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Bossi difende la legge elettorale

Autore: . Data: lunedì, 16 agosto 2010Commenti (0)

Il capo celtico-padano si schiera in difesa del meccanismo che impedisce ai cittadini di scegliere chi eleggere e mostra l’opportunismo del suo partito. Le elezioni si avvicinano ed il Senatùr pensando di poter ottenere un sucesso dimostra come la politica in Italia sia spesso determinata da vantaggi di bottega.

Parlando a Ponte di Legno il giorno di Ferragosto Umberto Bossi ha definito la legge elettorale “ottima” e “perfetta”. Rivolto ai suoi sostenitori ha spiegato: “Calderoli, tu dici sempre, a mio parere sbagliando, che la nuova legge elettorale è brutta. Ma a mio parere è un’ottima legge. Una legge che permette di presentare un programma elettorale prima delle elezioni, a differenza dell’altra legge”. Quindi, ha sostenuto Bossi, “E’ una legge perfetta, non una porcata. Prima era una porcata. Prima non c’era nessun programma da rispettare. Ora la gente vota in base ai programmi e sa che i partiti sono costretti a rispettare i programmi. E’ un’ottima legge – ha ripetutto – ottima. Vuoi mica ritornare ai tempi della prima repubblica, dei democristiani, dei socialisti, della marmaglia che ha infestato questo Paese”.

Ovviamente il ragionamento del leader leghista è del tutto demagogico, ma l’elettorato del Carroccio è particolarmente sensibile alla retorica populista, tanto da aver fiducia in un personaggio che Mattia Feltri in un articolo per ‘La Stampa’ di qualche anno fa ha raccontato in questo modo: “Venticinquenne, si iscrisse a una scuola privata, e quasi trentenne intascò il diploma scientifico. Non soddisfatto, Bossi provò a diventar dottore, e si cimentò nei corsi di Medicina. Nell’aprile del 1975, l’attempato studente potè infine calzare l’alloro: “Decidemmo di sposarci in agosto. In aprile Umberto diede a tutti la grande notizia: mi sono laureato, presto avrò un impiego come medico. Non facemmo nessuna festa, ma corsi a comprargli un regalo, la classica valigetta in pelle marrone”, ricordò intervistata da ‘Oggi’ la prima moglie, Gigliola Guidali. La qual Gigliola, tempo dopo, fiutò la balla. E Umberto, che tutte le mattine usciva di casa destinato allo stetoscopio, confessò: “E’ vero, ma è questione di sei mesi. Poi sarò dottore”. I mesi diventarono anni, e sette per la precisione. Trascorsi i quali, perduta la moglie causa divorzio, Bossi condusse la madre a Pavia per la trionfale discussione della tesi; la genitrice, però, attese in auto e le parve sufficiente”. Com’è noto Bossi non si è mai laurearato in medicina.

Il rispetto dei programmi non ha alcun rapporto con il meccanismo di voto e nulla costringe i partiti a rispettare le promesse fatte durante le campagne elettorali. Come in passato il centro sinistra quando era al governo ha evitato di affrontare il problema del conflitto di interessi che riguarda Berlusconi, proprietario di un monopolio televisivo del tutto incompatibile con la funzione di un parlamentare, così il centro destra in questa legislatura si è occupata con vigore quasi esclusivamente delle inchieste avviate dalla magistratura nei confronti del premier, cercando di impedire lo svolgimento dei processi e l’evoluzione delle indagini.

Per quanto riguarda le ‘riforme’ berlusconiane – per esempio quella della scuola – lo scopo è stato quello di limitare i costi dell’istruzione pubblica attraverso un colossale ridimensionamento del corpo docente e non quello di rendere qualitativamente migliore lo studio dei giovani italiani. Per non parlare di lavoro precario, misure si sostegno per disoccupati o famiglie a reddito basso, sanità, ricerca, sviluppo industriale, efficienza della pubblica amministrazione.

Oggi le segreterie dei partiti scelgono chi sarà eletto. Vanno alla Camera ed al Senato i candidati collocati nei primi posti delle liste, i cittadini non hanno la possibilità di preferire un candidato all’altro.

Il problema della Lega continua ad essere sottovalutato e la sua forza nel Nord del Paese ha indotto anche l’opposizione ad uno strano stato di ‘belligeranza limitata’ nei confronti di un partito pericoloso per la democrazia. Anni di propaganda razzista e xenofoba, fondati sulla paura dell’altro (dello straniero), sono rimasti senza le indispensabili dure condanne nei confronti dell’opinione pubblica. La bufala del federalismo non è stata smascherata, ma anzi ha finito con l’influenzare anche aree del centro sinistra. Eppure, anche un ingenuo comprende facilemente come la moltiplicazione dei centri di gestione produce un contemporaneo sviluppo dei centri di potere gestiti dai partiti e quindi clientelismo e rischi di corruzione, oltre naturalmente alla disgregazione dell’unità nazionale del Paese. Già oggi, con poteri limitati, le Regioni sono colossali baracconi, costosissimi e spesso inefficienti. Cosa accadrà quando le cosidette ‘autonomie’ cresceranno ancora di più?

L’attività del ministro Maroni, che proprio in questi giorni si è presentato come il protagonista (con il collega titolare della Giustizia, Alfano) della lotta alla mafia non è stata smascherata. I successi del governo Berlusconi contro il crimine organizzato sono del tutto propagandistici.

Il rapporto annuale di ‘Sos impresa’ elaborato da Confesercenti ha rilevato come nel 2009 (ultimi dati classificati) le diverse organizzazioni (mafia, n’drangheta e camorra) hanno fatturato oltre 135 miliardi di euro, per un utile di 78 miliardi al netto degli investimenti e degli accantonamenti e un ‘ramo commerciale’ che genera un volume d’affari che da solo supera i 100 miliardi di euro, una cifra pari a quasi il 7 per cento del Pil italiano.

Il crimine organizato, sulla base di queste cifre, è la prima azienda italiana per fatturato e utile netto, e una delle più grandi per ‘addetti’ e ‘servizi’. I tagli di bilancio alle forze dell’ordine ed il continuo attacco del centro destra alla magistratura hanno inoltre indebolito l’azione di contrasto e commercianti e imprenditori l’anno scorso hanno subito 1300 reati al giorno, 50 l’ora, uno al minuto.

Secondo la Relazione Annuale 2008 della Direzione centrale per i servizi antidroga (una artcolazione del ministero diretto da Maroni) il narcotraffico rappresenta la metà del fatturato del crimine organizzato con circa 60 miliardi. Le ‘ecomafie’, invece, nel 2009 hanno fatturato complessivamente 16 miliardi di euro (dati relativi al rapporto Legambiente 2009), mentre l’usura ha raggiunto un totale di oltre 15 miliardi di euro.

Ma l’aspetto più preoccupante e che le diverse articolazioni del crimine organizzato sono, a parere di Confesercenti, ormai un “grande gruppo imprenditoriale e finanziario. Un’azienda tentacolare dagli innumerevoli interessi economici, che detiene quote azionarie in molte altre società. Opera sul territorio con marchi diversi, diversifica le attività e gli investimenti, agisce nel concreto delle dinamiche economiche e finanziare nazionali ed internazionali, sapendo trarre profitto dai diversi cicli economici”.

La crisi, poi, sulla quale l’intervento a sostegno dell’impresa da parte del governo è stato inesistente ha moltiplicato gli episodi di usura, che sempre secondo il rapporto “nel 2009 ha registrato un vero boom”, mentre il fenomeno del taglieggiamento non ha visto flessioni. Perchè Maroni non diffonde questi dati e perchè l’opposizione non lo rileva?

Il timore della forza elettorale della Lega e la possibilità di una sua separazione dal Pdl in funzione antiberlusconi sono alcuni dei motivi che inducono il Pd alla cautela nei confronti di Bossi e dei suoi. Si tratta di un atteggiamento non solo inefficace (mai Bossi si separerà da Berlusconi), ma anche senza morale. Non è accettabile che la denuncia di razzismo e xenofobia siano messi sulla bilancia di possibili accordi, come si è detto per altro assolutamente impossibili.

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