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Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

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In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

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Lo sciopero perfetto

Autore: . Data: venerdì, 9 luglio 2010Commenti (0)

Oggi i media italiani tacciono per poter parlare. L’ennesimo controsenso italiano.

E’ bene sapere che la maggior parte degli italiani non si interessano di politica o di ‘affari seri’. E’ una ‘verità’ un po’ triste, ma tant’è. Un articolo sulla disoccupazione, sulla crisi finanziaria mondiale, sulla fame nel Sud del mondo raccoglie qualche plotone di affezionati lettori, un pezzo sull’ultimo amorazzo calciatore-velina conquista la ‘fiducia’ di un compatto esercito di amanti del gossip.

I ‘giornaloni’, quelli che fanno ‘opinione’, sono diventati dei media frullatore, nei quali la cronaca del pettegolezzo si associa al pettegolezzo della cronaca e quasi tutto viene piegato ad un interesse unico: vendere copie e pubblicità.

Non si illudano i cittadini, ma piuttosto comincino a guardare con occhi maturi al dominio del marketing sull’informazione nazionale e sulle loro menti.

Per la televisione, per i telegiornali e non solo, il discorso è più facile. Un tempo in Italia si realizzava uno dei ‘prodotti’ migliori al mondo. Per quanto controllata con vigore da una Democrazia Cristiana bigotta e faccendiera, la Rai inventava programmi irripetibili, mandava in onda i famosi ‘sceneggiati’ che servivano ad innalzare il livello intellettuale del Paese, era capace di realizzare i ‘culturali’ di RaiDue, Tv7 e decine di altre pregevolissime cose.

Poi è arrivato Berlusconi, che ha trasformato la televisione in un contenitore di pubblicità ed in uno strumento non per ‘controllare’ il potere, ma per ‘costruire’ il potere. Quello suo, ovviamente.

La stampa, presa alla sprovvista, si è adeguata perchè le risorse pubblicitarie sono andate a rifugiarsi nel piccolo schermo ed i cittadini si sono rapidamente abituati a pensare che ‘Striscia la notizia’ sia un telegiornale ‘vero’ ed un reportage sulla povertà (quando ancora si facevano) un fastidioso elenco di problemi.

Una coscia od un sedere hanno sostituito i servizi di Barbato, Giordani, Gregoretti, Pasolini, La Valle, Fiori, Ravel, Scianò e tanti altri nomi ormai dimenticati di giornalisti bravi ed eleganti.

Oggi accade, come è accaduto, che a Roma il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, abbia ricevuto il “Premio Internazionale per l’Adriatico”, inventato per affermare il ‘valore’ di personaggi che si sono distinti nel favorire lo sviluppo turistico delle località della costiera adriatica e più in particolare delle Marche.

Nessuno sa perchè la cerimonia si sia svolta nella Capitale (adiacente al Tirreno) e tanto meno perchè a consegnare la targa di prammatica al premiato sia stato un redattore del medesimo tg, Attilio Romita, pare un fedelissimo non solo del suo direttore, ma del Pdl.

Si sa però qual’è la motivazione dell’omaggio. Si è riconosciuto a Minzolini “il coraggio e lo spirito di rinnovamento con cui dirige il Tg di Raiuno”.

Quale che sia l’orientamento politico di chicchessia, risulta evidente che il telegiornale di RaiUno ha delle ‘simpatie’ politiche e che non fa nessuno sforzo per nasconderle. I suoi redattori sono felici di collaborare e chi non ci sta, come per esempio Maria Luisa Busi o Tiziana Ferrario, sono gentilmente invitate a cambiare ruolo o a prendere cappello. A Tg2 e Tg3 le cose non solo troppo diverse.

Insomma, la Rai è passata da Emilio Rossi, Enzo Biagi, Giorgio Bocca, Indro Montanelli ad Augusto Minzolini. Così come la guida della Repubblica da Moro, Fanfani, De Gasperi, Togliatti, Nenni, La Malfa, Malagodi a Berlusconi, Cicchitto, Bersani, Quagliariello, Franceschini, ecc.

Oggi, sembra a causa della ‘Legge bavaglio’, i giornalisti scioperano per ‘il diritto ad informare’. Protesta legittima e condivisibile, ovviamente. Alla quale InviatoSpeciale si associa con passione.

Tuttavia, anche con un certo stupore. Dov’era la Federazione nazionale della stampa quando la lottizzazione ha cominciato a non tollerare giornalisti di qualità? E dov’era quando nelle redazioni di giornali e telegiornali entravano pletore di raccomandati al posto di giovani bravi e di talento? E come mai i giornalisti oggi protestano e domani torneranno a confezionare ‘prodotti’ scadenti, omissivi, superficiali, schierati e dozzinali? Come si può, ancora, risolvere il problema delle centinaia di ragazzi che lavorano quasi gratis nelle redazioni, con contratti surreali, in condizioni pessime e, soprattutto, senza maestri che insegnino loro a raccontare i fatti e non a produrre scoop di bassa lega (spesso inventati)?

La libertà di espressione è una irrinunciabile componente della democrazia. Ma la democrazia è una forma di organizzazione sociale e politica che prevede la responsabilità individuale dei cittadini. I giornalisti ed i lettori, allora, in questa giornata di sciopero e di silenzio dell’informazione, dovrebbero riflettere a fondo su se stessi e sui propri errori. I primi cercando di imparare ad essere indipendenti in un Paese nel quale invece di chiederti come ti chiami vogliono sapere di che partito sei ed i secondi tornando a credere che non solo le vicende di Belen Rodriguez o le storie di Maria De Filippi sono degne di attenzione, ma che pure la sofferenza dei cassintegrati di Alitalia o la sorte dei lavoratori di Eutelia hanno ragione di essere raccontate e conosciute.

Se questo accadesse allora si che oggi si sarebbe realizzato lo ‘sciopero perfetto’. Ma non sarà così, perchè domani gli stessi ‘indignati’ di adesso ricominceranno a confezionare quella poltiglia informe e deludente che ci ha già portati da tempo al declino della diritto di parola. E non c’è bisogno di aspettare la ‘Legge bavaglio’ per sapere che in Italia la libera informazione non c’è più da qualche anno.

Forse è il caso, per questo, di tornare a darle un ruolo, tutti insieme ed appassionatamente, perchè senza di lei non c’è motivo per vivere in questo Paese.

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