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La disfatta tricolore

Autore: . Data: venerdì, 25 giugno 2010Commenti (2)

Mondiali, l’Italia torna a casa. Il calcio nostrano è allo sbando

Dopo il tracollo della Nazionale italiana ai Mondiali sudafricani (due pareggi e una sconfitta nel girone, ultima in classifica dopo Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda e perciò eliminata) si è aperto il processo al calcio italiano.

Non poteva essere altrimenti, visto e considerato che è la prima volta nella storia delle competizioni internazionali che l’Italia arriva ultima nel girone preliminare senza aver vinto neanche una partita.

Le penose statistiche, però, non riescono a raccontare interamente lo stato di declino del calcio italiano: vorrà dir qualcosa se l’ossatura della squadra nazionale è stata costruita su un club giunto settimo in classifica nel campionato italiano (la Juventus), a quasi trenta punti di distacco dal primo, l’Inter. E non è affatto secondario ricordare che i campioni d’Italia alla corte di Massimo Moratti sono pressochè tutti giocatori stranieri.

Furbescamente, il commissario tecnico Marcello Lippi – subito dopo la disfatta di ieri, in conferenza stampa – si è cosparso per intero il capo di genere, autoflagellandosi in esplicito per evitare di subire un estenuante processo. Ai giornalisti, scurissimo in volto, ha spiegato di volersi assumere “tutte le responsabilità, se la squadra è entrata con terrore nelle gambe e nel cuore vuol dire che l’allenatore non ha preparato bene la gara sul piano tattico e psicologico”. E ancora: “Ho ritenuto che questa squadra potesse fare delle cose, ma evidentemente non l’ho preparata a dovere. Tutto mi sarei aspettato, fuorché che la squadra si esprimesse come nel primo tempo”.

Poi ha scagionato i suoi giocatori, perché “credo ancora fortissimamente in loro, non è una questione di sopravvalutazione. Ma non si può pensare che l’Italia sia quella che ha giocato stasera”. Invece no. Proprio “quella” è parsa la Nazionale: sconclusionata, distratta, scadente. In linea con lo stato generale del Paese, potremmo aggiungere.

E  la Lega nord non si è fatta sfuggire l’occasione di rincarare la dose, dettando alle agenzie una nota di fuoco un attimo dopo il fischio finale e facendo seguito alle numerose polemiche in salsa padana, tra le quali spicca la profezia di Umberto Bossi (poi smentita) secondo cui l’Italia avrebbe “comprato” il match di ieri per evitare figuracce: “Che vergogna. Semplicemente ridicoli. Pagati milioni, gambe di gelatina e fiato corto”, ha sentenziato il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli, capo di un dicastero che a quanto pare ha dirette competenze pedatorie. “In Nazionale – ha aggiunto – non possono giocare gli immigrati di lusso dello sport e questi risultati ne sono la logica conseguenza. Ora, pensiamo a far giocare nelle nostre squadre di club i giocatori nostrani”.

La migliore risposta al ministro leghista era giunta in anticipo qualche ora prima, firmata dai meridionalissimi operai Fiat di Termini Imerese, nel palermitano. Ieri alle 16, in concomitanza con l’inizio della partita con la Slovacchia, si sono presentati davanti i cancelli dello stabilimento rivendicando il lavoro. Visto che la giornata dell’eliminazione azzurra è coincisa con il primo dei quattro giorni di cassa integrazione per tutti i lavoratori dello stabilimento: “Gioca l’Italia – hanno scritto su un emblematico striscione, che dovrebbe riportare le istituzioni alla dura realtà italiana – noi vorremmo lavorare e invece c’è la cassa integrazione”.

L’iniziativa è stata organizzata da Fim, Fiom e Uilm, in risposta all’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, che nei giorni scorsi aveva criticato gli stessi operai accusandoli di avere scioperato solo per potere vedere in tv la partita di calcio Italia-Paraguay. “Gli operai vogliono lavorare – ha spiegato il segretario della Fiom di Palermo, Roberto Mastrosimone – e Marchionne ha deciso di chiudere la fabbrica a fine 2011 senza preoccuparsi del futuro di oltre 2.200 lavoratori e delle loro famiglie. Continuando a dileggiare gli operai per nascondere la responsabilità sua e della Fiat per aver decretato la morte della fabbrica”.

Paolo Repetto

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Commenti (2) »

  • Mauro ha detto:

    Un articolo patetico. La solita idiozia sul “blocco juventus” (chi sarebbero? Chi avreste messo al posto di Chiellini? Balotelli o Cassano? Due che hanno passato metà stagione in tribuna per problemi disciplinari, imposti non da Lippi, ma dagli allenatori dei loro club)? Chi è meglio di loro? Ha lasciato a casa Legrottaglie, Candreva, Del Piero, Amauri. Ha fatto giocare pochi minuti a Camoranesi. Gente che nel proprio ruolo è al top in Europa.
    Ma sparatevi….

  • Repetto (author) ha detto:

    Brutto affare quanto l’orgoglio (chiamiamolo così) tifoso arriva ad annebbiare la mente al punto da insultare gli interlocutori. Che il “blocco Juventus” in Nazionale derivi dalla robusta iniezione di giocatori stranieri nelle grandi squadre (Inter in testa) lo abbiamo scritto. C’è poco da risentirsi. La verità è che i giocatori italiani non sono più competitivi a livello internazionale. Juventini inclusi.

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