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Cuba, diritti senza libertà

Autore: . Data: venerdì, 2 luglio 2010Commenti (0)

Due recenti notizie illustrano le contraddizioni del Paese caraibico

Sembra davvero difficile riuscire a capire quale sia la reale situazione di Cuba. Nello stesso giorno (1 luglio), infatti, rimbalzavano sui media italiani due notizie importanti ma contrastanti.

La prima proprio dalla capitale del Paese caraibico dove il dottor Chok-wan Chan (presidente dell’Associazione Mondiale di Pediatria), intervenendo al Seminario internazionale Esperienze dell’Attenzione alla Salute Infantile, ha fatto uno dichiarazione molto importante: “Gli indici di mortalità infantile a Cuba, sia nel primo anno di vita che nei minori di cinque anni, sono migliori di quelli che si possono incontrare nei paesi sviluppati, con entrate nazionali molto superiori. Se paragono le statistiche di salute degli Stati Uniti con quelle di Cuba, queste ultime sono superiori e per questa ragione considero che Cuba è un buon esempio nell’ottenimento di indici positivi, come risultato della volontà politica del governo rivoluzionario, nel suo sistema di salute universale e gratuito, il livello dell’educazione raggiunto da tutta la popolazione e l’atteggiamento dei suoi professionisti”.

Nella stessa sede la dottoressa Elizabeth Mason, direttrice del Dipartimento della Salute Infantile e dell’Adolescente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha dichiarato di conoscere solo un altro sistema buono come quello cubano, alludendo a quello inglese, ed ha precisato che se si analizzano le risorse monetarie che s’investono in salute annualmente per i britannici, con quelli che utilizza Cuba, è come paragonare una goccia d’acqua con un enorme bacino…

Nelle stesse ore, tuttavia, l’organizzazione per la salvaguardia dei diritti umani ‘Amnesty International’ diramava un comunicato stampa. La blogger cubana Yoani Sanchez, in un’intervista a EcoRadio, aveva da poche ore fatto delle importanti dichiarazioni: “Ci aspettavamo di più dall’amministrazione Obama, invece l’avvicendamento alla presidenza degli Stati Uniti si è rivelato un fatto più che altro simbolico. Sono mancati dei passi verso la distensione da parte di entrambi i Governi, quello di Obama e quello di Raul Castro, con maggiori responsabilità del secondo. Sicuramente Barack Obama all’inizio aveva buone intenzioni, ma poi ha un po’ allentato l’impegno e non ha messo in pratica quanto preventivato. Nonostante ciò questo cambiamento è servito a demolire lo stereotipo del nemico feroce e dell’impero minaccioso pronto a colpirci. Ormai questa caricatura non sarebbe credibile neanche sui nostri mezzi di comunicazione”.

Poi Yoani Sanchez, simbolo della critica al regime castrista, ha commentato il rapporto di ‘Amnesty’ sulla libertà di espressione nell’isola. “E’ un buon ritratto della Cuba attuale e dei fenomeni che stanno emergendo nella società civile. Essendo una blogger, lavorando con la parola – spiega la scrittrice cubana – ho dovuto lottare costantemente con il muro del controllo, della censura e del castigo di Stato. Dal 2007, quando ho fondato il blog ‘Generazione Y’ sono stata vittima di varie intimidazioni, non posso uscire dal Paese, subisco la pressione costante da parte di polizia e servizi segreti. Un controllo soffocante e continuo. Quando si parla di Cuba si immagina un Paese di gente che ride, che balla la salsa tutto il giorno, che gioca a Domino e beve rum. La propaganda turistica ed ideologica vuole mostrare questo al mondo. Ma per capire cosa significa essere cubano bisogna venire qui e tentare di sopravvivere con un salario in pesos, aspettare varie ore per prendere un autobus, sbattere contro il muro della censura quando ti dice che non puoi associarti e che non puoi leggere la stampa estera”.

Infine la blogger cubana ha parlato dell’embargo, non ancora tolto dall’amministrazione Obama: “A Cuba possono accedere alla distribuzione razionata di latte solamente i bimbi di meno di sette anni. I genitori che hanno figli di 10-12 anni devono rivolgersi al mercato del Peso convertibile o al mercato nero dove i prezzi sono duecento volte più alti. Ovvero – conclude Yoani Sanchez – siamo costretti a delinquere per dare una tazza di latte ai nostri figli a colazione”.

Insomma, se da una parte si loda il sistema sanitario cubano, a quanto pare uno dei più evoluti nonostante le oggettive difficoltà, dall’altra si torna a parlare della libertà di stampa del Paese Caraibico governato dal fratello di Fidel, Raul Castro.

Davide Falcioni

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