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Inchiesta G8: nomi, cognomi ed aria fritta

Autore: . Data: venerdì, 14 maggio 2010Commenti (0)

Tra tangenti, puttane (escort) e malgoverno adesso siamo allo scandalo delle ‘ristrutturazioni’. La zattera della Repubblica in balia del nulla.

Che importanza può avere la corruzione in quest’Italia di allegra incertezza, nella quale ‘La pupa e il secchione’ fa più ascolto di un telegiornale, non si parla quasi mai seriamente di disoccupazione, crisi economica e futuro, ma ci si picchia senza esclusione di ‘mazza’ per una partita di calcio tra 22 individui strapagati, supertatuati e spesso incapaci di intendere e volere?  In fondo chi ottiene uno ‘sconticino’ sul prezzo della casa, una ristrutturazione quasi ‘aggratis’ o si ritrova “senza saperlo” proprietario di un appartamento pagato misteriosamente quanto un box per l’auto è solamente uno che sa curare i propri affari, un furbo insomma. Da invidiare.

Sono felici e soddisfatti i milioni di italiani. Da anni votano per un presidente del Consiglio che si trapianta i capelli, fa il lifting, gira con scarpe rialzanti e si cosparge di fondotinta. Sono esaltati dall’uomo ‘del fare’, dall’imprenditore diventato miliardario in meno di vent’anni, mentre i ragazzi ad Aosta e Cuneo, Catania e Bari, Bologna e Pescara fanno la fila per ottenere un contratto co.co.pro. in un call center, 600 euro al mese tutto compreso e niente prospettive. Quando va bene.

I rappresentanti dell’opposizione si cimentano in dotti dibattiti su temi non sempre comprensibili e giurano di vivere per difendere i deboli. Di mattina escono di casa e trovano una macchina blu con autista, vanno all’aeroporto dove li aspetta un posto prenotato e a costo zero su un bel volo comodo, atterrano e vengono prelevati da un’altra auto che li porta ad una riunione nella quale c’è all’ordine del giorno la nomina di qualcuno in qualche posto. Quindi, dopo un salto rapido in buon ristorante per una ‘cena di lavoro’ fanno il percorso inverso per rifugiarsi stanchi nel proprio appartamento, sotto coperte accoglienti. Non hanno visto un solo ‘debole’ a pagarlo un milione, ma è anche vero che ne hanno discusso per tutto il giorno. E come per i regali ‘quel che conta è il pensiero’.

Ci sono, per essere precisi, anche i leghisti-celtici, i divi del momento, corteggiati da tutti perchè sarebbero capaci di stare ‘sul territorio’. Ricordano Hulk e non solo per l’amato color verde, ma per la vivacità del loro pensiero. Vanno a scuola di lingue, ma non per imparare l’inglese o il francese, ma per apprendere l’indispensabile veneto o il bergamasco. Non sopportano i ‘terroni’ del sud, Roma ladrona e gli stranieri: i ‘negri’ ed i ‘gialli’ in particolare. Sono guidati dal principio della ‘carità’ e si professano ferventi cristiani, per questo cacciano via dalle mense i bambini di famiglie che non hanno i soldi per pagare la retta, si incontrano vestiti da barbari, qualcuno con elmo cornuto in testa, e rendono omaggio alle acque del Po, inquinate come una fogna e pur tuttavia “linfa vitale che percorre la padania”, luogo mistico inventato dal loro leader, Umberto Bossi, ex studente per corrispondenza della scuola Radio Elettra Torino e sedicente laureato in medicina. Fino a quando non ha potuto più reggersi il gioco da solo ed ha dovuto ammettere di essersi inventato il titolo accademico mai conseguito.

A questa stirpe di politici seguono altre categorie di eletti. Gli industriali che innovano le scarpe o gli occhiali, i costruttori che realizzano manufatti dai quali casca l’intonaco dopo sei mesi dalla consegna, i commercianti che rincaricano i calzini del 200 per cento, i sindacalisti che vanno a ‘condividere’ la battaglia degli operai Fiat di Termini Imerese a bordo di una Bmw, il popolo delle partite Iva che ha reso l’Italia il regno dell’evasione fiscale, i giornalisti che in nome della libertà di stampa sono chiamati nei dibattiti tv a rappresentare uno schieramento politico, i ‘figli di…’ che vincono l’Isola dei Famosi…e via così.

Una fotografia del Paese di questo tipo è considerata in alcuni ambienti qualunquista, distruttiva, superficiale.

Ed infatti in questi giorni è saltata fuori la “Lista Anemone”, otto pagine di nomi e cognomi di persone che hanno avuto rapporti con il costruttore, al centro di una fiorente attività di appalti pubblici e privati, ma non sempre illuminato dal dono della virtù. Nell’elenco ci sarebbero Chiara Mancino, figlia del vicepresidente del Csm Nicola, il superman delle sciagure Guido Bertolaso, il direttore del Dis (indicato nella lista come ‘capo Ps’) Gianni De Gennaro, Claudio Rinaldi, Mauro Della Giovampaola, il generale della Guardia di Finanza Francesco Pittorru, Federico Riggio (forse il figlio di Vito Riggio, Enac), Cesara Bonamici e tanti altri.

Queste persone, fino a prova contraria, non sono colpevoli di nulla. Solo hanno fatto eseguire lavori all’azienda guidata dal condottiero di edili Anemone. Tanto che Mancino ha subito dichiarato: “Il signor Anemone non mi ha fatto alcun regalo” ed ha spiegato: “Quando la società del gruppo Pirelli, proprietaria dell’immobile di corso Rinascimento, mise in vendita gli appartamenti, io acquistai quello da me locato, intestandolo a mia figlia”. Per essere esaustivo e preciso il vicepresidente del Csm ha evidenziato con pignoleria tutte le sue operazioni immobiliari a Roma: “Per comprare un appartamento in via Arno mia figlia ha venduto quello di corso Rinascimento, mentre mia moglie ed io abbiamo venduto il nostro appartamento di Avellino”.

Anche Cesara Buonamici ha ribattuto rapidamente: “Sono affittuaria dell’appartamento in questione dal 2003. L’appartamento è di proprietà di un ente, pertanto i lavori di ristrutturazione non sono stati commissionati dalla sottoscritta, ma dall’Ente prima del mio ingresso”. E pure Bertolaso ha reagito: “I lavori di Anemone sono stati sempre pagati regolarmente”.

Gli altri in ‘nomination’ seguiranno, tutti pronti a chiarire la propria estraneità a qualunque ipotesi di reato e non c’è motivo per non credere alle loro smentite e precisazioni.

La procura di Perugia, incaricata delle indagini sui ‘Grandi eventi’, si sta chiedendo come la ‘Lista’ possa essere diventata di pubblico dominio, anche se una agenzia di stampa ieri precisava: “Sembra tra l’altro che la lista fosse sconosciuta alla procura perugina fino alla pubblicazione da parte degli organi d’informazione”. Mah!

Cambiare mattonelle, ridipingere una cucina, sistemare un pavimento sono attività comuni, che impegnano sia i ‘normali’ cittadini sia i frequentatori del Palazzo. Comperare e vendere case, andare ad abitare nel centro storico della Capitale (dove un metro quadro costa quanto un campo di calcio a Morterone, citato a mo’ di esempio solo perchè è il più piccolo comune d’Italia) sono operazioni che riguardano tutti. Proprio tutti per la verità no, perchè ci vogliono anche i denari per dilettarsi in queste imprese, ma è noto che ai piani alti si guadagna bene. Per cui di che stupirsi?

Ecco, forse proprio di questo: degli stipendi. Perchè mai un ‘servitore dello Stato’ si sistema un mezzanino in via Giulia, una strada nel cuore del centro storico di Roma a pochi metri da Campo de’ Fiori, e un altro ‘servitore dello Stato’, per esempio l’agente di Ps Rossi Mario, sta a in 40 metri quadri in periferia a settecento euro al mese con poco più di mille di salario?

Ragionamenti da ‘comunisti’, direbbe il Cavaliere, che infatti sta litigando con la futura ex moglie per la villa di Macherio, da assegnare alla signora Miriam, in arte Veronica. Villa Belvedere, così si chiama la dimora, vale circa 78 milioni di euro, impegna 120mila metri quadrati ai quali è stata aggiunta un’area di altri 286mila metri quadrati. I mobili sarebbero costati oltre 683mila euro in dieci anni, per la sicurezza si spenderebbero 487mila l’anno e le venti persone di servizio ricevono stipendi per 1,8 milioni di euro ogni dodici mesi.

Ed anche gli ex comunisti troverebbero banale la querelle sui salari. Molti di loro grazie ai voti dei metalmeccanici posseggono appartamentini e casali, casette i villone sparse per il Paese.

Tuttavia, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ieri ha tuonato: “Bisogna andare assolutamente a fondo perchè con tutta evidenza non si tratta di una somma di casi ma di un meccanismo che ha origini in un’intenzionalità politica di allargamento di appalti riservati e fuori gara in un’applicazione distorta delle direttive comunitarie”. Ed ha aggiunto: “Il governo lasci fare alla magistratura il suo compito e dica che cosa pensa del meccanismo perchè su questo il Pd andrà a fondo altro che cautela”. Infine il leader dell’opposizione ha avvertito Berlusconi: “Deve mettere mano all’impianto altrimenti la corruzione dilagherà”.

Ecco, adesso si che gli italiani possono stare tranquilli. La fiducia è ben riposta, i furbetti saranno sgominati e i giovanotti di Alcamo troveranno un posto immediatamente e senza raccomandazione. Si può star certi, come dell’esistenza della Befana.

Roberto Bàrbera

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