di uno studio Istat uscito quest’anno mostrano come ormai l’affido condiviso sia la norma: nel 78,8% delle separazioni viene attivato il condiviso e nel 19,1% l’esclusivo alla madre. L’affidamento esclusivo al padre resta in quota molto bassa.

Questa legge impegna gli ex coniugi a mettere da parte le loro rivalità e ad essere maggiormente collaborativi, a decidere più in sintonia della vita quotidiana dei figli. Non a caso l’affido condiviso si verifica maggiormente (83,3%dei casi), nelle separazioni consensuali, mentre in misura minore in quelle giudiziali (52,1%).

Nonostante le buone intenzioni, però, di strada da fare ce n’è ancora tanta; sempre lo studio Istat del 2008 mette in evidenza che nella quasi totalità delle separazioni, infatti,  è il padre l’unico a dover erogare l’assegno di mantenimento (94,5% dei casi), ed entrambi i genitori solo nel 4% dei casi, mentre la madre nel 1,5% dei casi. Quando però l’affido è condiviso, l’obbligo di entrambi i genitori a mantenere la prole sale dal precedente 4% al 7,5%.

E’ altresì importante un lavoro in seno alle famiglie che si separano: è l’interesse del minore al centro dell’iter giudiziario che sancisce l’affido, ma primariamente lo deve essere negli intenti e nelle azioni degli ex coniugi; mettere un figlio nella condizione di crescere senza la presenza di un genitore lede proprio colui che deve essere tutelato.

Per giungere ad una vera parità, ad una considerazione equa delle due forme di genitorialità, si potrebbe iniziare a rivalutare la figura paterna, a restituirle un ruolo congruo e adeguato a 360°, abbandonando il vecchio stereotipo del padre autoritario e al contempo emancipandolo dal ruolo di subalternità che da sempre gli è stato attribuito, senza però farlo scadere in una brutta copia di quello materno. Nuovi modi di essere padre, alla ricerca di sensibilità e risorse specifiche del maschile da impiegare nella crescita dei figli, nel compimento della sua vera identità.

Michela Iacoponi

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