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Viareggio e la cisterna della strage dimenticata

Autore: . Data: martedì, 8 giugno 2010Commenti (0)

L’ostinazione dell’Assemblea “29 giugno” alla ricerca dei responsabili. “E Moretti se ne vada”

Si costituirono in “Assemblea 29 giugno” dopo una partecipatissima riunione, il 3 luglio 2009, quattro giorni dopo la strage di Viareggio. Al gruppo di discussione (e di indignazione) partecipano da un anno lavoratori e lavoratrici, giovani, cittadini, ferrovieri, i parenti delle vittime (info e dettagli a questo link). Quella notte morirono 32 persone. Colpevoli soltanto di abitare a pochi passi o di transitare vicino ad una cisterna carica di gpl, agganciata ad un treno merci in transito, che esplose dopo essere deragliata nei pressi della stazione della cittadina toscana.

Dopo i primi accertamenti sul posto, le indagini tesero ad imputare la fuoriuscita dai binari ad un cedimento strutturale, in seguito alla rottura di un’asse ‘fratturato’ e fabbricato nel 1974 nell’ex Germania dell’Est.

Quella struttura, pochi mesi prima della strage, era stata sottoposta a verifica periodica da un’azienda del mantovano, la Cima, e prima ancora era stata “visitata” nell’officina tedesca Junghenthal di Hannover, controllata a sua volta dalla Gatx, la proprietaria del carro che conteneva la cisterna.

Le indagini si rivelarono subito complesse, anche per via dell’intreccio di normative italiane ed europee e anche per il groviglio di natura contrattuale tra l’azienda proprietaria del carro, i responsabili della spedizione, e le varie diramazioni delle ferrovie interessate dal trasporto delle merci (da Fs logistica fino a Trenitalia Cargo e alla Rfi). Indagini che hanno condotto sotto inchiesta, alla fine di aprile, sette tedeschi con ipotesi di reato quali omicidio colposo plurimo, disastro e incendio colposo.

Magra consolazione per i cittadini dell’”Assemblea 29 giugno”, che non cercano capri espiatori ma pretendono giustizia. E la invocano da allora, cercando di coinvolgere nella loro battaglia di civiltà e verità tutti i viareggini e i cittadini dovunque sensibili al sottovalutato tema della sicurezza.

Un mese fa, una loro delegazione si è recata a Roma, ha presidiato piazza Montecitorio e piazza Navona di fronte all’ingresso del Senato. Accanto ai parenti delle vittime c’erano ferrovieri come Riccardo Antonini, che da mesi vivono al fianco dei viareggini condividendone pene e speranze: insieme hanno protestato duramente contro la cappa di silenzio calata sulla strage del 29 giugno, e insieme hanno iniziato a raccogliere le firme in calce ad una petizione che chiede le dimissioni dell’amministratore delegato delle Ferrovie, ingegner Mauro Moretti. Già, perchè i comitati di cittadini contestano la versione ufficiale della procura, o quantomeno chiedono chiarimenti e ulteriori verifiche.

“Per tutti noi è un dovere – spiega Antonini – capire e sapere chi sono i veri responsabili e perchè non si è fatto niente per evitare questa immane tragedia. Lo dobbiamo a quei 32 corpi di bambini, ragazze, donne e uomini straziati dalle fiamme dell’esplosione”.

I cittadini dell’”Assemblea 29 giugno” ricordano con rabbia talune frasi pronunciate da Moretti dopo la tragedia e le citano nei loro accorati volantini: “… la colpa non è nostra perchè il vagone è tedesco e la sua manutenzione non spetta a noi…”, “le ferrovie italiane sono le più sicure di Europa”, “quando in ferrovia avviene un incidente sembra che sia cascato il mondo…”. L’ultima perla verbale dell’Ad del gruppo Fs, poi, esplicitata nel corso di un’audizione al Senato lo scorso febbraio, ha suscitato particolare indignazione: “Il disastro del 29 giugno a Viareggio è stato uno spiacevolissimo episodio” (InviatoSpeciale ne ha già scritto qui).

“Queste dichiarazioni e il susseguirsi di altri incidenti e di altri ferrovieri morti sui binari – dice ancora Antonini – ci hanno indotto ad alzare la voce promuovendo e organizzando iniziative”, tra le quali la richiesta di non rieleggere Moretti al suo attuale incarico. E giovedì 10 giugno i viareggini si sono ridati appuntamento a Roma, alle ore 9.30 in Piazza della Croce Rossa, in concomitanza con la prevista rinomina dello stesso Moretti, per quanto già rinviata per ben due volte.

Va ricordato, però, che nei mesi successivi alla strage l’Assemblea ha cercato di tenere alta la tensione attorno al dramma dell’insicurezza promuovendo varie iniziative tematiche non solo legate ai destini del management, ma con tre obiettivi che i promotori viareggini ricordano con un certo orgoglio: “verità, giustizia e sicurezza”.

Delegazioni dei comitati cittadini hanno inoltre partecipato alla Conferenza sulla sicurezza del trasporto ferroviario a Bruxelles, l’8 settembre 2009, dove hanno presentato un decalogo “per la sicurezza nel trasporto delle merci pericolose”. Il 28 novembre si è svolto inoltre un seminario a Viareggio, che ha permesso di sviluppare un “pacchetto sicurezza” per poi ritornare a Bruxelles, il 4 febbraio 2010, a discutere di qualità dei trasporti in modo ancora più approfondito. Uno dei punti cruciali del confronto era, ed è, la difesa del ruolo dei Rappresentanti dei lavoratori alla Sicurezza, spesso colpiti proprio per il loro impegno a difesa della sicurezza, dei lavoratori, dei viaggiatori, e dopo la strage, anche dei cittadini.

Insomma, l’”Assemblea 29 giugno” si è proposta, spiegano gli interessati, come momento collettivo di confronto, dibattito e partecipazione cittadina, senza il ‘bisogno’ di delegare ad altri la propria salute e la sicurezza di tutti. Attraverso l’organizzazione di eventi utili da un lato a rivendicare giustizia e dall’altro a far progredire l’impegno a favore della salute umana e ambientale. Non interpretata come gentile concessione, bensì come diritto inalienabile dei cittadini.

Dopo l’iniziativa romana del 10 giugno, i viareggini si prepareranno a commemorare degnamente le loro vittime innocenti. Ad un anno dalla strage, ancora senza colpevoli.

Paolo Repetto

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