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Precari al ministero dell’Interno. Da dieci anni

Autore: . Data: lunedì, 14 giugno 2010Commenti (0)

Lettera aperta ad InviatoSpeciale firmata da 650 lavoratori

Siamo 650 lavoratori precari che il ministero dell’Interno ha assunto, attraverso agenzia interinale prima e tramite concorso (per tre anni) dopo, presso gli uffici Immigrazione delle Questure e gli sportelli unici delle prefetture.

Questa assunzione avveniva allo scopo di contenere quella che si credeva essere un’emergenza momentanea creatasi in questi uffici per fronteggiare i picchi di lavoro che ne derivavano. Ma l’emergenza, col passar del tempo è diventata la normalità, al punto da investire tutti noi 650 di un carico di lavoro e di responsabilità inattese e mai neanche lontanamente ipotizzate, tanto da venir interamente coinvolti ed assorbiti nella materia “Immigrazione” con l’attribuzione di competenze e mansioni al pari di quelle che fino ad allora erano esclusiva prerogativa di agenti di pubblica sicurezza.

Diventammo così poco per volta una realtà tangibile, seppur del tutto nuova ed insolita, nell’ambito della pubblica amministrazione: quegli operatori in borghese agli sportelli degli uffici Immigrazione che si occupavano di rilasci di nulla osta, di ricongiungimento familiare, di flussi migratori, di sanatorie, di rilascio e consegna di permessi e carte di soggiorno, solo per citarne alcune.

Oramai siamo al lavoro diligentemente e con non pochi sacrifici da quasi 10 anni e spesso ci troviamo da soli a reggere interi uffici che ci sforziamo di rendere efficienti, fra le mille difficoltà insite in un lavoro del genere, la gestione di un’utenza avida di informazioni allo sportello, ed al telefono, lo smaltimento di code interminabili di gente in attesa, archivi e scrivanie colme di carte che proviamo a gestire al meglio, il malcontento dei cittadini extracomunitari che spesso faticano ad integrarsi, uniformarsi e accettare un sistema burocratico a volte lontano dalla propria cultura, e l’elenco sarebbe ancora lungo.

Ebbene, in una situazione del genere già di per sé gravosa, veniamo ad apprendere che, nonostante l’esserci attenuti scrupolosamente alle regole ed i dettami impostici, dopo aver acquisito un particolare tipo di professionalità e conoscenza, dopo aver superato un concorso per ricoprire un posto che già occupavamo da anni, seppur sotto contratto con agenzia interinale, non esiste affatto la volontà politica di mantenerci al nostro posto di lavoro e stabilizzarci con contratto a tempo indeterminato, come ci è stato lasciato credere per tutti questi anni.

La motivazione che ci viene fornita dal Governo, sta nella mancanza di fondi da ricercarsi nella crisi economica che investe anche il nostro Paese, in un momento storico particolare in cui non si fa altro che parlare di tagli alla spesa pubblica, alle pensioni, di sprechi nella pubblica amministrazione.

Dal canto nostro siamo ben coscienti della gravità della situazione economica in cui l’intera nazione versa, ma non riusciamo a spiegarci come mai nel febbraio scorso, a pochi mesi dalla scadenza del nostro contratto di lavoro, il ministero dell’Interno decida di avvalersi di ulteriori 650 lavoratori selezionati tramite agenzia interinale, con ulteriore dispendio di denaro.

Questi nuovi collaboratori, assunti con l’agenzia di lavoro interinale “GI group”, ci affiancano quotidianamente nell’espletamento del nostro lavoro, mentre da più parti arrivano notizie circa l’eventualità che la sopracitata
agenzia abbia vinto un appalto per la fornitura di personale al ministero degli Interni della durata di 3 anni, vale a dire fino al 2012.

Va da sé che tali notizie, alla luce degli ultimi avvenimenti, collocate nell’ambito di una disastrosa situazione lavorativa nazionale, ci gettano nello sconforto dal momento che crediamo fortemente in questo lavoro, sul quale abbiamo puntato e investito tanto.

Siamo inoltre coscienti di quanto sia complesso e delicato il settore Immigrazione e della gravissima situazione in cui si verrebbe a trovare la cittadinanza, per le evidenti ricadute negative sui processi di regolarizzazione, emersione ed anche sulla sicurezza e l’ordine pubblico, nel caso in cui il Ministero dell’Interno, a fine anno, dovesse sostanzialmente scegliere di ridurre in modo considerevole, invece di stabilizzare, il proprio organico di 650 unità nel delicato settore dell’Immigrazione, disperdendo, peraltro, un patrimonio di conoscenze ed esperienze acquisite in quasi 10 anni di lavoro precario.

Ci permettiamo inoltre di far notare come non si possano più adottare, con riferimento all’Immigrazione, misure emergenziali, ma vadano programmati interventi strutturali, anche nelle politiche del personale per dare, in tempi rapidi, le dovute risposte agli immigrati ed alle esigenze della cittadinanza in termini di assistenza, sicurezza e certezza delle posizioni giuridiche.

Dal canto nostro sappiamo bene cosa voglia dire essere disoccupati avendo famiglie da mantenere ed abbiamo paura di cosa succederà all’inizio dell’anno prossimo. Increduli ci chiediamo: può lo Stato creare disoccupazione? Siamo già stati oggetto di una serie di interpellanze parlamentari che purtroppo non hanno per ora sortito gli effetti desiderati.

I 650 precari del ministero dell’Interno

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