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Natuzzi: trovato l’accordo

Autore: . Data: venerdì, 18 giugno 2010Commenti (0)

Cassa integrazione per i lavoratori. Ma il futuro è tutt’altro che chiaro.

Accordo raggiunto, al ministero del Lavoro, per la concessione della cassa integrazione in deroga per quattro mesi fino al 15 ottobre 2010 per il gruppo Natuzzi.

L’azienda ha reso noto che come precedentemente deciso insieme ai sindacati l’accordo prevede che le parti ritornino entro ottobre al ministero per richiedere un ulteriore provvedimento di cassa integrazione per coprire i successivi dodici mesi.

Durante questo periodo Natuzzi definirà un piano industriale che dovrebbe portare alla ricollocazione dei dipendenti in cassa nell’arco dei prossimi cinque anni.

Vaghe se non ovvie, tuttavia, le linee di questo programma di salvataggio.

Per spiegarne i contorni il presidente e ad del gruppo, Pasquale Natuzzi, ha detto: “Stiamo lavorando alla definizione di un piano che ci consentirà di tornare a competere, con prodotti innovativi e di qualità, e con un servizio eccellente. Il piano contiene iniziative trasversali su tutti gli ambiti della gestione aziendale e si pone l’obiettivo di ridurre i costi attraverso l’innovazione di prodotto, l’innovazione dei processi nelle fabbriche e negli uffici. Ciò comporterà la definizione di un nuovo assetto industriale, le cui logiche sono: la specializzazione produttiva, la coerenza con il posizionamento dei nostri brand (Natuzzi ed il nuovo marchio Editions) e del relativo livello di qualità e, non ultimo, la riqualificazione dei collaboratori in cassa integrazione”.

“La sfida è importante – ha continuato Natuzzi -se riusciremo a raggiungere questi obiettivi, facendo leva sui nostri 50 anni di storia, sulla nostra notorietà di marca, sulla conoscenza e il presidio dei mercati attraverso le nostre strutture in Europa e nei mercati del Medio Oriente, noi potremo riuscire a recuperare quote di mercato e nell’arco di cinque anni, unitamente all’Accordo di Programma che intendiamo sottoscrivere a breve, ricollocare gradualmente i nostri collaboratori”.

Come accade sempre più spesso in Italia le parole non bastano e se è scontata la necessità di innovare per competere, non è chiaro come e, ancor di più, non si ha nessuna centezza che la cassa non sia solo un passaggio che conduce a futuri licenziamenti e non al rilancio dell’azienda.

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