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Bossi abbraccia il premier sulle intercettazioni

Autore: . Data: venerdì, 16 luglio 2010Commenti (1)

Il leader celtico padano corre in aiuto di Berlusconi sulla legge che renderà impossibili le indagini per magistrati ed investigatori.

Il capo della Lega è stato esplicito sostenendo che la legge sulle intercettazioni si deve fare “altrimenti ogni giorno si inventano una P2 o una P6. Sono cose che fanno ridere, ma la gente non vuole essere ascoltata”. Il Senatùr, che durante Tangentopoli fu condannato con sentenza definitiva dalla Cassazione a 8 mesi di reclusione per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti, da ferreo difensore della legalità sembra essere diventato un paladino del diritto alla privacy per i corrotti.

Ed infatti, confondendo le persone che non hanno nulla da nascondere con i criminali ha aggiunto: “La gente non vuole essere ascoltata questo è sicuro e noi abbiamo sempre marciato con la gente”.

Quindi, con una delle sue tradizionali frasi demagogiche e bellicose, Bossi ha continuato: “Berlusconi se la caverà e si alzerà una mattina e scoprirà di avere la spada ancora affilata e la utilizzerà per fare la guerra”.

Il giornalista Mattia Feltri in un articolo per ‘La Stampa’ di qualche anno fa raccontò una storia esilarante e da molti dimenticata sul leader leghista: “Venticinquenne, si iscrisse a una scuola privata, e quasi trentenne intascò il diploma scientifico. Non soddisfatto, Bossi provò a diventar dottore, e si cimentò nei corsi di Medicina. Nell’aprile del 1975, l’attempato studente potè infine calzare l’alloro: ‘Decidemmo di sposarci in agosto. In aprile Umberto diede a tutti la grande notizia: mi sono laureato, presto avrò un impiego come medico. Non facemmo nessuna festa, ma corsi a comprargli un regalo, la classica valigetta in pelle marrone’, ricordò intervistata da ‘Oggi’ la prima moglie, Gigliola Guidali. La qual Gigliola, tempo dopo, fiutò la balla. E Umberto, che tutte le mattine usciva di casa destinato allo stetoscopio, confessò: ‘E’ vero, ma è questione di sei mesi. Poi sarò dottore’. I mesi diventarono anni, e sette per la precisione. Trascorsi i quali, perduta la moglie causa divorzio, Bossi condusse la madre a Pavia per la trionfale discussione della tesi; la genitrice, però, attese in auto e le parve sufficiente”.

Dopo i cappi esposti in Parlamento contro i corrotti, il movimento padano si è improvvisamente riconvertito al berlusconismo più acceso, anche a causa degli scossoni che stanno coinvolgendo il governo e per colpa dei quali la Lega rischia di veder vanificata la sua laboriosa opera di conquista di fette di potere ‘romano’ fatta in questi ultimi anni.

Eppure è proprio grazie alle intercettazioni che ancora una volta sembra essere emerso un nuovo scenario di malcostume politico-criminale. Nelle registrazioni fatte dagli inquirenti i presunti aderenti alla cosidetta P3 sembra che il presidente della padanissima Lombarida, Roberto Formigo­ni avrebbe chiesto esplicita­mente all’associazione di Flavio Carboni di fare pressioni sul presidente della Corte d’ap­pello di Milano, Alfonso Mar­ra, per facilitare la  riammissione della lista “Per la Lombardia” alle elezioni regionali di marzo.

Sempre dalle indagini sulla P3 risulterebbe che secondo i carabinieri una persona chiamata in gergo “Cesare” e più volte citata da Carboni e soci sarebbe in realtà il presidente del Consiglio, Berlusconi. Carboni, Lombardi e Martino avrebbero parlato più volte tra di loro di una ‘operazione’ per spingere la Consulta a non bocciare il ‘lodo Alfano’ ed i magistrati nutrirebbero il sospetto che il premier fosse a conoscenza del tutto.

L’avvocatato-parlamentare del Cavaliere, Niccolò Ghedini, ha smentito subito l’ipotesi, affermando: “L’interpretazione data negli atti oltre che inveritiera è ridicola. Mai per queste vicende nessun contatto, diretto o indiretto, vi è stato fra il presidente Berlusconi e i soggetti indicati”. Ma se il legale è passato alla storia quando per giustificare la frequentazione del premier con una prostituta lo definì “l’utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile”, sembra anche che gli inquirenti stiano verificando con attenzione l’identità del misterioso personaggio. I giudici non escludono che dietro il nome in codice ci possa essere Marcello Dell’Utri, anche se gli stessi indagati in altre conversazioni parlavano, distinguendoli, di Cesare e Marcello, lasciando intendere che si trattasse di persone diverse.

E mentre Bossi si stringe a Berlusconi la Prima Commissione del Csm ha avviato la procedura per il trasferimento di ufficio per incompatibilità ambientale del presidente Marra, proprio a seguito di quando emerso dalle indagini telefoniche. Gli unici ad opporsi sono stati i consiglieri laici del Pdl.

Nello stesso tempo la procura generale della Cassazione ha avviato un’indagine disciplinare su Arcibaldo Miller, capo dell’ispettorato del ministero di Giustizia anche quando il titolare era il leghista Roberto Castelli perchè ance su di lui sono emersi dalle indagini effettuate anche grazie alle intercettazioni particolari da verificare con attenzione.

Inomma, il presunto ‘grande innovatore’ Bossi sembra essere più attento alla stabilità del governo che alla questione morale e per un leader che dice di ‘seguire la volontà della gente’ non è per nulla un segnale incoraggiante.

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Commenti (1) »

  • Bossi abbraccia il premier sulle intercettazioni – inviatospeciale ha detto:

    [...] Bossi abbraccia il premier sulle intercettazioniinviatospecialeQuindi, con una delle sue tradizionali frasi demagogiche e bellicose, Bossi ha continuato: “Berlusconi se la caverà e si alzerà una mattina e scoprirà di …INTERCETTAZIONI: BOSSI, LEGGE SI FARA'AGI – Agenzia Giornalistica Italia [...]

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