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Da via Padova una lezione per Milano

Autore: . Data: giovedì, 27 maggio 2010Commenti (0)

Mentre la Giunta soffia sul fuoco dell’intolleranza

Dimostrare a tutta la città che la “loro” strada può essere molto vivibile e che la vera piaga si chiama segregazionismo, disattenzione nei confronti degli “ultimi”. Questo proponimento vale più di mille comizi: dagli abitanti milanesi di via Padova è giunta una lezione rivolta alla fredda metropoli che si chiude in se stessa e, soprattutto, ad una giunta comunale che non ha perso occasione negli ultimi mesi per soffiare sul fuoco dell’intolleranza.

Le periferie di Milano sono abbandonate a loro stesse, eppure ogni volta che accade un fatto di cronaca nera (tanto più se imputabile ad un cittadino straniero) prende corpo la consueta, demagogica litania contro gli immigrati che delinquono.

E’ esattamente da questo brodo di coltura che il sindaco Moratti ha potuto impunemente affermare che i cittadini stranieri ‘irregolari’ che non lavorano “normalmente delinquono”. Si tratta di un assurdo, inaccettabile e non verificabile luogo comune, eppure tale aberrazione incontra certamente il pensiero di molti cittadini spaventati, in preda alla paura, in una città che si chiude in se stessa.

Ritessere la tela dell’impegno e della partecipazione: è questa la ferma volontà dei cittadini di via Padova, che hanno organizzato – da mercoledì scorso e fino a ieri – una serie di iniziative per “riaccendere” il parco Trotter, uno dei polmoni verdi della periferia est. Il polmone che si affaccia proprio sulla strada dello ‘scandalo’, sul lembo di città che ospitò suo malgrado, pochi mesi fa, il barbaro omicidio di un ragazzo egiziano di 19 anni.

Chissà quanti cittadini “per bene” continuano ad affittare appartamenti stipando, nei condomini che si affacciano in quella zona, gli immigrati come sardine e deprendandoli delle loro scarse risorse. Chissà quanti datori di lavoro si servono della loro manodopera rigorosamente “in nero”, per poi scegliere nel segreto dell’urna quegli stessi partiti che vorrebbero cacciare gli stranieri dopo aver appioppato loro il reato di clandestinità.

Contro l’ipocrisia, contro la vergogna della doppia morale, gli abitanti davvero “perbene” della zona cercano di condividere con la città il “loro” parco. In nome del primato dei diritti civili e sociali, in nome della partecipazione.

Mercoledì scorso si sono riunite al Trotter le insegnanti del quartiere, preoccupate dai tagli inferti al tempo pieno. Sabato e domenica, invece, le iniziative di cultura e solidarietà sono state prevalentemente dedicate ai ragazzi e ai bambini.

Chi abita nel quartiere, chi dedica tempo e attenzione ai problemi della zona per cercare di renderla vivibile e accogliente, respinge da tempo, con orrore, l’idea che la provenienza geografica e culturale dei cittadini di via Padova possa essere motivo di odio e contrapposizione.

“Abbiamo un’altra idea della nostra città e del nostro quartiere, un’idea per la quale nessun cittadino deve sentirsi straniero”. Lo scrissero loro stessi, gli abitanti, lo scorso inverno. Dimostrando concretamente che se si opera nella direzione della socialità, del riconoscimento e accettazione delle culture, i risultati arrivano, “le persone fanno comunità e si sentono più sicure”.

Proprio per questo la Giunta teme una parte dei suoi cittadini. In vent’anni di governo locale del centrodestra, il veleno ha permeato tante coscienze. E la lezione di chi propaganda attraverso la forza delle “cose” un principio di solidarietà va oscurato, tenuto ai margini esattamente come tutti gli altri “diversi”.

La diffidenza e il disprezzo manifestati da una classe politica che fa di tutto per non affrontare davvero i problemi delle persone non vanno soltanto respinti a parole, con le armi della politica tradizionale. La sinistra, oggi, ha un compito più alto: stare dalla parte dei deboli e di chi li difende sul territorio. Soltanto così potrà tornare ad incidere nella società e a farne parte davvero.

Gianni Pagliarini
Segretario Pdci Lombardia

Nella foto: domenica scorsa, al parco Trotter di Milano (foto Alessandra Boghetich)

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