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Dalla crisi economica alle finte ferie

Autore: . Data: martedì, 27 luglio 2010Commenti (0)

‘Vacanze-talpa’: il 15% degli italiani si nascondono per non confessare di avervi rinunciato

Vacanze barricati in casa, o ‘nascosti’ in abitazioni non troppo distanti dalla propria, per non confessare la rinuncia alla ferie per colpa della crisi. Sono aumentati gli italiani, concentrati soprattutto in provincia, che scelgono, complici le difficoltà economiche, le ‘vacanze talpa’: se negli anni scorsi rappresentavano poco più del 5%, “oggi sono il 10-15%”, secondo Antonio Lo Iacono, presidente della Società italiana di psicologia.

Il fenomeno riguarderebbe soprattutto gli ambienti dove il controllo sociale è elevato: le persone che hanno un forte bisogno di apparire ‘vincenti’, perciò nascondono le proprie difficoltà anche a caro prezzo: “Si tratta di persone – ha spiegato Lo Iacono – che non riescono a mostrare le proprie povertà, la propria crisi. Questo accade soprattutto in provincia e nelle classi sociali medie o medio alte che si sono impoverite”.

Così finiscono con il raccontare agli amici di vacanze da capogiro, mentre in realtà sono rimasti barricati in casa, hanno frequentato amici fuori dal giro delle normali frequentazioni o sono tornati nella casa paterna.

“Con la crisi – ha proseguito Lo Iacono – è più che raddoppiata la percentuale delle persone che entra nel gioco delle ‘vacanze talpa’, in particolare tra chi sente il bisogno di ‘salvare la faccia’ in ambienti dove ciò che si mostra è più importante di tutto il resto. E il fatto che ci siano tante persone che rinunciano alle ferie non cambia la loro prospettiva”.

A dover rinunciare alle ferie ‘per crisi’, però, ci sono anche tanti italiani che non sentono nessun bisogno di ‘nascondere’ la loro scelta obbligata. “Anche in questi casi – spiega Lo Iacono – non mancano i disagi psicologici. Si aggrava sicuramente la percezione della precarietà, delle difficoltà economiche, delle paure per il futuro”.

Lo psicologo ha però chiuso la sua riflessione mostrando il bicchiere mezzo pieno: “La parola ‘crisi’ – ha argomentato – ha una doppia valenza. Significa difficoltà ma anche opportunità”. E chi resta a casa dovrebbe poterne beneficiare, da qualche punto di vista: “In primo luogo rallentare i ritmi permette di sentire anche di più se stessi”. Inoltre, la propria città o il proprio paese possono offrire svaghi, “cose semplici: visitare la biblioteca se si ama la lettura, fare una gita in un parco o in località vicine”. Sarebbe anche utile “inventarsi attività fisiche, dalla camminata alla passeggiata in bicicletta, perché chi non fa niente entra in agitazione, si sente stupido e si intristisce”, ha concluso Lo Iacono. Quante magre consolazioni, verrebbe da replicare al professore.

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