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Italcarone, il call center delle vessazioni

Autore: . Data: martedì, 18 maggio 2010Commenti (1)

Violenze psicologiche e fisiche verso chi non riusciva a vendere un aspirapolvere. Arrestate cinque persone

Che in Italia ci siano ancora vere e proprie “sacche” di schiavitù è più o meno noto a tutti, fatti salvi coloro che si ostinano a voltarsi dall’altra parte per non sapere come stanno realmente le cose.

Che la schiavitù sia reale, concreta, nei confronti di moltissimi immigrati (vedi il caso-Rosarno) è altrettanto noto, mentre nei confronti degli italiani è sempre stata sottile, subdola, a norma di legge, nascosta dietro contratti a progetto di pochi giorni o stage lavorativi non retribuiti. E’ questa la regola, ce ne siamo occupati raccontando le testimonianze di molti giovani.

Ma l’eccezione, si sa, è sempre dietro l’angolo. E stavolta l’eccezione riguarda un call center di Firenze, per l’esattezza l’Italcarone, dove spesso e volentieri il “lavoro”  sfociava in episodi di violenza.

Infatti  i dipendenti di questa azienda avevano una giornata piuttosto movimentata: la mattina si iniziava con l’Inno di Mameli e con improbabili slogan motivazionali.

Quindi si andava al sodo: i telefonisti dovevano fissare appuntamenti a domicilio con i loro clienti, proponendo la vendita di un aspirapolvere: questo oggetto, importato per una spesa di 350 euro, veniva rivenduto alla modica cifra di 3.500 euro o a rate di 94 euro per 60 mesi. Ora, basta avere un po di dimestichezza con la matematica per scoprire che, scegliendo di pagare ratealmente, la somma non era di 3.500 euro (già abbondantemente esagerata) bensì di 5.640 euro.  Come se non bastasse l’aspirapolvere veniva spacciato per presidio medico chirurgico con tanto di autorizzazione del Ministero della Salute. Il dicastero, tuttavia, smentisce categoricamente di aver dato questa autorizzazione.

Insomma, ce ne sarebbe già abbastanza per denunciare la Italcarone per truffa. Invece la cosa non finisce qui, perché prima ancora dei poveri acquirenti erano i dipendenti ad avere molti problemi.

Nei loro confronti vigeva un “regolamento” interno alquanto curioso: chi batteva la fiacca, secondo l’accusa, veniva picchiato con un frustino, mentre vigeva il divieto di andare in bagno se prima non si erano effettuate molte chiamate e fissati degli appuntamenti. Nel migliore dei casi i dipendenti meno redditizi subivano umilianti richiami davanti a tutti, mentre chi riusciva a fissare più appuntamenti riceveva applausi collettivi e attestati di lode imbarazzanti: “Ti stimo tantissimo, non provare mai a deludermi”. All’interno dell’azienda inoltre erano appesi cartelli con su scritto: “Le persone di successo fanno ciò che i falliti non amano fare. Non dimenticare mai chi siamo: i migliori”.

In realtà i dipendenti erano costretti a lavorare fino a 14 ore al giorno, con la minaccia di non ricevere lo stipendio se non si riuscivano a vendere abbastanza apparecchi aspirapolvere. I migliori invece venivano premiati anche con viaggi in località esotiche. Naturalmente i titolari non se la passavano affatto male: collezionavano, anzi, automobili di lusso e vivevano in enormi ville (una di questa appartenuta addirittura a Gucci).

Ma qualcosa si è rotto. I ritmi di lavori e le continue vessazioni impongono un serrato turnover. Molti abboccavano all’esca di premi e provvigioni, ma altrettanti dopo poche settimane se ne andavano, scandalizzati da quello che vedono. Gente frustata per non essere riuscita a vendere elettrodomestici.

Sono partite le prime denunce da parte di una decina di ex centraliniste alla Federconsumatori e alla Guardia di Finanza che hanno portato all’arresto di cinque persone ai vertici di Italcarone, accusate di associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e alla frode fiscale. Le vendite in nero dell’azienda, con sede in Toscana, ammontavano a quasi 4 milioni e mezzo di euro.

Oggi basta fare un giro su internet, ricercare la Italcarone sui motori di ricerca. L’azienda ha un sito internet molto aggiornato, ma soprattutto è possibile leggere decine di testimonianze di ex dipendenti sfruttati.

Davide Falcioni

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Commenti (1) »

  • alessio ha detto:

    io mi chiedo solo come una ragazza o peggio ancora un ragazzo di 25 – 30 anni possa farsi solo minimamente trattare male da un gruppo di capre che vendono aspirapolveri. Io non me la prendo tanto con loro perchè sono malati ma me la prendo con i dipendenti che si facevano fare ste cose.Io credo che se capitava a me anche solo una piccola offesa o umiliazione penso che gli spaccavo la faccia a tutti quanti a forza di calci sul naso fino a farli piangere. E se m arrestavano non me ne fregava niente.Spero che mi capitino persone cosi e alla prima che vedo storta un calcio al culo per ognuno.+
    ciao

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