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Per il Vaticano la pedofilia è come il Watergate

Autore: . Data: martedì, 6 aprile 2010Commenti (0)

Lo ha dichiarato Timothy Shriver, figlio di Eunice Kennedy Shriver, sorella del presidente John Kennedy.

Lo scandalo dei preti pedofili “ricorda quello del Watergate. Ma la Chiesa non è una democrazia e il Papa non deve dimettersi. Quanto piuttosto fare una cosa ancora più difficile: convertirsi”. Lo ha affermato sulla pagina dei commenti del Washington Post Timothy Shriver, figlio di Eunice Kennedy Shriver, sorella del presidente cattolico John, scomparsa l’agosto scorso. Il quotidiano americano fu quello che coi suoi reportage sul Watergate portò alle dimissioni del presidente Nixon.

Presidente e amministratore delegato di Special Olympics, i giochi riservati ai disabili mentali, Shriver è collaboratore del Post e della Cnn su questioni legate alla fede. Secondo lui, la vicenda degli abusi da parte dei sacerdoti e l’imbarazzo di Benedetto XVI hanno molti punti in comune con lo scandalo che costrinse Richard Nixon a lasciare la Casa Bianca nel 1974.

Allora il presidente, sottolinea l’appartenente alla famiglia Kennedy, pagò per le malefatte compiute da alcuni suoi consiglieri. Anche stavolta, alti esponenti della gerarchia cattolica sono accusati di aver coperto inchieste sulle violenze compiute da alcuni loro sottoposti.

Ma l’analogia finisce qui. Secondo Shriver, il Watergate non fu solo uno scandalo, ma rappresentò una minaccia alla credibilità dello Stato. Il capo doveva andarsene perchè il Paese potesse sopravvivere. “Ma la Chiesa – ha sottolineato il commentatore del prestigioso quotidiano americano – non è una democrazia e il Papa non risponde ai sondaggi di popolarità”. Per Shriver, inoltre, “il Papa magari non è colpevole di alcuna cattiva azione, ma la cultura che lo circonda sì”.

Intanto la Radio vaticana, nel tentativo di minimizzare la valanga di denunce per atti di pedofilia nei confronti di preti in Irlanda, Stati Uniti, Germania e Austria (per il momento), ha sostenuto ieri che la “campagna” in atto contro le reticenze della Chiesa cattolica risulta “ancora più strana e paradossale” se si pensa che ad esempio negli Stati Uniti i sacerdoti cattolici coinvolti in casi di abusi pedofili sono meno dello 0,03 per cento.

Secondo l’emittente vaticana il problema sta nel numero dei ‘trasgressori’ e non nella gravità degli atti compiuti e nelle attività che le alte gerarchie hanno messo in atto per coprire i fatti. Si deve anche considerare che i casi denunciati potrebbero essere solo una parte di quello che è realmente avvenuto, considerando la delicatezza dell’argomento e la conseguente reticenza delle vittime.

La Radio Vaticana sul suo sito web ha citato “un rapporto governativo statunitense del 2008 sugli abusi”, sostenendo che “per oltre il 64 per cento sono commessi da genitori, parenti o conviventi, dunque all’interno delle relazioni familiari; nelle scuole del Paese quasi il 10 per cento dei ragazzi subisce molestie. Per quanto riguarda i sacerdoti cattolici coinvolti si stima che siano meno dello 0,03 per cento”.

Per il risarcimento di numerosi episodi violenza sessuale nei confronti di decine di bambini avvenuti in scuole private e strutture cattoliche americane, nel 1992 la Chiesa statunitense pagò la colossale cifra per l’epoca di 400 milioni di dollari e rischiò la bancarotta.

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