cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca, tu inviato
Regola la dimensione del carattere: A A

La vita di una famiglia italiana negli Stati Uniti: “Cominciare a vivere”

Autore: . Data: venerdì, 7 maggio 2010Commenti (0)

Un reportage del tutto speciale dagli States per ‘Tu Inviato’.
La famiglia Vecchi – Giorgio ha trovato casa. Ma cosa si deve fare negli States per traslocare, allacciare luce, gas e telefono. E come ci si abitua a far la spesa in un posto dove tutto e diverso? Piero, l’amico traghettatore parte, bisogna abituarsi a camminare da soli.

Trovata la nuova casa adesso viene il bello. Avere un luogo dove vivere non implica automaticamente che tutte le complicazioni siano finite, anzi forse sono appena iniziate.

Luce, telefono, tv ed internet: i contratti

La prima cosa da fare è stipulare i contratto per le ‘utenze’. Fortunatamente nel nostro residence per luce, acqua e spazzatura è molto semplice, in quanto i proprietari rimangono intestatari e chi affitta deve solo pagare quanto dovuto con aggiunta di una “fee” (tassa, ricarico) di 5 dollari.

Le case negli Stati Uniti vivono quasi tutte grazie all’elettricità. Aria condizionata e riscaldamento sono prodotte da una unica macchina e le camere sono tutte dotate di bocchette dalle quali arriva refrigerio e calore. C’è poi un un termostato con il quale si può impostare la temperatura voluta e l’impianto fa da se. Elettrici anche scaldabagno e cucina.  Per tutto, ovvero acqua, energia, fognatura e rifiuti vanno via 150 dollari al mese, meno di 120 euro.

Risolti i bisogni ‘primari’ arrivano quelli ‘per lo svago’, ovvero televisione, telefono ed internet. Qui ci si serve di una sola compagnia che fornisce tutto, anche perchè la tv arriva via cavo. Per la scelta non c’è che l’imbarazzo.

Per comodità e per prezzo scelgo ‘Knology’. Chiamo un numero di telefono gratuito e mi risponde un tipo che parla come Silvester Stallone. Impossibile spiegare la difficoltà, ma se siete curiosi provate a sentire come parla  Rocky Balboa in lingua originale e capirete quanto sia frustrante comunicare in quell’inglese yankee se siete arrivati da pochissimi giorni.

Comunque ‘Stallone’ mi fa capire che verrà a casa la sera stessa per firmare il contratto. Incredulo per la rapidità lo aspetto e lui alle 20.30 puntuali si presenta e mi spiega tutto sul contratto e sui prezzi. Decidiamo in fretta il pacchetto per TV-Telefono-Internet e firmo senza troppa apprensione il contratto. Stacco un assegno di 100 dollari, intorno ai 78 euro, per la cauzione.

Prima di andarsene mi da appuntamento per il giorno successivo, deve fare il set up per la tv analogica via cavo. Dice anche che ritornerà quindi dopo quattro giorni per il telefono ed internet.

Morale della favola e senza allungare troppo il discorso: nel giro di cinque giorni, senza fare un minuto di coda, anzi stando comodamente a casa ho televisione, telefono ed Internet ‘ready for use’.

Il costo di questo ‘bundle’ offerto dalla Knology è di 110 dollari,  87 euro al mese, e comprende telefonate illimitate per gli Usa, Adsl senza limiti e circa 100 canali tv. Per di più negli Stati Uniti il segnale via cavo è disponibile in tutte le stanze della casa e questo vuol dire che si possono vedere tutti i canali ovunque senza dover ricorrere a decoder aggiuntivi, macchine strane, prolunghe o quant’altro. Se si hanno dieci televisori si possono guardare dieci canali diversi senza fastidi ed alla faccia di Sky.

Per internet la situazione è ancora più importante. Chi abita in Italia non può capire fino in fondo l’importanza di avere una connessione Internet veloce, affidabile e sicura quando si vive in un Paese lontano. Significa avere una porta aperta, un collegamento diretto con la propria terra d’origine, con i familiari e gli amici. Sono possibili telefonate intercontinentali gratuite senza limite di tempo, si possono vedere molti canali italiani ed i telegiornali in tempo quasi reale e soprattutto per gli amanti del calcio sono disponibili quasi tutte le partite del campionato italiano gratis. E molto altro ancora.

Comunque c’è un problema. Ho la connessione, ma mi serve un computer. Con Piero, l’amico che mi è stato al fianco per tutti questi primi 15 giorni e mi ha accompagnato ovunque (non ho neppure una macchina) abbiamo fatto una veloce ricerca di mercato ed abbiamo optato per un portatile Compaq da 17 pollici, ultima generazione con tutto il necessario e per la modica cifra di 600 dollari,  470 dollari. Un prezzo veramente stracciato confrontato con i prezzi italici di un computer all’ultima moda.

La nuova situazione mi ha ecitato e mi viene da pensare: “OK ready to start. A new world was in front of my eyes. Everything is permitted to me!”, ovvero “Ok, pronti a partire. Ho un mondo nuovo davanti agli occhi. Tutto è possibile per me!”. L’entusiasmo per l’efficienza è un sentimento misterioso in Italia.

I grandi acquisti

Nel frattempo però i bambini e noi dobbiamo nutrirci e bisogna comprare non solo il cibo, ma anche le pentole, almeno quelle necessarie fino all’arrivo delle nostre masserizie da Roma che sono ancora in viaggio.

La cosa qui in America è facilissima, perchè ci sono un po’ dovunque mega Mall, ipermercati giganti, che vendono tutto a qualsiasi prezzo, di solito più economici del 30 per cento rispetto all’Italia.

Qui siamo in Alabama e ci sono le catene nazionali ed i mega store della zona. Iniziamo con  Walmart, un colosso in tutto il Paese, che ha per motto “save money live better”, “risparmia soldi e vivi meglio”.  E’ il meno caro, vende tutto e la qualità è del tipo Upim-GS-Leclerq-Auchan.

Poi ha un’altra cosa che fa impazzire, è  ‘Open 24 hours a day, 7 days a week”, in pratica non chiude mai: “Aperto 24 ore al giorno, per sette giorni a settimana”. Si riposano per il Giorno del Ringraziamento e per Natale.

Bisogna sapere che in America è quasi impossibile trovarsi sprovvisti di una cosa e non poterla trovare, anche di notte o all’ultimo momento. C’è sempre un posto dove comprare persino una canoa indiana, applicandosi un po’.

Tornando a Walmart, c’è da dire che è frequentato da tutte le classi sociali, ma specialmente da afroamericani. C’è tutto, dal mangiare ai vestiti, dai giocattoli al ferramenta, dai fiori alle medicine, ai gioielli all’arredamento. Qui spendiamo veramente bei soldini, C’è anche ‘Target’, la qualità è leggermente superiore ed anche i prezzi sono un po’ più alti, ma anche qui lasceremo un bel po’ di dollari. Abbiamo bisogno proprio di tutto per la casa.

‘Publix’ e ‘Kroger’ sono più eleganti,  ma vendono quasi esclusivamente alimentari e poco altro di più. Quindi c’è Costco, che io amo. E’ una specie Metro, come al solito ha tutto, ma in più alcuni prodotti italiani, tipo la mozzarella, il prosciutto crudo il parmigiano.

Insomma, i Mall sembrano enormi parchi giochi il cui biglietto di entrata è gratuito, ma dove per uscire con la merce bisogna pagare. Ci passiamo molte di queste prime serate americane ed i bambini sono contenti, perchè stanno facendo il pieno di regalini.

C’è da notare che qui ad Huntsville non si può fare altro che andare in questi enormi supercentri commerciali. La città come la intendiamo noi europei non esiste e non esistono negozi lungo le strade, infatti non esistono neanche i marciapiedi e quindi non si può fare neanche la classica passeggiata per negozi.

Per di più siamo a luglio ed il clima è fantozziano. Si va da un minima di 28 a massime anche di 44 gradi. Ma è l’umidità a colpire di più e ricorda le camere climatiche nelle quali si mettono le munizioni per i test di invecchiamento, cioe’ anche il 90 per cento.
Il clima

Con questo ‘calduccio afoso’ l’unico motivo per uscire è quello di rinchiudersi nei Mall, che hanno tutti l’aria condizionata. Tuttavia c’è un handicap per i ‘nuovi arrivati’, gli americani amano tenere la temperatura vicino allo zero, persino negli ascensori. Se fuori ci sono 44 gradi, dentro quando va bene se ne trovano 15 e i raffreddori per chi non è addestrato è un fatto certissimo.

La famiglia Vecchi-Giorgio non è ancora abituata a questi clamorosi sbalzi termici. Ci siamo organizzati. In macchina abbiamo una  borsa che contiene felpe per tutti e prima di entrare ci copriamo con scrupolo maniacale. I locali ci guardano sbigottiti e non capiscono come qualcuno possa rifiutarsi di farsi congelare nei loro adorati mega centri commerciali.

Faccio notare che i bambini americani con temperature polari vanno tranquillamente in canottiera, anzi ho visto qualche “brave Kid” che era a torso nudo. L’uscita è più complicata, perchè bisogna essere rapidissimi nello spogliarsi, altrimenti si rischia di squagliarsi immediatamente.

Il nuovo arrivato come noi di solito fronteggia l’aria condizionata ‘made in Usa’ nei modi più strani, ma il nostro metodo ci soddisfa molto.

Un aneddoto social-climatico: in un Mall all’aperto c’è un grande spiazzo nel quale sono sistemate una ventina di fontane con zampilli d’acqua che arrivano anche a 5 metri di altezza. Se si passa in quell’area ci si fa il bagno e la doccia in modo certo. I bambini trovano piacevolissimo infilarsi tra i vari zampilli e si mettono all’ammollo, mutande comprese. Un giorno di non molto caldo e con un forte vento la temperatura era fresca. Era lecito pensare che le mamme americane impedissero ai figli di giocare con l’acqua fredda, anche perchè nessuno si porta mai vestiti di ricambio, ma si asciugano tutti al sole come i cavalli. Invece nonostante il frescolino tutti i piccoli presenti si sono buttati tra gli zampilli come sempre, compreso un tipetto di non più di un anno, ridente tra gli spruzzi con il solo pannolino e a torso nudo mentre noi eravamo tutti con le felpe. Le genitrici, incuranti del vento, non erano per nulla turbate e dopo invece di metterli al sole per asciugarli li hanno sistemati in un bell’angolo ventoso, una specie di phon naturale.

Gli americani in queste cose possono apparire abbastanza barbari, così come gli inglesi ed il resto della popolazione del Nord Europa. O forse siamo noi italiani esagerati? Ai posteri l’ardua sentenza.

La partenza di Piero

Grazie a Piero queste prime due settimane a Huntsville sono state lievi. Ci ha ha accompagnato in tutti i posti in cui siamo stati senza dare segni di insofferenza e non si è scocciato più di tanto nel dover soddisfare le bizzarre e variegate e esigenze della famiglia Vecchi-Giorgio appena arrivata. In ultimo ha dispensato a tutti noi una serie di consigli utili per il futuro, a partire dal mangiare per finire con i medici statunitensi.

Adesso torna in l’Italia ed abbiamo organizzato un saluto ufficiale con i colleghi del Redstone Arsenal in un ristorante messicano, la Rosi’s Cantina. E’ meglio tralasciare la qualità del cibo. Le immagini sono eloquenti.

Nel cestino rosso ci sono dei tachos, una specie di sfoglia fritta fatta con qualcosa di simile alla farina di polenta (molto buoni da assaggiare accompagnati con varie salse, quasi tutte piccanti). In uno dei due piattini dal colore indefinibile si intravede del riso insapore mischiato con una salsa strana e misteriosa. Nel piatto in basso, invece, non ci sono gamberi, ma pollo alla piastra con verdure crude e bollite. Per chi non è pratico di ristorazione americana sarà utile sapere che qui mettono il ghiaccio in qualunque bevanda, Nei due bicchieri infatti ci sono due liquidi (in questo caso non identificati) che i ristoranti offrono gratis prima di iniziare il pranzo. Come per l’aria condizionata è necessario per chi è appena arrivato prenda precauzioni, perchè le bibite fredde possono produrre congestioni o peggio. Per i locali, invece, più ghiacciate sono meglio è.

Con Piero solo noi Vecchi – Giorgio ed Arèad  siamo andati da Landry’s, un posto mitico. Prepara solo pesce ed in particolare un piatto denominato “giant shrimps”, gamberi cucinati in tutte le maniere, con un gusto e sapore fantastico. Uno ‘shrimp’ è grande come un coscietta di pollo e ne servono almeno dieci a testa.  E c’è la banana split più grossa e buona del mondo.

Arrivato il giorno della partenza accompagno Piero all’aeroporto (invidiandolo non poco). La sua assenza si sentirà, specialmente nei primi giorni. E’ stato un po’ come un traghettatore tra il vecchio mondo, l’Italia, ed il nuovo, gli States. Ci ha trasportato senza troppi scossoni tra due mondi e purtroppo sta andando via.

Da oggi iniziamo a camminare con le nostre gambe, a dire la verità un po’ tremolanti e non potremo rivolgerci a lui per la soluzione dei mille dubbi che ogni giorno ci assalgono.

Comunque questa è la vita. Ogni esperienza per essere bella e per essere degna di essere ricordata presenta momenti difficili. Poi quelli veranno superati per lasciare posto solo ai bei ricordi.

Così grazie a Piero per tutto. Anche per la macchina che ci ha venduto, nonostante ‘tiri’ senza scampo a destra non appena si lascia il volante.

Ezio Vecchi

Le  puntate sulla vita della famiglia Vecchi sono pubblicate tutti i venerdì.
I contenuti e le foto sono stati gentilmente concessi da ‘4 vecchi in America’.

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti disabilitati.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008