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Berlusconi ed il deserto dei Tartari

Autore: . Data: lunedì, 5 luglio 2010Commenti (0)

Il premier dilaga in tv ed attacca tutti, ma i suoi ‘nemici’ sono invisibili

Ha scritto ieri su ‘La Repubblica’ il suo fondatore, Eugenio Scalfari: “Per fortuna c’è ancora qualche giudice, c’è ancora un’opposizione, c’è ancora qualche giornale ad impedire che la democrazia si spenga sotto una cappa di piombo. E c’è un presidente della Repubblica che fa fino in fondo quello che deve fare. Gli elementi per combattere una buona battaglia ci sono dunque tutti”.

L’anziano giornalista, come molte altre volte in passato, ha confuso le proprie convinzioni con la realtà. Ne ‘Il deserto dei Tartari’, il romanzo di Dino Buzzati, l’ufficiale Giovanni Drogo immagina di vedere un mondo che non c’è e passa la propria vita nella Fortezza Bastiani, in attesa di un attacco che non arriverà mai.

In questi ultimi giorni la situazione italiana sta rapidamente  precipitando. Prima di tutto perchè i conti dello Stato sono vicini al collasso e la manovra finanziaria inventata da Tremonti serve solo a tappare l’ennesima falla, ma non risolve nessun problema strutturale. Nella migliore delle ipotesi tra dodici mesi potremmo essere punto e daccapo, perchè il sistema produttivo nazionale è vecchio, ricerca ed innovazione sono miraggi ed evasione fiscale, corruzione e clientelismo patologie che nessun partito (chi più chi meno) ha davvero voglia di debellare.

Nel frattempo, in modo irresponsabile, il Cavaliere ed i suoi colonnelli pensano esclusivamente a consolidare il regime. Fin dal giorno dell’insediamento del governo gli sforzi maggiori sono stati riservati alle leggi ‘speciali’ salva premier, alla propaganda senza risultati concreti, alla delegittimazione della magistratura e di chiunque abbia cercato di opporsi allo strapotere del centro destra.

La settimana che si apre potrebbe essere cruciale. Berlusconi deve chiudere i conti col riottoso Fini ed i suoi seguaci, convincere un Tremonti indisponibile annacquare la manovra, risolvere il nodo del ministro Brancher e licenziare definitivamente la legge sulle intercettazioni.

In un Paese normale un ‘paniere’ di problemi così pesante affonderebbe qualunque maggioranza, ma l’Italia ha caratteristiche tutt’altro che normali.

Perchè l’opposizione non c’è, non ha idee, ha perso qualsiasi radicamento sociale ed in alcuni casi delira.

Due esempi. La Fnsi ha proclamando per il 9 luglio uno sciopero per contestare la cosiddetta ‘legge bavaglio’. Inutile ricordare che l’informazione italiana è in crisi da almeno vent’anni, perchè non esiste un sistema radiotelevisivo indipendente e la carta stampata non conosce l’esistenza di editori puri, con conseguenze facili da comprendere. Inoltre la lottizzazione è uno sport nel quale si sono cimentati tutti, destra, centro e sinistra, senza alcun pudore, per cui i giornalisti indipendenti sono pochi e la qualificazione professionale della categoria assolutamente discutibile.

Ieri una entità impalpabile, la cosiddetta ‘Valigia blu’, che si vanta di 207 mila iscritti su Facebook (quando il virtuale immagina di essere reale) ha scritto: “Cari editori, cari rappresentanti della Federazione Nazionale della Stampa [...] se si vuole dare un segnale forte per contrastare una legge che vuole i cittadini non informati e i giornalisti imbavagliati [...] vi chiediamo di non scioperare venerdì 9 luglio, pensate a una forma di protesta più forte e originale: regalate ai vostri lettori i vostri giornali. O fateli pagare la metà”.

Secondo questi ‘innovatori’ un cancro radicato si risolve con metodi altrettanto demagogici di quelli preferiti dal centro destra.

La distorsione delle informazioni fornite ai cittadini è troppo profonda per essere circoscritta alla legge in discussione sulle intercettazioni. L’esplosione del gossip, la mancanza di notizie sulla crisi, i continui ‘retroscena’ dal Palazzo’, la cronaca nera urlata e nutrita di pulsioni morbose hanno allontanato i cittadini dalla stampa o reso i lettori superficiali e disattenti.

Recuperare lo spazio perduto e riconquistare l’attenzione dei cittadini sarà possibile solo le la politica ed il senso dello Stato sapranno tornare alla ribalta, cacciando dal palcoscenico ciarlatani, imbonitori ed illusionisti. E di questo si dovrebbe discutere, non di scioperi inutili o di prezzi dimezzati.

A dimostrazione del vuoto pneumatico di consapevolezze che regna nel campo dell’opposizione le dichiarazioni di Enrico Letta, vicesegretario del Pd: “Se la maggioranza non è in grado di governare, la palla passi al capo dello Stato, che con la sua saggezza saprà trovare la soluzione migliore”.

Secondo questo esponente del centro sinistra, probabilmente all’oscuro delle regole elementari della politica, che permettono i cambiamenti solo quando l’opinione pubblica prende coscienza e cambia opinione “le contraddizioni della maggioranza stanno esplodendo. Il rapporto con la Lega è esploso sul federalismo, la questione della legalità e della democrazia è esplosa in rapporto con Fini e poi c’è la grande fatica della maggioranza a gestire la questione economica – le tredicesime, gli insulti ai meridionali da parte di Tremonti, i refusi…”.

A parere di Letta, Berlusconi “ha messo insieme una maggioranza fatta per vincere e non per governare”. Per questo il Pd si atterrà “alle indicazioni che il presidente della Repubblica vorrà dare” e si assumerà “le responsabilità necessarie per il bene del Paese”.

Il vicesegretario del Pd non ha capito che non è stata l’opposizione a mettere in difficoltà la maggioranza e che per questo motivo in caso di elezioni anticipate i cittadini, certamente disorientati, finirebbero o con l’astenersi o col cedere alla preponderante forza persuasiva della propaganda berlusconiana.

E da tempo questo è il progetto del Cavaliere: fiaccare quel che resta dell’opposizione e liberarsene al più presto sciogliendo il Parlamento e vincendo a mani basse nelle consultazioni anticipate.

Poi, con una maggioranza ancora più folta e compatta (senza fronde interne) varare le riforme costituzionali e chiudere la partita dando vita definitivamente all’Italia Spa nella quale autonominarsi amministratore unico.

Il nemico che accerchia la Fortezza Bastiani insomma non esiste ed il premier questo lo sa bene.

Per uscire dal guado l’opposizione deve prendere tempo e ritrovare il rapporto coi cittadini, impedendo grazie alla pressione dell’opinione pubblica (non di minoranze confuse raccattate su Facebook) non solo il varo di leggi liberticide, ma anche la crescita di una disillusione che gioca a favore del regime.

Ma è troppo chiedere a gruppi dirigenti dequalificati di imparare a ragionare. Ecco allora il vero rebus da risolvere: chi saprà rifondare i partiti democratici italiani prima che l’intero sistema collassi?

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