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A Cannes tra porno e torture

Autore: . Data: venerdì, 28 maggio 2010Commenti (0)

Un film serbo fa molto discutere. Un articolo per ‘Tu Inviato’

Presentato al festival di Cannes “A serbian film” (Srpski film), diretto da Srdjan Spasojevic, una pellicola che sta facendo molto discutere e di impatto decisamente forte. Durante uno screening, un produttore scioccato dalle immagini si è addirittura rotto il naso tentando di uscire dalla sala.

La storia ruota intorno alle vicende di un’ex pornostar in pessima situazione economica che si convince in seguito alla proposta di una collega. Un affare impossibile da rifiutare: girare un ultimo film porno senza avere accesso al copione, in cambio del mantenimento a vita per lui e per la sua famiglia. Ma una volta sul set l’attore scoprirà il prezzo da pagare: oltre ad avere rapporti sessuali con bellissime donne, dovrà torturare e seviziare numerosi individui a lui sconosciuti. Il tentativo di tirarsi indietro viene cancellato in principio da un accordo equivalente ad un vero e proprio patto col diavolo, in questo caso con il regista del film.

Dal trailer, visibile sul web, è chiaro l’intento del regista di voler colpire la psicologia del pubblico. Rendendo concrete le perversioni insite nell’indole di ogni essere umano, incastra la violenza più cruda con la distorsione di quello che in fondo è un semplice atto d’amore. In questo modo lo spettatore si sente costretto ad affrontare in prima persona un percorso dove piacere e violenza si stringono la mano e spesso si confondono.

Orge, violenze sessuali sconcertanti, sodomizzazione e anche maltrattamenti su donne incinte non sono solo elementi chiave del film ma provocano paradossalmente piacere perché raccontati attraverso una fotografia invidiabile e ambientatati in location riuscitissime.

Girata completamente in Serbia, la pellicola è stata finanziata dal governo locale. Secondo le autorità balcaniche, l’estrema violenza mostrata nel film “permette di rappresentare le enormi difficoltà di cui oggi soffre il nostro Paese”. Lo scopo dell’ideatore sarebbe pertanto quello di far riflettere lo spettatore attraverso un percorso raccapricciante e difficile da reggere.

Intanto girano già le prime leggende relative al lungometraggio. Oltre al malcapitato produttore, molte altre persone sarebbero state soccorse dai medici dopo aver assistito alla proiezione. Dall’altra parte i fan dei così detti “snuff movies’’ o degli horror alla “Hostel’’ avranno certamente pane per i loro denti.

Il dubbio che ci si pone è se le autorità serbe ci abbiano azzeccato o se la pellicola rischi di imprimere nelle teste solo l’accostamento violenza-piacere. Il pubblico attuale, disabituato alla riflessione, potrebbe essere indotto a valutare le immagini in maniera passiva e portarsele a casa così come vengono. Ovvero senza preoccuparsi di analizzare l’ipotesi di un significato più profondo.

Ermelinda Coccia

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