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Bertolaso e Protezione civile: quanta confusione

Autore: . Data: giovedì, 17 giugno 2010Commenti (0)

Tra vigili del fuoco e soccorritori volontari. Piccolo prontuario contro le facili demagogie

Cominciò il premier Berlusconi a giocare sull’equivoco: l’8 giugno scorso, durante una manifestazione di Federalberghi, pensò bene di dare “disposizione agli uomini della Protezione civile di non recarsi nelle zone terremotate in Abruzzo o, quanto meno, di farlo senza rendersi riconoscibili perché qualcuno con la mente fragile rischia che gli spari in testa” (InviatoSpeciale ne ha scritto qui). Fu un modo tutt’altro che elegante per affermare che Bertolaso e la Protezione civile tutta, un blocco inteso come granitico e al servizio del governo, dovevano girare alla larga dai contestatori aquilani, forse immaginati la reincarnazione del “comunismo” in salsa abruzzese.

Alcuni giorni dopo, il ‘Giornale’ ha rincarato la dose, attaccando l’area politica cui appartiene il sindaco aquilano Cialente (Pd) “che ha messo nel mirino Bertolaso e la Protezione civile, indicandoli al Paese come il male assoluto, che si è battuta contro procedure speciali e vie preferenziali nella gestione delle emergenze”. Affermazione spregiudicata, quest’ultima, sia alla luce delle famose intercettazioni telefoniche sugli imprenditori che ridevano immaginando la ricostruzione sia riguardo alle possibili conseguenze – in seguito all’eventuale varo di una Protezione civile Spa – di una svolta all’insegna di ulteriore riservatezza su forniture, contratti, progetti per centinaia e centinaia di milioni di euro all’anno. Per non dire dello stravolgimento di una struttura così importante se venisse trasformata a “fatto privato” di assunzioni e consulenze, non più al vaglio della trasparenza pubblica.

Lo scorso 14 febbraio quel progetto di privatizzazione si è arenato, dopo una battaglia dell’opposizione e soprattutto per effetto delle contraddizioni in seno alla maggioranza. Ma è evidente che la concezione di un Servizio composito come quello di Protezione civile continua ad essere vissuto dal governo come cosa propria. Da agitare come una clava, ora a difesa del Bertolaso di turno, ora contro cittadini che protestano (come gli Aquilani). Ma che cos’è la Protezione Civile? Davvero corrisponde alla rappresentazione che ne viene fatta?

La migliore risposta la fornisce forse Patrizio Petrucci, presidente del Cesvot (Centro Servizi Volontariato Toscana), che ha così descritto il “senso di appartenenza” di un volontario-soccorritore: “Cosa rappresentano, oggi, per i volontari, le loro associazioni? Ricordo che avevo 17 anni quando iniziai a frequentare la Croce Verde di Viareggio con la contrarietà della mia famiglia, terrorizzata al solo pensiero che salissi in ambulanza. La Croce Verde di Viareggio era uno dei luoghi di aggregazione per eccellenza, era una importante comunità cittadina, un luogo di relazione e di formazione. Era connotata culturalmente e politicamente, rimandava alla sinistra, alla laicità, il fascismo l’aveva chiusa destinando i suoi beni e la sua sede alla Croce Rossa. E’ lì che sono cresciuto, in quel luogo che era prima di tutto una “casa” con una forte identità storica, culturale e politica. E questa ‘casa’ aggregava persone che svolgevano anche ‘azioni volontarie’. Oggi, a distanza di molti anni, sono convinto che il mio legame con la Croce Verde sia proprio figlio della sua antica e forte identità. E’ questo il motivo principale, la ‘causa’, del mio indissolubile senso di appartenenza. Quando il 19 giugno scorso c’è stata la strage di Viareggio, la Croce Verde è stata la mia seconda drammatica preoccupazione, dopo mio figlio”.

L’identità del volontario, dunque, come molla dell’impegno civile. Qualcosa di molto diverso dagli intrecci affaristici legati alle ricostruzioni, dai governi che strumentalizzano le persone impegnate nel sociale a fianco agli “ultimi” in difficoltà. Del resto, il volontariato di Protezione civile è divenuto negli ultimi anni un fenomeno nazionale che ha assunto caratteri di partecipazione e di organizzazione particolarmente significativi.

Un fenomeno nato sotto la spinta delle grandi emergenze verificatesi in Italia a partire dall’alluvione di Firenze del 1966 fino ai terremoti del Friuli e dell’Irpinia. “In occasione di questi eventi – si legge sul sito della Protezione civile – si verificò, per la prima volta nel dopo guerra, una grande mobilitazione spontanea di cittadini di ogni età e condizione, affluiti a migliaia da ogni parte del Paese nelle zone disastrate per mettersi a disposizione e “dare una mano”. Si scoprì in quelle occasioni che ciò che mancava non era la solidarietà della gente, bensì un sistema pubblico organizzato che sapesse impiegarla e valorizzarla. In tal senso, si mossero le accuse del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, il quale, proprio in occasione del terremoto dell’Irpinia, denunciò, rivolgendosi alla Nazione, l’irresponsabilità, l’inerzia, i ritardi di una Pubblica Amministrazione disorganizzata ed incapace di portare soccorsi con l’immediatezza che quella sciagura richiedeva”.

Lo stesso Pertini rivolse un appello agli italiani, con queste parole: “Voglio rivolgere anche a voi Italiane e Italiani un appello, senza retorica, che sorge dal mio cuore…, qui non c’entra la politica, qui c’entra la solidarietà umana, tutti gli Italiani e le Italiane devono sentirsi mobilitati per andare in aiuto di questi fratelli colpiti da questa sciagura”.

Da allora è iniziata l’ascesa del volontariato organizzato, fino all’istituzione, con la legge 225/92, del Servizio nazionale della Protezione civile. E anche alle organizzazioni di volontariato è stato espressamente riconosciuto il ruolo di “struttura operativa nazionale”, parte integrante del sistema pubblico, alla stregua delle altre componenti istituzionali, come il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, le Forze Armate, le Forze di Polizia e il Corpo forestale dello Stato. A cui vanno aggiunti i Servizi tecnici nazionali, i gruppi nazionali di ricerca scientifica (come l’Istituto nazionale di geofisica), la Croce rossa italiana, le strutture del Servizio sanitario nazionale e il Corpo nazionale soccorso alpino.

Peraltro, all’interno delle organizzazioni di volontariato, esistono tutte le professionalità. Un “mix” di medici, psicologi, ingegneri, infermieri, elettricisti, cuochi, falegnami. Che partecipano a numerosi incontri e stage formativi e pongono al servizio della Protezione civile specializzazioni spesso di alto livello.

Ed è proprio il rapporto tra soccorritori-volontari e “territorio” a smentire nei fatti l’ipotesi che simili cittadini possano essere aggrediti da altri cittadini in difficoltà. A meno che – appunto – non si voglia far strumentalmente credere che un simile bagaglio di professionalità volontaria sia alla mercè di un governo o di un Dipartimento alle dipendenze della Presidenza del Consiglio.

Paolo Repetto

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