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Il caldo è sempre più nocivo per Berlusconi

Autore: . Data: venerdì, 23 luglio 2010Commenti (0)

Ieri il fedele Minzolini ha lanciato sul Tg1 in anteprima un appello propagandistico del premier.  Come al solito “tutto è a posto, tutto è perfetto”.

Il presidente del Consiglio, sempre più provato dal caldo, non si accorge del Paese ormai agonizzante ed ignora la valanga di sospetti (e qualcosa di più) che sta coinvolgendo molti dei suoi più stretti collaboratori.

Il proprietario di Mediaset, di qualche quotidiano (direttamente ed indirettamente) e di una concessionaria di pubblicità di enorme potenza (fondamentale per chiunque faccia l’editore) ha scritto ai suoi sostenitori: “In queste ultime settimane sono riprese contro il governo e contro il Popolo della Libertà furibonde campagne mediatiche”.

Nel caos che dilaga all’interno del Pdl, tra lotte interne, baruffe coi finiani e scontri sulla legge che vorrebbe impedire le intercettazioni telefoniche quasi del tutto, il Cavaliere ha aggiunto: “Come mi ero impegnato a fare, ho ripreso in mano la situazione e sto lavorando con il consueto impegno su entrambi i fronti, forte del sostegno attivo di persone come te”.

Tutti i sondaggi, di qualunque istituto di ricerca, indicano il consenso nei confronti del premier in forte calo, ma il dato non sembra interessare il diretto interessato, che al contrario ha fatto preparare un ‘pieghevole’ “che riassume le cose fatte dal governo”.

Berlusconi non vuole ammettere lo stato di degrado nel quale il suo governo (non senza l’aiuto dell’opposizione) ha trascinato il Paese e così insiste nella difesa le tante realizzazioni del suo “Governo del fare”, aggiungendo che “i nostri avversari sono maestri nelle chiacchiere, con le quali cercano di nascondere i loro demeriti e di oscurare il tanto di buono che abbiamo fatto in questi due anni difficili”.

In realtà, proprio grazie al controllo quasi totale dei media televisivi il presidente del Consiglio è riuscito a nascondere agli italiani una serie interminabile di insuccessi, tra i quali la situazione di totale abbandono nella quale si trovano i terremotati dell’Aquila, l’aumento massiccio della disoccupazione (quasi al 30 per cento tra i giovani), la crescita record del debito pubblico (aumentato nel 2009 di dieci punti e tornato al livello di venti anni fa), l’esplosione del prelievo fiscale, le tasse, che hanno portato il nostro Paese dal settimo al quinto posto in Europa. Ed infine il dilagare della corruzione e del malgoverno, testimoniata dalle dimissioni di alcuni membri del governo a diverso titolo coinvolti in situazioni poco chiare.

Per il premier “la forza del nostro stare insieme è nella moralità del fare”. Che in Italia esista la ‘questione morale’ è ormai un fatto acclarato, mentre sul ‘fare’ ci sarebbe da discutere su cosa, se il bene pubblico o gli affari. Comunque la rivista americana Forbes ha diffuso un dato interessante: le proprietà della famiglia del presidente del Consiglio si sono apprezzate nel solo ultimo anno di ben 2 miliardi e mezzo di dollari.

Berlusconi ha concluso che i suoi avversari “cercano di toglierci l’orgoglio di essere nel Popolo della Libertà, motore principale del governo del fare” ed ha invitato si suoi seguaci ad diffondere il testo del ‘pieghevole’ in internet annunciando che “noi faremo lo stesso nei prossimi giorni, con altre iniziative on line per dire le tante cose buone che abbiamo fatto finora e che sono la premessa per quelle che porteremo a compimento nella seconda parte della legislatura”.

Il Grande comunicatore, come viene erroneamente considerato, sembra in grande difficoltà se è costretto a ricorrere a forme di pubblicità politica così opache e facilmente attaccabili.

Il caldo, insomma, sembra confondere sempre di più il Cavaliere. Tuttavia il centro sinistra non pare in grado di saper cogliere l’occasione per spiegare ai cittadini lo stato drammatico delle cose ed appare immobile, senza strategia e proposte alternative.

L’estate del 2010 potrebbe essere ricordata come quella del caldo infernale e del definitivo declino italiano.

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