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Haiti e il terremoto: emergenza costante

Autore: . Data: martedì, 13 luglio 2010Commenti (1)

A sei mesi dal sisma sono due milioni i senzatetto. I Rapporti di Unicef e Msf

Almeno 220mila morti e oltre 300mila feriti, due milioni di persone senza casa, il 60 per cento degli edifici governativi distrutti, 180mila edifici inagibili. E ancora: 3.978 scuole danneggiate o distrutte, l’80 per cento di tutte quelle nella zona del terremoto, in un Paese che già prima del sisma del 12 gennaio riusciva a mandare sui banchi circa la metà dei bambini in età scolare. Benvenuti ad Haiti, Paese caraibico devastato dal terremoto e tuttora in piena emergenza: lo si evince scorrendo i numeri e raccogliendo le testimonianze contenute in due Rapporti presentati dall’Unicef (ieri) e da Medici senza frontiere (pochi giorni fa).

“Sei mesi dopo, la realtà di Haiti rimane ancora drammatica, nonostante le promesse di aiutare le vittime formulate sull’onda dell’entusiasmo delle prime settimane”, ha affermato Stefano Zannini, capo missione di Msf sull’isola di Hispaniola. I dati globali dell’intervento umanitario, contenuti nel Rapporto dell’associazione, partono dal presupposto “dell’incertezza sulla velocità della ricostruzione e sulla durata dell’impegno delle altre organizzazioni”, tenuto conto che l’assistenza sanitaria a Haiti “era già fragile prima della tragedia – come ha aggiunto Unni Karunakara, presidente internazionale di Msf -, il sisma ha distrutto molte delle strutture mediche che erano disponibili e ci vorranno molti anni prima che il Paese si possa rimettere in piedi”.

Dall’evidenza dei fatti drammatici si è partiti dunque per fare il punto sullo stato degli aiuti: alla data del 31 maggio (riferendosi ai primi 138 giorni dopo il disastro), il personale di Msf ha segnalato di aver trattato più di 173mila pazienti, con oltre 11mila interventi chirurgici. Secondo il Rapporto, più di 81mila haitiani hanno ricevuto supporto psicologico, mentre sono state distribuite circa 27mila tende e 35mila kit per l’emergenza.

Due mesi dopo il terremoto Msf aveva ad Haiti 350 operatori. In seguito, l’organizzazione ha scelto di ridurre il personale umanitario, via via che sempre più haitiani venivano impiegati come staff dell’associazione arrivando – a fine maggio – a rappresentare il 93% del totale. In quegli stessi mesi sono giunte all’organizzazione le donazioni dei cittadini da vari Paesi del mondo, che hanno toccato la quota di 91 milioni di euro. Di questi, Msf ne ha spesi per ora 53 milioni, così suddivisi: 11 per interventi di chirurgia, 4 per la salute materno-infantile (fra i numerosi interventi seguiti compaiono anche 3.700 parti) e più di 8,5 per la fornitura di ripari per i senzatetto. Entro la fine dell’anno, Medici senza frontiere prevede di spenderne 89 milioni.

Per quanto riguarda l’Unicef, i dati del Rapporto riguardano ovviamente gli interventi nei confronti dei minori (“I bambini di Haiti: risultati e prospettive a sei mesi dal terremoto”, presentato ieri ad Ischia): “Il terremoto è stato un disastro e l’emergenza non è ancora finita – ha osservato Anthony Lake, il direttore generale – noi e i partner stanno lavorando duramente ogni giorno per salvare vite umane e per aiutare i bambini ad avere un futuro”. Per capire le dimensioni del dramma, basti pensare che si è da poco riusciti a dotare di acqua potabile circa 1,2 milioni di persone, segno evidente che per mesi hanno fatto fatica ad averne accesso con tutte le conseguenze igienico-sanitarie intuibili: Unicef ha reso noto che sta direttamente fornendo l’acqua a 330mila persone, mentre più di 275mila bambini sono stati vaccinati contro le principali malattie prevenibili.

“Oltre ai fatti e alle cifre sulle perdite e sui danni causati dal terremoto – ha inoltre affermato il presidente di Unicef Italia, Vincenzo Spadafora – ci colpisce soprattutto ciò che i bambini haitiani raccontano del terremoto ai nostri operatori, parlando ‘de le grand serpent’, di un grande serpente che strisciava rabbiosamente sotto la terra, scuotendo le loro case e le loro scuole fino a ridurle in polvere”.

A sei mesi dal più devastante terremoto che ha colpito Haiti negli ultimi 200 anni, i bimbi in grave difficoltà sono tuttora 800mila e i programmi nutrizionali – segnalati nel rapporto Unicef – riferiscono di fornitura di cibo a circa 550mila minori sotto i cinque anni e alle donne in allattamento, con 2mila bambini gravemente malnutriti che ricevono cure specifiche e alimenti terapeutici. Sul fronte dell’istruzione, in 500mila hanno ricevuto – secondo il Rapporto – materiale didattico di base, di cui 185mila direttamente dall’Unicef.

“Approfitto per ringraziare i tanti italiani – ha aggiunto Spadafora – che attraverso le loro donazioni, oltre 3,5 milioni di euro, ci hanno consentito da subito e ci consentono tutt’ora di intervenire al fianco di questa popolazione colpita da una tragedia senza precedenti”. Ma dal Paese caraibico giunge un messaggio carico di preoccupazione e di angoscia: “Dei 5 miliardi di dollari promessi dalle istituzioni economico-finanziarie mondiali (Banca Mondiale, American Development Bank, Onu, Fmi, ndr) – ha denunciato l’ambasciatrice in Italia, Geri Benoit – solo l’11% finora è stato effettivamente trasferito ad Haiti. Sono soldi di cui abbiamo bisogno adesso, non tra due anni”. Tanto più che la situazione presenta risvolti sociali così terribili da indurre la stessa ambasciatrice a segnalare il dramma delle tante adolescenti rimaste sole e vittime di violenze sessuali (che hanno portato ad un numero altissimo di gravidanze minorili).

“Quest’anno – ha proseguito la diplomatica – la stagione degli uragani, da poco iniziata, potrebbe causare un numero di morti ben più tragico degli anni precedenti, e con l’aiuto di Unicef e ‘World food programme’ stiamo ricostruendo le scuole. Ma siamo in ritardo con l’agricoltura. Il nostro è un popolo di contadini, non abbiamo bisogno di importare prodotti alimentari. Dobbiamo essere in grado però di autosostenerci. E dobbiamo dare risposte precise ai tanti benefattori che vogliono sapere dove vanno a finire le proprie donazioni”.

Si tratta di un impegno all’insegna della trasparenza, da onorare verso i cittadini che si sono mostrati solidali, nonostante l’inerzia di molti Paesi, tra cui spicca il nostro. “Ormai c’è assuefazione verso buona parte delle emergenze mondiali, anche perché molte di queste emergenze sono diventate purtroppo la regola – ha osservato Spadafora – l’Italia, nella classifica degli stanziamenti di fondi governativi per la cooperazione allo sviluppo, precipita sempre più in basso. Siamo i terzultimi nel mondo. L’ultimo impegno, preso qualche mese fa a L’Aquila, rifinanziare il Fondo mondiale per la lotta all’Aids, è stato disatteso”.

Sulla necessità di favorire l’autodeterminazione di Haiti, in parallelo al rispetto degli impegni umanitari internazionali, è intervenuto anche l’ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, recentemente nominato ambasciatore delle Nazioni Unite per Haiti e intervistato telefonicamente dall’Associated Press: “Nei mesi dopo il terremoto che ha colpito Haiti la ricostruzione procede ancora troppo lentamente, ma il Paese potrà superare le difficoltà a patto di poter diventare autosufficiente”.

Clinton ha inoltre sottolineato come i Paesi donatori abbiano fino ad ora versato solo il 10% di quanto pattuito, e denunciato anche le “enormi difficoltà” delle operazioni di sgombero delle macerie e di ricostruzione delle case distrutte. “Nei prossimi due mesi – ha concluso – inizieremo a lavorare a un ritmo più rapido, il potenziale è enorme”.

Paolo Repetto

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Commenti (1) »

  • paola fabrizio ha detto:

    Sto realizzando 100 opere sul tema “bambini” che sviluppo già da anni e vorrei venderle e devolvere buona parte del ricavato in favore dei bambini di Haiti, con chi potrei metermi in contatto? Grazie anticipatamente Paola

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