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Scandalo: il ‘Lodo Alfano’ del Pd

Autore: . Data: mercoledì, 7 luglio 2010Commenti (0)

Il partito di Bersani cerca di blindare Napolitano come il Pdl vorrebbe fare con Berlusconi e ministri

Ceccanti, Adamo, Bastico, Bianco, Della Monica, De Sena, Incostante, Mauro Maria Marino, Sanna, Vitali e Casson, tutti senatori del Partito democratico, hanno presentato l’emendamento “1.5″ alla commissione Affari Costituzionali del Senato nel quale si legge: “Al di fuori dei casi previsti dall’articolo 90 della Costituzione, il Presidente della Repubblica, durante il suo mandato non può essere perseguito per violazioni alla legge penale”.

L’articolo della Carta citato è quello che prevede la possibilità di processare il presidente della Repubblica “per alto tradimento o per attentato alla Costituzione”. Attualmente il Capo dello Stato non “non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni”, per cui già possiede una forma di protezione’ più che ragguardevole.

Con la proposta dei democratici, naturalmente solo per ipotesi, se un presidente della Repubblica dovesse decidere di rubare l’argenteria del Quirinale o far assassinare un avversario politico non potrebbe essere giudicato.

La rincorsa all’impunità per gli abitanti del Palazzo tra Pd e Pd si è aperta ed ognuno pensa a costruire una barriera protettiva intorno al proprio rappresentante.

Ed uno dei presentatori della proposta, Stefano Ceccanti, ha spiegato l’azione scandalosa del suo partito sostenendo che nelle intenzioni del centro destra c’è la volontà di far passare un provvedimento in base al quale il Parlamento, in seduta congiunta, potrebbe autorizzare inchieste della magistratura sull’operato del Capo dello Stato e che per questo era necessario trovare un rimedio.

In questo modo il Pd ha del tutto ‘certificato’ che in Italia esiste la pirateria parlamentare, grazie alla quale le opposte fazioni si combattono senza esclusione di colpi. Per combattere la Tortuga italiana, quindi, non è necessario, sempre per il Pd, far ricorso alla legalità ed alle regole democratiche, ma sono utili i salvacondotti, come nel Medio Evo.

Sempre secondo Ceccanti, che evidentemente non crede più alla separazione dei poteri ed alla neutralità dei giudici, “se un magistrato politicizzato decidesse di aprire un’inchiesta su Napolitano, basterebbe un voto del Pdl in Parlamento a mettere in mora il Presidente della Repubblica, e non possiamo permettere una impropria relazione fiduciaria tra il garante delle istituzioni e le forze politiche”.

Il senatore ed i suoi colleghi, in questo modo, concordano con Berlusconi anche sull’ormai definitiva sconfitta della indipendenza della magistratura, nella quale operano individui ‘schierati’ disponibili ad istruire processi politici per colpire gli avversari della propria parte.

A quanto pare nel centro sinistra alcuni hanno colto la mostruosità di questo ragionamento e cercheranno di bloccare l’emendamento, ma non è questo il punto.

Quello che appare evidente è che anche il Pd ha completamente perso il senso dello Stato, che considera ormai un territorio di caccia nel quale aggirarsi armati per colpire il nemico a tradimento.

Il crollo dei valori etici nel Pd, in questo frangente, mostra con chiarezza la voragine che ormai separa quel partito dal suo passato e dalla necessità impellente di ‘moralizzare’ la Repubblica, non di varare ‘bonus antiprocessi’ a volontà per gli abitanti più o meno autorevoli del Palazzo.

Mentre il Paese è sempre più allo sbando e la distanza tra società civile e politici si allarga il maggior partito di opposizione non è capace di costruire una diga tra le spinte sempre più forti al regime da parte di Berlusconi e soci e la difesa della democrazia.

In queste stesse ore il presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli del Pdl, sta facendo passare nella stessa Commissione una modifica al Lodo Alfano che prevede l’estensione anche al premier e ai ministri della previsione secondo la quale lo scudo varrà anche per i “fatti antecedenti all’assunzione della funzione”. Previsione prevista nel testo attuale solo per il presidente della Repubblica. L’intenzione del Pdl di cambiare il Lodo Alfano è contenuta in un parere condizionato espresso dalla commissione Giustizia alla commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama che sta esaminando il provvedimento. Nel parere si chiede anche che venga inserita la possibilità per l’interessato di non avvalersi del beneficio.

I margini per proteggere la libertà in Italia appaiono sempre più ristretti e nel Pd non si nota nessun cenno di ribellione contro gruppi dirigenti progressivamente sempre più pasticcioni ed impreparati.

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