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Ennesimo suicidio in carcere

Autore: . Data: martedì, 28 settembre 2010Commenti (0)

Il Palazzo discute di se stesso e la strage nelle carceri continua senza sosta. Intanto il governo non fa nulla per contenere il sovraffollamento e varare norme che rendano umana la vita nei penitenziari.

Mirco Sacchet, un ragazzo di 27 anni, si è impiccato in una cella d’isolamento nel carcere di Belluno.

Per uccidersi ha utilizzato un lenzuolo che ha trasformato in cappio e legato alle sbarre. Le guardie carcerarie si sono accorte della tragedia solo in mattinata.

Erano da poco passate le 6 del mattino quando è stato lanciato l’allarme al medico di guardia permanente nella casa circondariale. Ma ogni soccorso si è rivelato del tutto inutile dal momento che il detenuto era già deceduto da almeno un’ora.

Sacchet era da qualche mese, su sua stessa richiesta, in una cella d’isolamento. Era stato condannato a due anni e 20 giorni per un furto d’auto.

Ieri avrebbe dovuto presentarsi di fronte ad un giudice del tribunale di Belluno per rispondere, in udienza filtro, del reato di resistenza e ingiurie a due Carabinieri di Feltre per un fatto del 2006.

Il parroco del paese, don Andrea Piccoli, ha ricevuto ieri pomeriggio la visita dei genitori e del fratello di Sacchet. Erano distrutti dal dolore e non si sapevano dare una spiegazione dell’improvvisa tragedia che li ha colpiti.

Eppure non è difficile capire il perchè. Il carcere non serve per segregare i cattivi, ma per costruire in un complesso percorso rieducativo le premesse per un recupero del cittadino che ha commesso un reato.

Ma in Italia la crisi del sistema carcerario non lo permette, le strutture sono sovraffollate e spesso fatiscenti, il personale della Polizia penitenziaria è insufficiente, i bilanci minimi e, soprattutto i cittadini ‘onesti’ in gran parte inconsapevoli che i diritti civili valgono per tutti, anche per chi è in prigione.

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