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Fini, il Pdl e la legalità

Autore: . Data: martedì, 27 luglio 2010Commenti (1)

Ennesimo affondo del Presidente della Camera su etica e politica

“La difesa della legalità deve essere una bandiera dell’azione politica del Pdl. In questo senso occorre distinguere la giusta tutela del garantismo, perchè si è innocenti fino al terzo grado, dall’opportunità, in certi casi, di continuare a mantenere incarichi politici quando si è indagati”. Così ieri il presidente della Camera Gianfranco Fini, nel corso di un collegamento telefonico con la convention campana dei circoli di Generazione Italia che si è svolta a Napoli.

Fini ha replicato a chi gradirebbe metterlo alla porta che “il primo punto fermo è ritenere il Pdl la nostra casa. Abbiamo contribuito a realizzarla e vogliamo impegnarci dall’interno a rafforzare e a rendere il Pdl migliore”.

Ciò detto, la “grande questione dell’etica deve essere un punto fermo e la bandiera del Pdl, la difesa della legalità vuol dire anche non prestare il fianco alle polemiche: due devono essere – ha proseguito il presidente della Camera – le stelle polari del partito: certamente il garantismo, ma c’è da chiedersi se sia opportuno che chi è indagato detenga anche incarichi politici”.

E per quanto sia “nostro dovere impegnarci nel Pdl, in questo momento di confusione è necessario avere le idee chiare”. Il primo punto fermo, ha proseguito, “è conservare l’identità e la nostra casa perchè rafforzare il Pdl significa possedere meccanismi concordati e discussi”, tanto più che “il Pdl è un grande partito che esprime ormai la classe dirigente del Paese”.

Che tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini sembri “purtroppo impensabile” un lieto fine lo ha sostenuto ieri, dalle colonne del ‘Corriere della sera’, Giuliano Urbani. L’ex ministro, ora nel collegio dei probiviri del Pdl, ha spiegato che “Fini è un uomo della Prima Repubblica, è figlio di quella storia, è espressione dei partiti, mentre Berlusconi, culturalmente appunto, è tutto da un’altra parte: lui è l’uomo del fare, è quello che ripete sempre di non voler ‘partecipare al teatrino della politica’. Questo li rende distanti anni luce, e perciò, del tutto incompatibili”.

Urbani, che è tra i fondatori di Forza Italia, ha inoltre sostenuto di “aver previsto tutto, già nel 2004″. Un aneddoto supporterebbe la sua tesi: “Eravamo nel bel mezzo di un consiglio dei ministri. Ad un certo punto, dopo aver ascoltato un ragionamento di Fini, di soppiatto scrissi un bigliettino a Berlusconi e glielo allungai. Il succo era, più o meno, questo: Silvio, guarda che queste sono le tesi della sinistra”. Allora “Berlusconi legge, mi guarda, sorride amaro e, a sua volta, allunga il biglietto a Fini”, che dopo averlo letto “non mi parlò per un mese”.

La riflessione di Urbani ha trovato poi immediata ripercussione sulla vicenda che riguarda il finiano Fabio Granata, visto che lo stesso collegio dei probiviri potrebbe essere chiamato ad esprimersi in merito alle posizioni ‘eretiche’ del parlamentare: “C’è una certa chiara, evidente incompatibilità culturale con la stragrande maggioranza del partito”. La sentenza, insomma, è già stata emessa.

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Commenti (1) »

  • JENARIDENS ha detto:

    TUTTE BALLE !
    Fini non farà cadere questo Governo in quanto chi nasce tondo non muore quadrato !
    Anche perché . . . chi grida al lupo al lupo alla fine. . . rimane con tre palmi di naso !
    E . . poi . . c’è da dire che fra il dire e il fare . . c’è di mezzo Berlusconi , la sua banda e la Pelle innanzi tutto ! Quindi . . son tutte Balle !

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