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Il Partito democratico dei ‘bamboccioni’

Autore: . Data: giovedì, 13 maggio 2010Commenti (0)

In una lettera Alfredo Reichlin affronta il desolante presente del Pd.

Ha scritto l’ex dirigente meridionale di quello che un tempo era Partito comunista italiano: “Non mi disturba la discussione, il dibattito. Ciò che mi colpisce è il divario enorme e impressionante tra la gravità dei problemi e ciò di cui discutiamo. Discutiamo del nulla: il giorno in cui stava crollando l’Europa, un pezzo del nostro partito era riunito a Cortona per discutere su chi doveva diventare vice segretario del nostro partito… Non posso concepire un partito che non stia sull’argomento! I partiti non nascono per i suoi dirigenti, nascono per dare una risposta ai problemi del paese, e ora sono enormi: Europa sì o no, Italia unita o divisa, distribuzione del reddito vergognosa, ingiustizia sociale, corruzione, la legge. Questi sono i problemi. E nessuno sente la necessità di un grande partito di sinistra che occupi la scena, dato che la destra si è rivelata incapace? Chi dirige questo paese? Io ho bisogno di una nuova forza nazionale che dia risposte a questi interrogativi, gli italiani non sanno più chi sono, non hanno più il senso del loro futuro, in ballo non c’è più soltanto la vecchia questione destra- sinistra. E’ per questo che io sono critico con i nostri dirigenti”.

Alfredo Reichlin ha avuto bisogno di poche righe per riassumere i disastri del centro sinistra italiano e si è riferito anche alla ‘resurrezione’ di Walter Veltroni, che prima a dopo Cortona sta cercando di riaccendere i riflettori su se stesso. Eppure l’ex segretario del Pd, grazie alla sua teoria dell’autosufficienza, ha facilitato la scomparsa di Verdi, Pdci e Rifondazione comunista, ha perso per strada alcuni milioni di propri elettori e di fatto ha sbaragliato da solo l’opposizione italiana.

Poi, l’antico capo comunista ha aggiunto: “Bersani non mi sembra un genio, però ha una fortuna: è una persona seria. Non vedo alternative, teniamocelo buono. Io sarei per fare un grande appello unitario, questo è il momento in cui il paese ha bisogno di un Cavour che dica “Mi unisco a Garibaldi”… i due si odiavano! Gramsci mi ha insegnato una cosa semplicissima, l’identità di un partito è la sua funzione storica e politica, non è la sua ideologia, l’Italia non regge più come è stata finora, il vecchio patto tra nord e sud è saltato, lo dobbiamo ricostruire, cose grosse! Non piccole polemiche come chi comanda e chi fa il ministro…”.

La lucidità con la quale uno dei pochi leader storici del Pci ancora in vita affronta i temi della politica sono la dimostrazione di quanto quella ‘scuola’ fosse capace di interpretare i sentimenti dei ceti popolari e coniugarli con la responsabilità di governare il Paese in nome di tutti i cittadini e non solo per conto di alcuni di loro.

Per Reichlin il Pd deve essere “il nuovo partito della nazione, il nuovo partito dell’unità. Quale altra forza può farlo? La destra non lo può più fare. L’Italia ha bisogno di riprogettarsi, un nuovo modello, non piccole riforme”.

Ed infine il pensiero del politico comunista si conclude con alcune frasi di circostanza sul gruppo dirigente del Partito democratico: “Io sono un sostenitore di Bersani, però vorrei che alzasse il tiro. Veltroni ha polemizzato aspramente perche Bersani aveva creduto all’alleanza con Casini… Beh, mi pare che ieri ha detto il contrario, si è aperto a tutti e ha fatto una fondazione in cui ha invitato tutti! L’importante è che il partito sia padrone di sé stesso e che prenda le sue decisioni non per l’imposizione di un giornale o dell’opinione pubblica”.

Forse il desiderio di Reichlin non sarà esaudito e forse anche lui lo sa bene, perchè sia chi guida il Pd (Bersani), sia chi si oppone alla leadership (Franceschini, Veltroni) non ha qualità ed il declino del partito è già scritto.

Sul ‘dopo’ la nebbia incombe e non lascia grandi speranze, perchè non si ha notizia di laboratori di idee nei quale una nuova generazione di politici progressisti stia costruendo il futuro. E forse questo è, prima degli altri, il vero nodo da sciogliere per chi vuole tirar fuori l’Italia dalla crisi e dal regime berlusconiano.

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