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Aquila e terremoto: a Roma rabbia e manganelli

Autore: . Data: giovedì, 8 luglio 2010Commenti (0)

Ieri in 5mila nella Capitale, per la ricostruzione e una tassa di scopo.

Bandiere nero-verdi e orgoglio ben in vista, striscioni rabbiosi e dignità da vendere. Cinquemila aquilani si sono presentati a Roma ieri mattina e per tutto il giorno. Oltre 50 pullman li hanno condotti fin a ridosso di piazza Venezia, dove i partecipanti si sono contati con soddisfazione, ricevendo in cambio qualche manganellata dai carabinieri.

La scena si è ripetuta un’ora dopo, a metà di via del Corso: i manifestanti hanno mostrato tutta la loro pacifica ancorché pressante irritazione per la presenza dei blocchi delle forze dell’ordine, sistemati a debita distanza da palazzo Chigi, hanno comunque preteso di passare assaggiando nuovamente qualche randellata. Alla fine, si sono contati due feriti e qualche leggero contuso, tra cui spicca il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, evidentemente accolto a Roma con un qualche disagio dai ‘piani alti’.

Così il giovane aquilano Federico D’Orazio ha descritto il secondo atto: “Prima ci hanno fermati a piazza Venezia con le camionette. Dopo più di mezz’ora di slogan, fischietti e urla la polizia è arretrata su via del Corso di 100 metri. Poi si sono messi nuovamente a bloccare l’accesso a piazza colonna, e li ci hanno caricato. Hanno picchiato a manganellate i nostri ragazzi, hanno caricato i nostri gonfaloni, le nostre insegne pacifiche e le nostre mani nude. Ho visto teste rotte sanguinare davanti a me. E’ una vergogna. Hanno picchiato i terremotati inermi”.

D’altra parte, gli aquilani disturbano proprio il manovratore: nei mesi scorsi hanno prima polemizzato con grande durezza nei confronti del sottosegretario alla Protezione civile Bertolaso, poi si sono messi in testa di raccogliere le macerie mai rimosse dalla “zona rossa” cittadina con le carriole, ricevendo sberleffi, insulti e accuse di strumentalizzazione politica.

Esemplare, al riguardo, la dichiarazione dettata ieri alle agenzie da Stefano Morelli, presidente della direzione nazionale dei Giovani del Pdl, pomposamente ribattezzata ‘Giovane Italia’: “Anche io sono aquilano e sono dispiaciuto nel vedere una manifestazione, che doveva porre attenzione alle difficoltà in cui si trova la città, trasformata a causa di un gruppo di facinorosi in una volgare e strumentale manifestazione di stampo politico”.

A guidare la sommossa popolare, ha aggiunto Morelli,  ci sarebbe un”gruppo di esagitati dichiaratamente di estrema sinistra, segno ne è anche la bravata fatta ai danni di un furgone dei carabinieri. Sono gli stessi che manifestavano contro la realizzazione del ‘progetto case’ grazie al quale migliaia di aquilani hanno un tetto solido e dignitoso sula testa e assieme alle amministrazioni locali impedirono di realizzare un’opera ancora più importante per la città quale era la ‘new town’”.

In realtà, gli aquilani chiesero a più riprese e in varie forme di essere coinvolti nei percorsi di ricostruzione, oltretutto deficitari, se si considera che (a parte chi è rientrato nel ‘progetto c.a.s.e. o nei ‘moduli abitativi provvisori’) circa 30mila persone sopravvivono in ‘autonoma sistemazione’ oppure vivono presso alberghi o caserme. E se è del tutto lecito dissentire dalle opinioni espresse nelle assemblee autoconvocate di cittadini, appare però bizzarro che le volontà di chi chiede di “riconquistare la città” vengano bollate da un giovane (e, a quanto pare, inesperto) politico come deliri elaborati da facinorosi.

Riguardo poi alla strumentalizzazione politica, forse Morelli si è voltato dall’altra parte quando gli aquilani hanno accolto Pierluigi Bersani tra le contestazioni. Mentre il leader del Pd veniva attorniato dalle telecamere, all’imbocco di piazza Colonna, sono partiti fischi ed epiteti: “Vergogna”, “Dov’è l’opposizione?”, “Siete solo capaci di venire a sfilare e poi scomparite”.

Dopo lo sfogo dei presenti, Bersani è stato comunque invitato a prendere la parola, al microfono del corteo: “Ho sentito di episodi non accettabili, non tollerabili, il governo non può far trovare la polizia di fronte a una manifestazione come questa. Meritate rispetto”. A quel punto sono arrivati gli applausi e il leader del Pd ha così proseguito: “Per affrontare la ricostruzione del dopo-terremoto serve una legge come è stato fatto in occasioni analoghe, sono sempre stato convinto che si possa intervenire con le risorse del bilancio ordinario. Ma se qualcuno mi dimostra che è necessario, sono pronto a dire sì anche a una tassa di scopo”.

E la manovra economica rappresenterebbe, per l’opposizione, l’occasione per cominciare a dare risposte: “Per noi – ha concluso Bersani – la priorità numero uno è L’Aquila, c’è una promessa del Paese verso L’Aquila e questa promessa va mantenuta”.

Nel tardo pomeriggio, il segretario democratico è tornato in argomento, da Montecitorio, con toni ancora più perentori, in seguito alle censure informative operate da alcuni mass media: “E’ incredibile – ha attaccato – eppure il governo ha portato all’esasperazione i cittadini colpiti dal terremoto, il silenzio che si è imposto su questa vicenda specie dai grandi telegiornali porta le persone a sentirsi impotenti, sole e quindi esasperate”.

Va ricordato che il corteo organizzato dagli aquilani non è nato soltanto dalla volontà di riportare i riflettori sulla città devastata dal sisma del 6 aprile 2009. Gli abitanti hanno lanciato nuovamente lo stesso “Sos” del 16 giugno (quando sfilarono in 20mila per le strade del capoluogo abruzzese), rivendicando una “tassa di scopo” e, più in generale, esenzioni fiscali e politiche contro le conseguenze del dramma sull’occupazione.

A fine giornata, il bilancio non è stato proprio incoraggiante. “Di botte ce ne sono state abbastanza – ha tagliato corto il sindaco Cialente – di risultati concreti pochi. E’ possibile – ha aggiunto dopo aver discusso con il sottosegretario Letta e aver incontrato il presidente del Senato Schifani – che venga inserito nella manovra un emendamento ‘in zona Cesarini’ che permetta, agli aquilani, di restituire le tasse sospese nei mesi scorsi, in dieci anni per una percentuale del 40per cento. Ciò comporterebbe una copertura pari a 250 milioni l’anno”. Cialente ha infine valorizzato “il passo avanti anche se non soddisfa tutte le nostre richieste”.

Che si tratti di opinioni in libertà e inopportune? Deve averlo pensato un altro sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, alla luce delle sue dichiarazioni di ieri pomeriggio: “Se i capopopolo come Cialente se ne stessero all’Aquila a lavorare per la ricostruzione, sicuramente non dovremmo registrare vergognosi, incredibili ritardi per la realizzazione di strutture che per loro responsabilità sono ancora totalmente al palo”.

Sindaci e capipopolo a parte, la giornata di ieri ha confermato che l’orgoglio e la dignità degli aquilani suonano intollerabili. Chi non tace e pretende addirittura di manifestare appare un’anomalia da estirpare, nell’azienda Italia costruita ad Arcore e trasferita nell’inespugnabile palazzo Chigi.

Paolo Repetto

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