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Dopo le intercettazioni in arrivo il colpo mortale alla giustizia

Autore: . Data: lunedì, 14 giugno 2010Commenti (0)

Il centro destra vuole consolidare il regime. Fondamentale distruggere la magistratura.

Angelo Alfano, ministro della Giustizia,. ha detto: “Presenterò a settembre la riforma della giustizia al Cdm e poi la porteremo in Parlamento”.

I punti qualificanti della nuova operazione di smantellamento delle regole democratiche stabilite dalla Costituzione saranno la “separazione degli ordini tra pm e giudicanti: il pm fa l’accusa e il giudice giudica, con percorsi professionali separati sin dall’inizio; la creazione di due Csm e di un meccanismo disciplinare che risolva il problema di una giustizia troppo domestica”. “Io sono pronto – ha detto Alfano – a settembre la presento al Consiglio dei ministri”. I tempi? “La voteremo presto”.

La battaglia del berlusconismo alla magistratura non presume quindi alcuna tregua e l’imperativo categorico è costruire una sostanziale impunità per aggirare le numerose inchieste che hanno portato alla luce un vasto ed articolato sistema di malgoverno e corruzione.

Dopo lo stop all’uso delle intercettazioni per le indagini, i provvedimenti che hanno abolito il reato di falso in bilancio, le leggi ad personam per impedire i processi al premier adesso arriva il colpo finale: il controllo della magistratura.

Il presidente dell’Anm distrettuale di Palermo, Antonino Di Matteo, ha dichiarato: “Continua la sistematica e violenta offensiva di denigrazione e isolamento dei magistrati che credono ancora nel principio dell’uguaglianza di tutti di fronte alla legge. Noi resisteremo perchè crediamo nei principi della Costituzione sulla quale abbiamo giurato”. “Mi chiedo -ha aggiunto Di Matteo – con quale faccia continuino a collaborare con questo governo i colleghi distaccati al ministero che pure hanno giurato sulla stessa Carta costituzionale”.

Livio Pepino, consigliere del Csm ed esponente di Magistratura Democratica,ha detto: “Non mi pare che ci sia nulla di nuovo. La mancanza di una idea complessiva di giustizia che non sia ritorsiva è una costante di questa maggioranza, di questo ministro, di questo governo”.

“Da tempo sentiamo questo ritornello – ha osservato Pepino -. Tra l’ altro, occorrerebbero modifiche costituzionali, che non sono uno scherzo. Prevedere un voto in tempi brevi dimostra una idea curiosa di giustizia e di Costituzione. Preferisco parlare di cose serie, non di questo”.

Quanto al tema delle intercettazioni, l’esponente del Csm ha spiegato: “Siamo nella stessa ottica. Credo che raramente nella storia della Repubblica ci sia stata una modifica legislativa che abbia provocato reazioni negative da ambienti così eterogenei; una modifica così irrazionale e così difforme dalle finalità dichiarate. Lo stesso ricorso al voto di fiducia mi sembra una prova di grande debolezza. Quello che non si riesce ad ottenere con la ragione si cerca di ottenere con la forza dei numeri e con la forzatura delle regole. Non è così che si riforma la Giustizia”.

Fabio Roia, consigliere del Csm per la corrente ‘Unità per la Costituzione’ ha sostenuto: “Sono sempre annunci. Quando questi annunci si trasformeranno in testi concreti ragioneremo sui testi”.

“Alfano aveva detto che avrebbe presentato la riforma dopo le elezioni di primavera – ha sottolineato Roia – e invece non è riuscito nemmeno a fare una riforma del sistema elettorale del Csm che molti aspettavano, soprattutto i magistrati”.

Sulla questione dei tempi per le modifiche costituzionali che comporterà il progetto previsto dal ministro, il consigliere ha osservato: “Quando si toccano le regole fondamentali dello stare insieme, ci vorrebbe la massima condivisione parlamentare ma anche della società civile. I tempi brevi e le forzature di maggioranza non fanno bene a nessuno”.

Antonio Patrono, consigliere del Csm ed esponente di Magistratura Indipendente, la corrente più moderata delle toghe, ha commentato: “Purtroppo le riforme proposte continuano a dimostrare che alcuni pensano che i problemi pensano della giustizia siano causati dai magistrati e quindi possono essere risolti con interventi ordinamentali. In realtà, non è così”.

“Bisognerebbe guardare al sistema giudiziario nel suo complesso, a come è fatto il processo penale e si capirebbe che è li che bisogna intervenire per fare riforme veramente utile per i cittadini – ha osservato Patrono -. La separazione delle carriere e la duplicazione dei Csm a questo fine sono totalmente inutili. L’ unica riforma accettabile potrebbe riguardare una più netta distinzione tra la sezione disciplinare e il resto del Csm, che potrebbe essere facilmente risolta anche con soluzioni diverse dalla modifiche costituzionali”.

Mario Fresa, membro del Csm per il ‘Movimento per la Giustizia’, ha da parte sua sostenuto: “I cittadini vorrebbero una giustizia che funzioni con risorse, mezzi, uomini e reti informatiche. Vorrebbero che fosse riformata in maniera condivisa e non con interventi di spaccatura che non migliorerebbero di un giorno la durata dei processi”.

“Mi sembra un po’ tardiva – ha continuato Fresa – l’ idea del ministro di riformare dopo l’ estate il Csm dal momento che l’ attuale Csm è in scadenza e tra venti giorni ci sono le elezioni per rinnovarlo. La riforma diventerebbe operativa fra quattro anni”.

Il consigliere ha sottolineato poi che “l’unità della giurisdizione è un valore importante nella nostra democrazia ed è un valore che si può perseguire soltanto attraverso una osmosi delle funzioni tra pubblici ministeri e giudici. Preferisco pensare al pm come un giurista al servizio della giurisdizione e non come un superpoliziotto lontano da essa. Per lo stesso motivo sono perplesso sull’idea di due Csm. Tra l’altro, due Csm implicano anche modifiche costituzionali, farle in quattro e quattr’otto mi sembra impossibile. Finora ho sentito parole e pochi fatti, e comunque questi fatti non sarebbero migliorativi del servizio giustizia”.

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