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“No al decreto ammazza-musica”

Autore: . Data: mercoledì, 19 maggio 2010Commenti (1)

Protestano le fondazioni lirico-sinfoniche

Il 9 maggio scorso il concerto al teatro San Carlo di Napoli del pianista cinese Lang Lang è stato aperto da un appello di un corista: “Aiutateci, la situazione del San Carlo e di tutti i teatri italiani è gravissima. Il governo ha costruito su misura un decreto legge vergognoso, che è un attentato ai lavoratori, al sindacato e alla democrazia”. A quanto pare ha riscosso grande successo tra il pubblico: molte le approvazioni, un solo contestatore (a quanto sembra subito zittito dagli applausi).

Il 12 maggio non è andata in scena la ‘Vedova allegra’ come da cartellone. Gli orchestrali, le maestranze, il corpo di ballo e i teatranti del massimo napoletano sono scesi in piazza a manifestare contro il decreto legge 64 del 30 aprile 2010, entrato in vigore il primo maggio, che delega il Governo alla riorganizzazione del settore lirico sinfonico.

Saltata anche la prima alla Scala di Milano, prevista per il 13 maggio, e due sere fa si è fermato il teatro dell’Opera di Roma, dove sono andate in scene animate proteste.”Tutti in coro contro il decreto ammazza musica”, declamava uno striscione sul palco.
A creare attrito sono state le parole del sindaco Alemanno: “E’ necessario affrontare in maniera seria la fase del negoziato per modificare il decreto Bondi”. I lavoratori hanno manifestato il loro evidente dissenso con fischi ed urla.
Una protesta accesa quella della ballerina Carla Fracci che, visibilmente scossa dalla presenza del sindaco romano, chiamato a discutere sulla Riforma di sistema della spettacolo dal vivo insieme ai sindaci di Bari e Genova e tutti i rappresentanti sindacali delle fondazioni, ha inveito urlandogli contro: “Vergogna, vergogna, farabutto … E’ colpa tua. E sono cose che non dico per me - ha aggiunto - ma per il futuro di questo teatro”.

Per Alemanno l’etoile avrebbe reagito in quel modo perché lamentava il mancato incontro che gli aveva richiesto da circa due anni per discutere del rinnovo del contratto.

Il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro, ha espresso solidarietà ad Alemanno e ha ammonito: “Il clima è troppo incandescente perché qualcuno, invece di cercare soluzioni condivise e soprattutto praticabili, si ostina a gettare benzina sul fuoco, e fra questi non c’è certamente il governo”.

Il sindaco che non ha reagito allo sfogo della Fracci al momento, ha risposto poi cosi: “Ho tutto il rispetto per la carriera artistica di Carla Fracci, ma credo che per il Teatro dell’Opera di Roma sia giusto dare spazio ai giovani e voltare pagina”.

Sarà dunque il belga Micha van Hoecke, coreografo di anni sessantasei, amico di famiglia e collaboratore fidato del maestro napoletano Riccardo Muti, a prendere il posto di Carla Fracci alla direzione del ballo all’Opera di Roma. Una scelta che sembra chiaramente non attenersi con quanto auspicato dal sindaco Alemanno.

Il decreto disposto del ministro Bondi si presenta in realtà come un attacco diretto alla cultura, ai lavoratori delle fondazioni lirico sinfoniche ai sindacati, un decreto che di fatto penalizza fortemente la categoria mediante l’esercizio di tagli violenti su tutto il settore.

Dopo la scuola, l’università, la ricerca, i musei, si punta ora ai teatri.

La soluzione proposta dunque è il siluramento del sistema “Opera” e come prevedibile restano esclusi dalla misura tutti coloro che in questi anni hanno male amministrato le risorse.

Con questo provvedimento si intende bloccare le assunzioni fino al 2013 e, decurtati gli stipendi fino al 40%, si minaccia implicitamente la continuazione dei tagli, se non addirittura la chiusura di accademie e conservatori.

Il 29 aprile scorso il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva promulgato il decreto al ministro specificando “osservazioni di carattere tecnico-giuridico” e “specifiche richieste di chiarimento sul testo” relative ai criteri per attribuire autonomia di gestione alle fondazioni e sulle norme per gli istituti mutualistici degli artisti. Non dovrebbe infatti più comprendere almeno per ora l’autonomia del Teatro alla Scala di Milano e l’Accademia di Santa Cecilia di Roma.

Ancora una volta però le risposte di governo alle deficienze finanziarie e alla cattiva gestione dei fondi sono privatizzazione e precarietà, taglio e smantellamento per le strutture interessate. Una precarietà che colpisce, come in questo caso, non solo coloro che già lavorano nei teatri, ma anche allievi delle scuole di formazione lirica e sinfonica. Il decreto in questione non fa altro che accelerare il progetto di appiattimento culturale che da anni ormai colpisce sistematicamente il Paese.

Con il sabotaggio del sistema accademico-artistico oltre che scolastico ed universitario, l’eliminazione o il bando di qualsiasi forma di trasmissione culturale (basti ricordare le volontà espresse qualche mese fa contro programmi come “Per un pugno di libri” e “Neapolis”) si mette ancora più marcatamente a fuoco una linea di governo che da anni preferisce porre in secondo piano la cultura rispetto a tutti gli altri “settori”.

Giuseppe Riccardi

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Commenti (1) »

  • Antonella ha detto:

    Più che far passare in secondo piano la cultura, mi sembra proprio un disegno mirato ad eliminarla. Un popolo ignorante è più facile da governare. La cultura non deve morire, mai.

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