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L’Italia in mutande e le menzogne del governo

Autore: . Data: giovedì, 8 luglio 2010Commenti (0)

Crollata l’occupazione, il nostro Paese è il quart’ultimo tra quelli industrializzati. E gli stipendi sono tra i più bassi

L’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico che raggruppa i 31Paesi più sviluppati del mondo ha diffuso dati drammatici sulle conseguenze della crisi finanziaria mondiale. L’Italia è tra quelli che pagano di più.

Tra la fine del 2007 e il primo trimestre 2010 quasi 17 milioni di persone hanno perso il posto di lavoro nell’area Ocse. Quando la crisi è esplosa si era al minimo record del 5,8 per cento mentre ora si è raggiunto il un massimo storico dalla fine della Seconda guerra mondiale, con l’8,7.

Nel suo rapporto annuale ‘Prospettive dell’Occupazione’, l’organizzazione avverte che nell’attuale fase di passaggio da una profonda recessione a una molto fragile ripresa, le file dei senza lavoro sono destinati a calare, ma con estrema lentezza e comunque prima della fine del prossimo anno non è prevedibile alcun miglioramento di rilievo.

Per tornare ai livelli precedenti al 2007 sarà necessario trovare quasi 18 milioni di posti, poichè ora vanno calcolati coloro che hanno smesso di cercare lavoro perchè scoraggiati dall’inesistenza di prospettive e la crescita demografica.

I più falcidiati sono stati gli uomini, con un meno 3 per cento, mentre le donne (che comunque in numero assoluto sono tradizionalmente meno occupate dei maschi) hanno perso l’1,2 per cento.

L’edilizia ha subito una flessione del 7,7, il manifatturiero dell’8,7 e il minerario del 5,3. Per i giovani è stata una tragedia, perchè il calo è stato dell’8,4. Meno peggio per la fascia tra i 25 ed i 54 anni, dove la flessione è stata del 2,2. Tra gli ultra 55enni infine solo l’1,7 ha perso il lavoro.

La scure ha colpito con durezza chi non possedeva contratti a tempo indeterminato, i cosiddetti precari: per loro il calo è stato del 7,7 per cento. I lavoratori stabilizzati hanno retto, colo il meno 0,6 ed i ‘liberi professionisti’ hanno limitato i danni con un meno 2,1.

Se questi sono i dati generali, per l’Italia che secondo il governo ha “reagito meglio di tutti” alla crisi le cose vanno peggio.

Da noi mezzo milione di persone sono tornate a casa riducendo il già non altro tasso di occupazione che è sceso dal 58,7 per cento nel 2007 al 57,3 del primo trimestre 2010.

Ad oggi l’Italia è al quart’ultimo posto per cittadini occupati tra i Paesi industrializzati. Dopo di noi solo Messico, Ungheria e Turchia.

Per riportare l’occupazione ai livelli ante-crisi, in base ai calcoli dell’Ocse servirebbero 657mila nuovi posti. Tuttavia “è improbabile che la ripresa attuale porti a una significativa creazione di posti di lavoro nel breve termine”, è scritto nel rapporto, e le proiezioni suggeriscono che la disoccupazione resterà agli attuali livelli, cioè all’8,9 per cento o sarà addirittura superiore almeno fino alla fine del 2011.

L’Organizzazione ha stimato che senza il ricorso alla cassa integrazione, aumentata di oltre il 600 per cento dall’inizio della crisi, la disoccupazione sarebbe stata quasi 4 punti percentuali più alta.

Si deve tener conto che tra i Paesi aderenti all’Ocse più ‘vicini’ all’Italia (quelli dell’Europa occidentale) il nostro sistema di protezione sociale è di gran lunga il più arretrato, per cui lo stato di abbandono nel quale sono stati abbandonati i disoccupati è molto più drammatico di quanto non sia in Francia, Inghilterra, Paesi scandinavi, Germania, Olanda, Danimarca, ecc.

Sul lato dei salari, inoltre, si nota come quelli italiani siano agli ultimi posti tra quelli dei Paesi avanzati. Nel 2008 si attestano in media a 31.462 euro, il  0,1 rispetto al 2007, rispetto ai 37.172 degli altri, che pur di poco li vedono anche salire dello 0,1.

Tra i partner europei per gli italiani va anche peggio. La media è di 37.677, in crescita dello 0,5 per cento. Meno pagati degli italiani solo in Polonia (11.786 euro), Ungheria (12.462) Repubblica Ceca (13.613), Corea (20.838), Grecia (25.177) e Spagna (28.821).

In altro mondo, infine, gli americani con 40.243 euro l’anno, i francesi con 39.241 ed i tedeschi con 37.203.

I cittadini italiani, tuttavia, quasi ignorano questa situazione e neppure sembrano volersene interessare.La propaganda berlusconiana insiste col nascondere la gravità della situazione, resa ancor più seria da un bilancio dello Stato, in gravissime difficoltà. Stampa e televisione, poi, non danno spazio sufficiente ai dati. Nel caso dei quotidiani perchè si tratta di notizie ‘poco gradite’ e quindi meno lette ed ‘attraenti’, per i telegiornali a causa del controllo esercitato su di loro dal governo, impegnato a mistificare i dati reali. Il Tg1 delle 13,30 di ieri, per fare una sola citazione, ha trasmesso un breve servizio sull’argomento e nel quale i dati erano letteralmente rovesciati e si raccontava di un’Italia florida ed in ripresa.

L’inconsapevolezza sulla drammaticità della situazione non ha solo effetti sul consenso ai partiti, ma colpisce in modo ancor più grave le capacità reattive dei cittadini. Non sapere, infatti, lo stato delle cose, in particolare per i giovani, non favorisce di certo la reazione alle difficoltà del momento, nutrendo illusioni e false speranze che rischiano di far affondare ancora di più il nostro Paese in una situazione senza sbocchi.

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