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Un Regno Unito senza personalità

Autore: . Data: venerdì, 7 maggio 2010Commenti (0)

Il declino inglese emerge dai risultati delle elezioni: il Paese è in bilico.

L’onnipotente impero inglese che per secoli ha imposto il suo ordine al mondo (spesso a suon di cannonate) da alcuni anni mostra la sua incertezza e le sue falle.

Dopo la cura da cavallo liberista di Margaret Thatcher, le ambiguità di Tony Blair ed i contraccolpi violenti sull’economia prodotti dalla crisi finanziaria mondiale il Paese si avvia con molte probabilità verso un inesorabile declassamento del suo ruolo internazionale.

William Hague, stretto collaboratore del leader conservatore David Cameron, semi-vincitore delle elezioni di giovedì, ebbe a dire qualche mese fa: “Per la Gran Bretagna diventerà sempre più difficile esercitare sugli affari mondiali quell’influenza che ha sempre esercitato”.

Le elezioni? Come sono andate? Mancano al momento solo 49 circoscrizioni da scrutinare su un totale di 650 ed il partito conservatore ha raggiunto la maggioranza dei deputati alla Camera dei Comuni con 286 seggi. I laburisti, al governo, ne hanno conquistati 241 ed i liberaldemocratici, ritenuti i probabili trionfatori solo due giorni fa si sono fermati a 51.

Siccome per governare il Paese bisogna avere una maggioranza di minimo 326 seggi si può affermare senza timore di smentita che l’Inghilterra è ‘appesa’ .

Il premier uscente, l’opaco Gordon Brown vorrebbe rimanere a Downing Street, cercando di formare una coalizione con gli uomini di Nick Glegg, il capo dei Lib Dems, e lo stesso tenterà di fare Cameron.

Glegg, però, è guardingo ed invita a non “fare scelte precipitose” ed ha subito affermato: “Penso che sarebbe preferibile che tutti prendano un pò di tempo affinchè la gente abbia il buon governo che si merita in tempi molti difficili e incerti. Questo riguarda tutti i partiti politici: penso che nessuno debba precipitarsi a fare dichiarazioni o a prendere decisioni che resisteranno alla prova del tempo”.

Intanto, nel Paese che ancora impone la parrucca nei tribunali per giudici ed avvocati, non è neppure chiaro a chi sarà affidato il mandato per cercare una soluzione. Secondo Peter Mandelson, uno dei leader del Labour, in assenza di una maggioranza la regola prevede “che la precedenza non va al partito con il numero più elevato di seggi, ma al governo in carica”.

Tuttavia, la sconfitta di Brown è evidente, perchè al di là di ogni ragionevole dubbio i cittadini ne hanno bocciato la politica e così sarebbe singolare uno sconfitto si trovasse a decidere il calendario per la costituzione del nuovo esecutivo.

Le ragioni di questo “hung Parliament”, Parlamento appeso, sono antiche. Da anni ormai il Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda non ha più una identità definita. I danni prodotti sul lungo periodo dalle riforme tacheriane sono stati drammatici ed hanno distrutto il sitema indìustriale, premiando rendite e speculazioni finanziarie. Poi Blair ha legato il Paese agli Stati Uniti del peggior presidente della storia dell’ex colonia, George Bush, facendo di fatto diventare Londra il 51° stato americano e seguendo Washington nelle avventure militari in Iraq ed Afghanistan senza nessun indugio, procurando un fortissimo malcontento nel proprio elettorato ed in tutta la nazione.

Ian Kearns, dell’Institute for Public Policy Research, ha detto: “Anche se siamo un Paese relativamente benestante e occupiamo un posto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, siamo una potenza in declino” e Paddy Ashdown, ex leader del Lib dems, ricordando una battuta del segretario di Stato americano, Dean Acheson, nel 1962 “La Gran Bretagna ha perso un impero e non ha ancora trovato un ruolo” ha aggiunto: “Se state per dire che ancora oggi non abbiamo trovato un ruolo io sono d’accordo con voi”.

Intanto il debito pubblico  cresce e, secondo il Fondo Monetario Internazionale, nei prossimi cinque anni potrebbe raddoppiare fino a toccare il 100 per cento del prodotto interno lordo. Il National Institute for Economic and Social Research prevede che ci vorranno sei anni perché il reddito pro capite torni ai livelli dei primi mesi del 2008.

Il declino inglese, la svalutazione della sterlina, il suo ruolo all’interno dell’Europa, le relazioni con Obama sono tutti elementi di forte instabilità, che hanno portato il Paese del bipolarismo per eccellenza del Vecchio continente a non poter esprimenre una maggioranza.

Ma dietro la crisi del modello britannico potrebbe nascondersi le difficoltà che il cuore del potere europeo (Gran Bretagna, Francia e Germania) trovano nell’affrontare il presente e nel costuire il futuro. Mentre all’orizzonte antiche ex colonie diventano i nuovi veri potenti del pianeta, ovvero Cina ed India.

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