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Negli Usa si può discutere di crocifisso

Autore: . Data: giovedì, 29 aprile 2010Commenti (0)

Polemiche anche in America sull’esposizione del simbolo cattolico. Importante decisione della Corte suprema.

Gli States sono un Paese democratico e la distinzione tra Stato e confessioni religiose è un principio costituzionale inderogabile.

La vicenda che ha aperto il dibattito riguarda un monunento eretto nel deserto del Mojave, in California, un’area di 38 mila chilometri quadrati situata fra la Sierra Nevada e i monti che chiudono la regione di Los Angeles verso il Pacifico.

Nel 1934 a 125 miglia a nordest di Los Angeles, nel bel mezzo del nulla, su un alto sperone roccioso fu eretta una croce metallica bianca di due metri e mezzo per onorare i soldati morti nella prima guerra mondiale. Il suolo allora non faceva parte della ‘Mojave National Preserve’, ovvero del parco nazionale.

Da allora era diventata una tradizione per i veterani ed i loro parenti ed amici riunirsi lì per le celebrazioni della Pasqua.

Quando fu istituito il parco l’area ne entrò a far parte e quindi divenne proprietà pubblica un dipendente della National Park Services, aderente all’Unione americana delle libertà civili(Aclu) chiese la rimozione immediata del crocifisso perchè violava il dettato cosituzionale americano che impedisce qualunque riconoscimento governativo ad una fede religiosa.

Nel 2002, la croce fu coperta e la strada di accesso sbarrata dopo ben due sentenze della magistratura che accettavano il ricorso ed affermavano come il monumento, sorgendo su un luogo pubblico, non rispettava la separazione tra lo Stato ed una cofessione religiosa.

Per risolvere il problema nel 2003 in Congresso aveva cercato di ottenere il trasferimento dell’area dallo Stato ad una associazione di reduci, in modo da ‘privatizzare’ lo spazio e consentire quindi la riapertura del monumento.

Ma questa misura era stata bloccata da alri ricorsi, fino ad arricare al giudizio della Corte suprema, il massimo organo giuridico americano.

I giudici, ieri, hanno finalmente emesso il verdetto, tuttavia a maggioranza, col ‘si’ dei 5 conservatori ed il ‘no’ dei 4 liberal.

La Corte ha affermato che il monumento non viola il principio costituzionale della separazione, perchè il Congresso con la sua intenzione di trasferire la proprietà del terreno aveva di fatto risolto la questione.

Il giudice Anthony Kennedy, che materialmente ha motivato la decisione, ha scritto: “È ragionevole interpretare la designazione del Congresso come un riconoscimento del significato storico del crocifisso. La Costituzione non obbliga il governo ad evitare ogni riconoscimento pubblico del ruolo della religione nella società”.

La Corte Suprema ha sancito anche come quel crocefisso non viola neanche il primo emendamento, nel quale si riassumono i principi che regolano la libertà di espressione, perchè anche se “il Congresso non deve emanare nessuna legge per il riconoscimento di una specifica religione”, quel simbolo non deve essere inteso come religioso, ma è piuttosto un monumento che significa “molto più della religione” perchè “evoca le migliaia di piccole croci nei cimiteri stranieri che segnano le tombe degli americani che sono morti in battaglia”.

La decisione adesso torna al tribunale federale che deciderà su da farsi, ed anche se la Corte suprema ha fornito una ‘scappatoia’ per superare il blocco del trasferimento della proprietà del terreno il caso non è affatto risolto. I magistrati federali, ordinando la rimozione del crocifisso, avevano affermato come a gruppi di reduci di altre religioni (buddista, ebraica o musulmana) era stato vietato di erigere vicino al crocefisso altri monumenti con i simboli della propria religione. Che si farà adesso, sorgeranno altri sacrari?

I giudìci supremi, come è prassi in America, hanno anche reso pubblico il parere dei loro colleghi rimasti in minoranza.

John Paul Stevens, 90 anni e vicino a lasciare il suo incarico vista l’età, ha invece sostenuto che il trasferimento della proprietà del terreno non scioglie i dubbi di costituzionalità, perchè “non mette completamente fine al sostegno del governo al crocifisso, per il favoritismi che sono stati fatti e perchè la croce rimarrà designata come monumento nazionale”.

Stevens era un militare, ufficiale dei servizi segreti durante la Seconda guerra mondiale, ed ha anche replicato ai toni ‘patriottici’ del collega Kennedy: “Certamente sono d’accordo sul fatto che la nazione debba ricordare chi ha combattutto ed è morto nella Prima guerra mondiale, ma non si può fare ciò in modo rispettoso della legge continuando a sostenere un messaggio fortemente settario”.

La querelle americana ricorda la recente questione sul ‘crocifisso’ esplosa in Italia, ma definisce anche la distanza ormai incolmabile tra la democrazia statunitense e la demagogia di regime del nostro Paese.

Non è neppure pensabile che negli Usa si ‘perseguitino’ i credenti di una qualche fede, solo si tutelano i diritti di chi crede in un Dio piuttosto che in un altro, lasciando lo Stato al di fuori della questione.

Curioso che i nostri ferventi democratici del Partito delle libertà, impegnati un giorno si e l’altro anche a citare gli Stati Uniti non ne conoscano la Costituzione e le leggi ed è strano anche come l’opposizione, egualmente attratta dalle Stelle e Striscie, non sappia che oltre oceano anche i ‘conservatori’, per giustificare un crocifisso nel deserto, debbono indicarlo come ‘monumento nazionale’ rappresentativo “molto più della religione”.

Da Washington è arrivata un’altra lezione di libertà, ma in Italia nessuno se ne è accorto.

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