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Viareggio e la strage: un anno dopo

Autore: . Data: giovedì, 1 luglio 2010Commenti (0)

In 15mila sfilano in corteo. Rabbia, commozione e cordoglio

Strappa l’anima di dosso il fischio prolungato e intermittente dei treni che transitano dalla stazione di Viareggio e passano di fianco ai 15mila cittadini in corteo per ricordare i loro morti, un anno dopo la strage. Fischiano e condividono il lutto, i macchinisti, fischiano e ricordano con i segnali del loro pericoloso mestiere la tragedia dell’esplosione di un carro cisterna carico di gpl. Che dopo essere deragliato dai binari a due passi dalla stazione della città, il 29 giugno 2009, ha devastato la tristemente nota via Ponchielli distruggendo la vita di 32 persone: uomini, donne, bambini, italiani e stranieri.

La giornata del ricordo e del cordoglio, però, comincia molto prima della manifestazione serale per le strade della città iniziata allo stadio dei Pini e conclusa sul luogo del disastro. Attorno alle 17.30, le associazioni viareggine sorte dopo la tragedia hanno incontrato altri Comitati della sofferenza e della speranza: qui in Versilia sono arrivate, l’altro ieri, delegazioni di parenti delle vittime della Moby Prince (la nave affondata vicino a Livorno), della tragedia dell’aeroporto milanese di Linate, della ‘Casa dello studente’ dell’Aquila, della scuola molisana di San Giuliano di Puglia devastata dal terremoto e una rappresentanza dei ferrovieri raccolti attorno ad “Ancora in marcia!”.

Per due ore, decine di cittadini uniti da drammi personali e sociali e fortemente desiderosi di condividerli provano a lenire il dolore gli uni degli altri, rivendicando giustizia e verità. Sanno che è quasi obbligatorio farlo, in un Paese che raramente riconosce alle sue vittime il sacrosanto diritto di sapere “perché”, di capire “come” e di poter sperare nella giustizia terrena. L’aggettivo non è casuale: sulla volontà irrinunciabile di individuare e colpire i responsabili con le armi della legge senza dover aspettare l’eventuale castigo divino, interviene con grande dignità e altrettanta commozione – durante l’assemblea – Daniela Rombi, presidente de “Il Mondo che vorrei”, una delle associazioni delle vittime viareggine. “Mi conforta – osserva – che qui, tra noi, non devo spiegare niente. Ci capiamo per il semplice fatto di trovarci tutti assieme. Condividiamo dolore e impegno per la giustizia in questo mondo. Ve lo dice una donna credente, ma che esige di portare i responsabili della nostra tragedia in un tribunale, per il giusto processo”.

Daniela Rombi si sofferma poi, insieme a molti dei suoi interlocutori, sulla impari lotta tra cittadini e poteri forti. “Noi non abbiamo voluto qui il ministro Matteoli o i vertici delle Fs – spiega – non perché ci fossero antipatici per chissà quale motivo. Il punto è che hanno operato scelte precise, che a loro volta hanno prodotto risultati. Se gli organi preposti non controllano che cosa viaggia sulle strade asfaltate o ferrate, finiscono per ammazzare gente inconsapevolmente. A Viareggio non è accaduto un incidente. C’è stata una strage con dei colpevoli e finché avrò respiro il mio impegno sarà quello di pretendere giustizia”.

Le compromissioni, i silenzi complici “e la collusione tra imprenditoria e politica”: in questo squallido ginepraio Antonio Morelli (dell’associazione dei familiari delle vittime del terremoto di San Giuliano) identifica il problema dei problemi. “Il nostro grido di dolore non trova ascolto nonostante la rabbia e le proteste perché si trova davanti tanto marciume. Dopo la strage, quando si spengono i riflettori, ognuno di noi resta solo nella solitudine e nell’ingiustizia”.

Lo sa bene Antonietta Centofanti, che ha perso il nipote Davide sotto le macerie della ‘Casa dello studente’ all’Aquila: “Dopo la tragedia – racconta – ritrovammo in un angolo del palazzo crollato il computer di Davide. Aveva finito gli esami universitari, e ha lasciato scritto: ‘Da oggi voglio cercare la mia felicità’. Invece ha trovato la morte, Davide non c’è più, e se abbiamo costruito un comitato il motivo saliente è ricordare che quello della sicurezza e della giustizia è un problema che riguarda tutti. Il nostro è un impegno per la vita, non per la morte. E quando lo diciamo, immaginiamo anche lo strazio di coloro che hanno perso i propri cari mentre stavano lavorando. In questo Paese vengono ignobilmente chiamate ‘morti bianche’ dei veri e propri omicidi sul lavoro”.

Dopo due ore l’assemblea si chiude, perché dall’altra parte della piazza – allo stadio dei Pini – sta per iniziare la commemorazione delle vittime. L’iniziativa si apre con la preghiera del vescovo di Lucca e di un sacerdote ortodosso e prosegue con brevi interventi dei Comitati giunti da fuori Viareggio, con il ricordo del sindaco Lunardini e il toccante messaggio di un rappresentante di tutte le associazioni impegnate in città per mantenere vivo il ricordo delle vittime, oggi e domani.

Dopo poco più di un’ora, il cordoglio si trasferisce per le strade di Viareggio. Parenti e comuni cittadini accendono le candele e sfilano silenziosamente. Dietro di loro, dopo le associazioni, ci sono le folte delegazioni della Croce Rossa e Verde e delle Misericordie, subito prima dei vigili del fuoco e dei gonfaloni delle altre città venute ad onorare i viareggini.

Gli uomini della Protezione civile e della Polizia municipale coadiuvano nella gestione del corteo Massimo Mencarini dell’Assemblea 29 giugno (l’associazione che, mentre ricorda le vittime, combatte strenuamente l’insicurezza e ha raccolto 10mila firme per chiedere le dimissioni dell’amministratore di Fs Mauro Moretti): si tratta infatti di arrivare puntuali all’appuntamento con il ricordo, in via Ponchielli. E così sarà.

La testa del corteo giunge sul luogo della strage circa un’ora prima. Di fronte ad una delle case distrutte c’è il palco delle televisioni, ma nessuno qui ha voglia di trasformare la cerimonia in un surreale e grottesco talk show. Lungo le transenne che delimitano le aree chiuse per i lavori di ristrutturazione si affiancano i parenti, con i lumini rossi e i cartelli con i volti dei congiunti che non ci sono più. Alle 23.48 passa un treno vuoto, e fischia brevemente mentre le campane suonano a morto. Un attimo dopo, tutte le ambulanze e i mezzi dei vigili del fuoco azionano simultaneamente la sirena. L’effetto è straordinariamente angosciante: i volontari e i soccorritori rivivono, insieme alla ‘loro’ gente, le lunghe ore dello strazio, del primo soccorso, della tragedia che ha investito Viareggio. Mentre le lancette dell’orologio tornano indietro simbolicamente di un anno.

Poi cala il silenzio. Il dolore e il ricordo sono stati condivisi. Ora si tratta di non fermarsi e di pretendere giustizia e verità.

Paolo Repetto

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