cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca
Regola la dimensione del carattere: A A

Scuola: 395 insegnati in più. Ma di religione…

Autore: . Data: lunedì, 12 luglio 2010Commenti (1)

I tagli stanno colpendo a morte l’istruzione pubblica, migliaia di insegnanti hanno perso il lavoro e chi non è cattolico non ha diritto ad esistere.

Sono state ben 40 mila le cattedre cadute sotto la scure che il ministro Gelmini ha abbattuto sulla scuola pubblica italiana. Sono andati a casa professori di tutte le discipline. Eppure, dai dati forniti dal ministero, emerge un numero quanto meno curioso: gli insegnanti di religione non hanno minimamente risentito dei tagli. Ma non solo, adesso ce ne sono 395 in più.

Insomma, mentre i docenti di tutte le materie scompaiono nel nulla della ‘razionalizzazione del sistema’ voluta dal centro destra, quelli incaricati di insegnare la fede cattolica (non tutte le religioni) aumentano.

Federico Niccoli, docente di Scenze della Formazione alla Bicocca di Milano ha dichiarato: “La cura da cavallo imposta dal duo Tremonti-Gelmini alla scuola pubblica ha falcidiato centinaia di migliaia di posti di lavoro, ha massacrato i bilanci dei circoli e degli istituti, sta eliminando di fatto la scuola a tempo-pieno, non ha risparmiato neppure i disabili sia attraverso il taglio di insegnanti di sostegno sia attraverso l’aumento del numero di alunni per classe. In tutta questa opera di macelleria sociale, gli insegnanti di religione non solo non vengono toccati, ma aumentano di numero”.

Il ‘trattamento di favore’ per i professori di religione cattolica, però, va ben oltre il loro aumento di numero. La riforma ha previsto l’accorpamento di aule e di interi plessi scolastici per risparmiare sulla spesa, mandando per l’appunto a casa decine di migliaia di insegnanti, ma per chi è addetto alla ‘fede cattolica’ esistono anche regole speciali: alla cattedra di religione si accede infatti solo dopo il ‘benestare’ del vescovo e, ogni volta che qualcuno conquista questo posto di lavoro con contratto a tempo indeterminato, non lo perde più.

“Un esempio – ha spiegato ancora Niccoli – chiarisce l’abnormità di tale situazione. Se ad un insegnante di religione cattolica (transitato nei ruoli dello Stato e pagato anche dai non credenti) venisse revocata l’idoneità dalla Curia Arcivescovile o se lo stesso scegliesse, finalmente, di avvalersi della piena libertà di insegnamento si avrebbero le seguenti conseguenze: l’insegnante non potrebbe più insegnare religione, ma dato che è “in ruolo” ritorna nell’organico della scuola pubblica a tutti gli effetti, e l’autorità scolastica competente deve trovare un posto a tale insegnante per l’insegnamento di una disciplina in conformità al titolo di abilitazione posseduto”.

Come tutti i genitori di alunni hanno potuto constatare, la suola pubblica italiana dopo la ‘cura’ Gelmini ha subito una ulteriore caduta di qualità, determinata dalla contrazione del corpo insegnate, dalla scarsa dotazione di fondi e dal pessimo stato di molti istituti. Adesso la scoperta del mistero degli insegnati di religione. E questo accade anche mentre il Paese deve imparare a costruire nuove regole di convivenza anche con chi professa altre fedi o è ateo o agnostico. Per quei giovani non è stato previsto alcun riconoscimento di ruolo e così decine di migliaia di studenti sono costretti a farsi esentare o ad assistere a lezioni su un argomento che non li riguarda, ma anzi li discrinimina. Anche questa è la via imposta da un regime che non tiene in nessun conto chi la pensa in altro modo e che neppure tiene in conto delle spinte al dialogo intereligioso che a gran voce si levano nella Chiesa cattolica. Quando si è più realisti del re.

Davide Falcioni

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti (1) »

  • Maurizio ha detto:

    I tagli indiscriminati nella pubblica istruzione hanno fatto cassa? Su 42.000 cattedre in meno ammortizzate dai 40.000 pensionamenti i licenziamenti sarebbero dovuti ammontare solo a 2.000, tutti coperti dal c.d. “decreto salvaprecari”. La realtà è diversa: a perdere cattedra sono stati 44.000 docenti, quasi tutti non coperti dal decreto. Ma chi sono questi docenti esclusi dal “salvaprecari”? Sono quelli di terza fascia delle graduatorie d’istituto, privi di abilitazione all’insegnamento, requisito non indispensabile per insegnare ma essenziale per la assunzione in ruolo. Questi precari sono stati nominati dai presidi da graduatorie Ministeriali di terza fascia, solo dopo esaurimento di quelle di prima fascia; hanno svolto per anni insegnamento identico ai colleghi abilitati. I motivi per cui non si sono abilitati sono per lo più dovuti all’alto costo dei corsi abilitanti e agli obblighi di frequenza imposti. Dall’anno scolastico 2009/10 il DM 42/09 ha dato la possibilità ai soli docenti abilitati di fare domanda di insegnamento in tre province in coda alle graduatorie di prima fascia (degli abilitati) ma sempre davanti a quelle di terza fascia.
    I non abilitati sono quindi scavalcati da chi, pur abilitato, risulta sprovvisto di esperienza e quindi non avrebbe diritto all’indennità di disoccupazione. Con questo metodo, per almeno 40.000 docenti precari di terza fascia, rimasti senza supplenza, i sussidi di disoccupazione sono stati pagati per posti di lavoro in realtà esistenti. In pratica, per una supplenza nominata, si pagano due persone: il docente titolare della cattedra pagato dallo Stato e il docente perdente cattedra il cui sussidio di disoccupazione dura otto mesi, facilmente prolungato con il conferimento di qualche supplenza breve. Lo Stato ha operato forti tagli per risparmiare; invece non si è risparmiato, ma si è speso addirittura di più per dare meno risorse alla scuola!

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008