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Il Sudafrica dei Mondiali ignoto ai giornalisti

Autore: . Data: martedì, 6 luglio 2010Commenti (0)

Il Paese africano ha due facce. E gli inviati si ostinano a nascondere quella vera

Nei quartieri operai intorno allo stadio Ellis Park ad ogni partita disputata corrisponde una lenta passeggiata di ricchi turisti e cittadini poveri.

Gli abitanti di Millbourne Road guardano sconsolati la sfilata dei tifosi di calcio ed a volte soffiano dentro una vuvuzela e gridano in coro “Olè, olè”. Ma non sono pochi quelli che cercano di vendere qualcosa da mangiare ai tifosi della Coppa del Mondo pur di racimolare qualche soldo o che posano per le foto degli stranieri sperando di ricevere in cambio un ‘regalino’. I sudafricani in realtà sono a margine dello sfarzoso evento globale trasmesso in mondovisione.

I giornalisti italiani ed occidentali non hanno raccontato la storia non detta: la stragrande maggioranza degli spettatori dei match sono stranieri benestanti oppure sudafricani ricchi, in particolare quelli bianchi o quelli di origine asiatica. Solo una piccola percentuale sono rappresentativi del Paese nel suo complesso, i ‘neri’.

La situazione ha scatenato polemiche e non sono in pochi a sostenere come questo sia in realtà un evento di élite per atleti e spettatori pieni di soldi, ma pagato anche con denaro che avrebbe potuto essere meglio utilizzato per combattere la miseria e le malattie, l’Aids in particolare. Il Mondiale è costato l’astronomica cifra di 5 miliardi di dollari di fondi statali, ma non ha fornito alcun beneficio diretto alla popolazione locale.

Da un punto di vista psicologico, invece, qualche elemento positivo si è raggiunto. La Coppa del Mondo ha contribuito ad unificare il Sudafrica, almeno temporaneamente. Anche dopo l’eliminazione dei “bafana bafana” milioni di tifosi hanno continuato comunque a sostenere i ‘fratelli del Ghana’ tenendo alto il morale generale. Ma non per molto.

La domanda ricorrente è: il fiume di denaro speso lascerà qualche traccia a campionato finito? E molti commentatori rispondono che l’euforia svanirà ed il Paese tornerà a fare i conti coi suoi gravi problemi: povertà, disoccupazione, precarietà abitativa, corruzione ed infine segregazione razziale, una disuguaglianza non ufficiale, ma profonda ed irrisolta.

In Sudafrica milioni di persone vivono in baracche di latta, senza elettricità o acqua corrente e neppure immaginano di poter vedere l’interno degli stadi, anche Coppa conclusa.

Il governo ha sostenuto che il campionato ha immesso i famosi 5 miliardi all’interno di una economia nazionale in crisi e che i ‘ricavi’ saranno forniti dal turismo e da una ripresa del settore edilizio.

Alcune stime hanno calcolato che il mondiale ha creato 130.000 posti di lavoro, ma si tratta nella gran parte dei casi di occupazioni temporanee, mentre gli stadi ed i costi delle infrastrutture hanno registrato aumenti sensibili rispetto alle stime iniziali dell’inizio del 2004, quando il Sud Africa si aggiudicò la kermesse sportiva.

Le sedi scintillanti degli incontri a cosa serviranno quando si spegneranno i riflettori? Il campionato di calcio nazionale non può riempire le immense strutture, mentre non è previsto di ospitare incontri di rugby su quegli stessi campi. La maggior parte degli stadi rimarranno, come ha scritto la stampa locale, “elefanti bianchi”, vuoti per la maggior parte dell’anno e con milioni di dollari in costi annuali per la manutenzione.

Uno dei più severi oppositori a questi campionati è Marcus Solomon. L’uomo ha dedicato gran parte della sua vita allo sport ed è stato prigioniero politico con Nelson Mandela a Robben Island per un decennio. Era uno leader della famoso ‘Makana Football Association’, che ha combattuto l’apartheid attraverso il calcio e ha prodotto molti dei leader del Sudafrica contemporaneo. Dopo la sua liberazione dal carcere Solomon si è battuto per la costruzione di impianti sportivi per i bambini in tutto il Paese.

Oggi l’ex compagno di prigionia di Mandela condanna la Coppa del Mondo che considera uno spreco immenso di soldi ed un insulto ai poveri. “I media sostengono con clamore che tutto questo è come un dono di Dio ai poveri, ma è in realtà ha giovato solo alle élite. E’ un crimine spendere tanti denaro per il calcio professionale”, ha sostenuto.

Salomon ha aggiunto: “Miliardi vengono spesi per nuove autostrade verso gli stadi, ma nel frattempo non ci sono strade delle township. I cittadini hanno un desiderio immenso di giocare al calcio, ma non ci sono strutture nelle baraccopoli. Devono farlo per le strade o dove possono. Questa Coppa del Mondo ha giovato solo ai boss del calcio professionistico”.

Alcuni analisti hanno calcolato che i 5 miliardi impegnati per la Coppa avrebbero finanziato alloggi per ben tre milioni di sudafricani senza casa. Invece la spesa del governo dovrebbe consentire un profitto per la Fifa, l’organo di governo per il calcio mondiale, per oltre 3 miliardi di dollari.

Eunice Mthembu, fondatore di una associazione della township più nota del Sud Africa, Soweto, ha detto che la Coppa del Mondo ha dimenticato i bisogni della gente comune e si prevede un’ondata di proteste nelle baraccopoli dopo la fine del Mondiale. “Non vedo alcun miglioramento per i poveri”, ha aggiunto Mthembu, concludendo: “I poveri pagheranno di più per l’elettricità, le strade e gli stadi.”

Lo strapotere della Fifa, poi, ha aperto un altro fronte di polemica, perchè il Sudafrica come ha spiegato Salomon “ha consegnato il Paese alla Federazione”. Infatti molte delle normali leggi sono state sospese e Blatter ha ottenuto il monopolio sul marketing, sui diritti e su quasi tutta l’attività economica del Mondiale.

Il potere della Fifa è simboleggiato nella Nelson Mandela Square, un luogo di ritrovo a Sandton, il più ricco sobborgo di Johannesburg. Quando i Mondiali sono cominciati la piazza è diventata uno ‘spazio speciale’ della Sony, sponsor ufficiale dei campionati, che ha eretto un enorme tendone in grado di occupare l’intera area, così invasivo da nascondere la statua di Mandela, che adesso è soffocata dai cartelloni pubblicitari.

Inutile dire che tutto questo è ‘sfuggito’ ai valenti cronisti sportivi italiani in missione laggiù. Ma d’altra parte sapere se l’allenatore della Germania si tinge i capelli è cosa più importante, tanto da diventare motivo di ‘indagine’ a parere di uno dei reporter Rai, Marco Mazzocchi.

Anche questo è Mondiali. Ma senza ‘notti magiche’.

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