cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » politica, tu inviato
Regola la dimensione del carattere: A A

Acqua privata? ‘No, un bene comune’

Autore: . Data: martedì, 6 luglio 2010Commenti (0)

La campagna referendaria a Napoli. Un articolo per ‘Tu Inviato’

Volge al termine la raccolta firme per la campagna referendaria 2010. L’iniziativa ha l’intento di cancellare tutta la normativa che riguarda la privatizzazione dell’acqua. Perciò è da tempo in corso una raccolta firme (obiettivo: 700mila in tutta Italia), con tre quesiti depositati presso la Corte di cassazione di Roma il 31 marzo 2010, attraverso i quali si vorrebbe appunto abrogare la legge approvata dall’attuale governo nel novembre 2009.

L’obiettivo primario è ottenere la ripubblicizzazione dell’acqua e la conseguente sua gestione da parte di sindaci e comuni. Ed è notevole la mobilitazione nelle piazze di diversi comuni campani. A Napoli, è stato allestito uno stand in piazza S. Domenico Maggiore, con la presenza di banchetti per la raccolta firme, la proiezione di video, l’esposizione di materiale informativo e documentazione cartacea, e la messa in scena di spettacoli di artisti di strada.

I promotori di gran parte delle occasioni di sensibilizzazione cittadina operanti nel napoletano sono il Presidio permanente di Chiaiano e Marano, il Comitato ‘cittadinanza attiva III Municipalità’, il Comitato civico ‘Cambiamo Mugnano’ e il Comitato ‘salute ambiente e diritti centro storico’. A Raffaele Paura, rappresentante proprio di quest’ultimo, abbiamo chiesto come procede la mobilitazione contro la privatizzazione dell’acqua.

Che genere di mobilitazioni hanno preceduto la campagna referendaria del 2010?
Già quattro anni fa, a Napoli, nacquero una serie di comitati per rifiutare il progetto della Regione Campania di privatizzazione dell’acqua. Quella battaglia, precedente quindi alla legge Ronchi, fu  vinta. Oggi però, con la normativa in questione, tutto è stato rimesso nuovamente in gioco. Come conseguenza positiva di quella prima mobilitazione contro la privatizzazione si è ottenuta una forte consapevolezza e la costituzione di una serie di comitati di quartiere che lavorano su certe tematiche fondamentali come quella dell’acqua pubblica.

Quali conseguenze immediate pensa che possa produrre la privatizzazione dell’acqua?
La prima è l’aumento spropositato dei prezzi, come già successo in molte zone d’Italia. L’altra è che i guadagni del privato, derivanti dalla “proprietà del rubinetto”, crescono mentre lo Stato continuerebbe a pagare con le nostre tasse. L’acqua resterebbe pubblica ma ciò che potrebbe diventare privato è il sistema di distribuzione.

Trova una relazione tra la crisi economica e  la scelta di privatizzare un bene fondamentale come l’acqua?
Assolutamente sì. La crisi serve come alibi affinché si assuma la privatizzazione come principio cardine per la risoluzione della crisi stessa. In realtà sappiamo bene che serve solo ad aggravare ulteriormente la situazione. Crediamo che la battaglia per l’acqua pubblica sia una battaglia per la democrazia in Italia. E sulla gestione dell’acqua si gioca il concetto di ‘partecipazione’. La nostra parola d’ordine è ‘né pubblica né privata ma comune’. Ed è intorno al concetto di ‘comune’ che si sviluppa la partecipazione alla democrazia.

Che genere di scenario si può prefigurare in una città come Napoli?
A Napoli per gravi problemi sociali, è risaputo il fatto che molti cittadini non riescono a pagare le bollette. La caccia ai cosiddetti ‘morosi’ può rappresentare infatti una delle conseguenze di questo processo di privatizzazione. Intorno a tale questione si sono sviluppate varie idee: il Comune propose una legge, ben vista anche da alcune forze politiche che partecipano alla raccolta firme, di distribuire gratuitamente alcuni litri d’acqua per i poveri della città. Noi, come comitato, già quattro anni fa analizzammo questa ipotesi, ma rifacendoci al principio che il consumo di acqua costituisce un diritto che andava garantito a tutti e non una concessione solo per i poveri, considerammo la proposta come un primo passo, ma un passo sbagliato. Si trattava infatti di un’ipotesi, in linea con la tessera dei poveri realizzata dal governo Berlusconi, che non poneva giuste condizioni. Un altro limite di questa ipotetica legge, che sembrava porsi in termini assistenzialistici per i meno abbienti, era che chi avesse inteso beneficiare di un certo genere di donazione avrebbe dovuto dimostrare di non avere arretrati: una contraddizione in termini.

Come giudica la posizione di Pd e Idv in merito a tale questione?
Non ci meraviglia che certi partiti facciano ostruzionismo e che non abbiano sostenuto la campagna referendaria,  anzi è consequenziale al fatto che essi non si sono mai schierati esplicitamente contro queste scelte. All’interno del Pd sono passati una serie di provvedimenti che hanno permesso e agevolato il processo di privatizzazione. Nel Partito Democratico ci sono infatti alcune forze che sostengono le Spa (che sarebbero strutture pubblico-private), mentre noi crediamo che questa sia una falsa via che non conduce ad alcuna vera soluzione. La stessa posizione la mantiene Di Pietro, che ha commesso qualcosa di ancor più pericoloso, presentando un referendum “aggressivo”, che prevede deroghe, mette in discussione la possibile approvazione e può minare la legittimità della campagna referendaria.

Giuseppe Riccardi

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti disabilitati.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008