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Prete pedofilo anche in Norvegia

Autore: . Data: giovedì, 8 aprile 2010Commenti (0)

Il fenomeno si allarga e il Vaticano minimizza. Intanto il governo italiano difende il Papa.

Dopo Stati Uniti, Germania, Austria, Irlanda e Polonia adesso alla lunga lista si aggiunge la Norvegia. Un ex vescovo cattolico di origini tedesche, Georg Muller, ha ammesso di aver abusato una ventina di anni fa di un minore.

La Chiesa cattolica norvegese, dicendosi “sotto shock”, ha ammesso che il Vaticano era stato informato del fatto da oltre un anno. In una dichiarazione pubblica le gerarchie ecclesiastiche del Paese scandinavo hanno aggiunto che l’ammissione di colpevolezza del vescovo 58enne originario di Trevi, in Germania, “è stata la ragione delle sue dimissioni l’anno scorso dall’incarico” di vescovo di Trondheim, date ufficialmente per incompatibilità. Stando al quotidiano norvegese ‘Adresseavisen’ che ha rivelato la vicenda pubblicando sul suo sito web la foto di Muller, la vittima, un piccolo cantore che oggi avrebbe una trentina di anni, ha ottenuto un indennizzo per gli abusi subiti.

“La vicenda non è stata resa nota perchè la vittima non voleva pubblicità», ha chiarito il vescovo di Trondheim e Oslo, Bernt Eidsvig, che ha espresso “la vergogna” della Chiesa per Muller.

Secondo il quotidiano norvegese alla vittima sarebbe stato pagato un indennizzo di 400 mila corone, oltre 50 mila euro. Sulla vicenda sarebbe stata effettuata una inchiesta interna rimasta tuttavia segreta e nella quale il vescovo violentatore avrebbe affermato che il bambino del coro sul quale aveva commesso abusi sessuali era stata la sua unica vittima.

Quello che appare chiaro è che i casi di violenza su minori non sono casi isolati e neppure erano ignoti alle gerarchie vaticane. Nei Paesi nei quali si sono accertate le molestie si contano centinaia di vittime e questo dovrebbe imporre una riflessione profonda sulle abitudini sessuali del clero.

In un articolo a cura di Donatella Coppi per il Forum Koinonia si leggono alcune considerazioni tratte dal sito della “Conference des Baptisé/es”. “Le rivelazioni di casi di pedofilia – cita il pezzo giornalistico – di cui dei preti si sono resi colpevoli in alcuni paesi, Stati Uniti, Irlanda, Germania, Polonia…. (ahimè, la lista si allunga ogni giorno), stanno creando un vero scandalo e sollevano pesanti interrogativi. La Conferenza dei battezzati/e di Francia è stata interpellata sia dai media che dai suoi membri”.

Quindi l’articolo offre alcuni spunti di riflessione nei quali si sostiene che “vedere un legame diretto fra i casi di pedofilia e il celibato dei preti è assurdo. I pedofili sono predatori sessuali che impongono la loro sessualità a dei minorenni. Il celibato non è una causa diretta della pedofilia che è un crimine diffusamente commesso da uomini sposati” ed inoltre che non è possibile sostenere “un legame fra pedofilia ed omosessualità”, perchè “non c’è niente di comune tra il fatto di essere attirato sessualmente da un adulto dello stesso sesso e il fatto di usare violenza fisica e morale per imporre rapporti sessuali ad un bambino”.

Secondo i francesi “lo scandalo è amplificato dal fatto che la Chiesa pretende di possedere una sapienza morale per quanto riguarda le “cose” del sesso e pretende di dettare legge anche agli sposi più onesti nella loro camera da letto” mentre “gli scandali legati alla pedofilia dei preti mettono in luce la distanza che ci può essere fra una norma sessuale che si vorrebbe imporre a tutti come “naturale” e le pratiche abiette e “contro natura” della pedofilia”.

Nella suo ragionamento “Conference des Baptisé/es” sostiene che “la credibilità della parola della Chiesa, una volta di più, è compromessa” e che a questo fatto deve essere aggiunto “il sospetto che non sia (o non sia stato) fatto tutto il necessario per combattere questi delitti. Si ha l’impressione che la Chiesa spesso abbia manifestato più indulgenza per i criminali pedofili che premura per le loro vittime, almeno fino a un passato molto recente”.

Il sito francese non nasconde che “la stessa società civile è stata a lungo sorda e cieca,” ma ricorda come “ciò non giustifica le esitazioni di alcune strutture ecclesiastiche” ricordando che la pedofilia ”è un delitto, un delitto che distrugge le vittime, molte delle quali non si riprenderanno mai”.

Sulle soluzioni l’interessante lavoro di traduzione di Coppi afferma: “Non sta a noi dire se il clero è più esposto di altre fasce sociali ad avere simili criminali nelle sue fila” e citando studi americani rende noto che esiste una specificità “nei crimini pedofili commessi dai preti, nella misura in cui le vittime sono ragazzini nella prima pubertà. Questo tipo di pedofilia si chiama efebofilia. Nella strutturazione di queste personalità, gli psicologi notano una grave immaturità affettiva e sessuale. Questi fatti, se confermati, pongono il problema della formazione e dell’assistenza ai futuri preti. Il rapporto con se stessi, col proprio corpo sessuato, con l’altro e il corpo dell’altro, sono problemi che devono essere affrontati senza ipocrisia. Credere che le devozioni e le opere di pietà siano un rimedio sufficiente e pertinente in materia, significa vivere di illusioni”.

La spietata analisi della “Conference des Baptisé/es” si conclude con il rammarico per il fatto che “le parole della gerarchia della Chiesa cattolica sull’esercizio della sessualità umana abbiano più a che fare con la “vita sognata dagli angeli” che con la sana realtà, e sappiamo da molto tempo che “chi vuol essere angelo, diventa bestia” e si domanda, al di là della pedofilia, “se l’irrigidimento sul reclutamento esclusivo di un clero celibatario risponda ai veri bisogni del nostro tempo. Perché, nell’attesa che le gerarchie ecclesiastiche si rendano conto dei nostri veri e giusti bisogni, noi cattolici, fedeli e impegnati, facciamo fronte agli scandali, all’incomprensione e, la cosa più grave di tutte, siamo impotenti davanti alla lenta ma sicura dissoluzione del tessuto ecclesiastico. La pedofilia, senza dubbio, non ha molto a che vedere col celibato dei preti, ma la tragica mancanza di celibi che vogliono diventare preti sta uccidendo la Chiesa in molti Paesi”.

Il tema della sessualità e del celibato di preti e suore, naturalmente disgiunto dai crimini di abusi sessuali che sono tutt’altra cosa, si affaccia nel dibattito che sta scuotendo le gerarchie vaticane e la coscienza dei fedeli cattolici in questo momento e pone ancora una volta la domanda sulla reale capacità delle gerarchie ecclesiastiche nel saper interpretare in modo corretto il rapporto tra Chiesa cattolica, clero e società.

Sempre ieri il settimanale tedesco ‘Stern’ ha sostenuto che “quando il cardinale Joseph Ratzinger (oggi papa Benedetto XVI) ancora guidava la Congregazione per la dottrina della fede, la sua istituzione archiviò una processo inquisitorio nonostante fossero state formulate le più pesanti accuse” verso Marcial Maciel Degollado, fondatore dell’ordine dei Legionari di Cristo, “particolarmente protetto dal defunto papa Karol Wojtyla”.

‘Stern’ ha affermato che sarà presentato “a fine aprile” il rapporto sull’ispezione ordinata l’anno scorso da papa Benedetto XVI sulle istituzioni legate all’ordine dei Legionari di Cristo dopo le accuse di abusi sessuali e concubinato mosse contro Degollado, morto nel 2008.  Nel ricordare il caso del prete messicano, il giornale tedesco ha affermato che l’uomo “ha violentato decine di seminaristi minorenni”.

Il settimanale di Amburgo ha poi osservato che il prete messicano fondatore dell’ordine dei Legionari di Cristo avrebbe avuto a disposizione “conti alle Bahamas” grazie ai quali sarebbe stato in grado di bloccare “per anni tutte le inchieste” interne in quanto “era uno dei più efficienti raccoglitori di donazioni della Chiesa cattolica ed un particolare protetto del defunto papa Karol Wojtyla”.

Il processo contro Dellogado, come registrarono le cronache, subì rallentamenti durante il pontificato di Giovanni Paolo II e si riavviò con l’elezione di Benedetto XVI. il Vaticano, al termine di un’inchiesta quasi decennale su abusi sessuali ai danni di seminaristi, decise la sospensione ‘a divinis’ del prete e con grande generosità, per la sua età avanzata ed a causa dello stato di salute, rinunciò al processo canonico (che avrebbe potuto portare alla riduzione allo stato laicale) e gli impose solo di condurre una vita riservata di preghiera e di penitenza. Insomma, tutto bene quel che finisce bene.

Intanto è stata fissato per sabato 25 Settembre di quest’anno un incontro italiano a Verona tra vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Nella convocazione si legge: “In Italia è la prima occasione per incontrarsi fra le vittime ( e i loro familiari) che hanno subito violenza sessuale da parte di consacrati della chiesa cattolica o di altre chiese. Ci si potrà confrontare sulle  problematiche psicologiche, legali e sociali  legate alla pedofilia ecclesiale”.

L’evento pare prefigurare un durissimo scossone anche nel nostro Paese, con conseguenze difficili da immaginare.

In questo vortice di scandali, infine, si è distinto il governo italiano, che attraverso il sottosegretario Paolo Bonaiuti ha insistito nella ormai quotidiana ostentazione di legami ‘speciali’ con il Vaticano. Ha detto il portavoce dell’esecutivo riferendosi al Papa: “Sono sconcertato da questi attacchi senza senso che vengono dai giornali esteri perchè è ovvio che non si può e non si deve attaccare chi ha colpito il male anzi, lo si dovrebbe lodare. Non capisco”.

La necessità di affermare continuamente e su qualunque argomento le ‘radici cristiane’, in realtà ‘cattoliche’, da parte di Pdl e Lega, tuttavia, sembra più indirizzata a rispondere a logiche di utilità politica che a ragioni di fede. Anche alla luce dei comportamenti privati di molti leader del centro destra, non alieni da divorzi, convivenze ed altro.

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