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Piemonte: il razzismo arriva a coinvolgere ‘bollito’ e ‘kebab’

Autore: . Data: lunedì, 12 aprile 2010Commenti (0)

La Lega nord non perde occasione per coprirsi di ridicolo. E molti cittadini la seguono nell’escalation demenziale.

Il segretario provinciale di Torino dei celtico-padani, Stefano Allasia, ha lanciato un nuovo slogan: “Sì al bollito, non al kebab”. E’ accaduto in occasione della Settimana della Carne a Cavour, una kermesse della razza bovina piemontese che quest’anno ha ospitato le cucine del mondo, in particolare a quelle del Mediterraneo.

Durante la manifestazione, che tentava di sprovincializzarsi, sono nate polemiche che hanno messo in fibrillazione una iniziativa arrivata ormai all’undicesima edizione. L’intenzione degli organizzatori è quella di utilizzare  la carne di razza piemontese cucinandola secondo ricette di tutto il mondo, dal tradizionale bollito al kebab turco, dagli spiedini marocchini alla trippa fiorentina.

La ‘Settimana’ è nata nel 2000 per reagire alla crisi del settore causata dalla epidemia della ‘mucca pazza’. In quell’anno istituzioni del territorio con allevatori, macellai e ristoratori locali ebbero l’idea di promuovere il prodotto in difficoltà con una iniziativa speciale.

Ha spiegato il sindaco Piergiorgio Bertone: “Allora per venire incontro alla nostra economia prevalentemente agricola in un momento critico, ho pensato di organizzare una vetrina per il nostro bel prodotto. Allora mi diedero del pazzo, ma oggi a distanza di 11 anni la situazione è cambiata”. Così per questa edizione oltre ai consueti appuntamenti in cartellone, con visite dirette negli allevamenti e degustazioni nei ristoranti locali, è stata aggiunta la “Tettoia del Gusto”.

In un mondo che si apre ad altre culture quella di Cavour è stata scelta intelligente, orientata ad aprire la tradizione gastronomica locale alle cucine etniche. Sembrerebbe tutto ovvio, ma non è così per i leghisti e per i loro sostenitori.

Per prima cosa si sono scandalizzati per il manifesto della ‘Settimana’, perchè ritrae una mucca con il manto colorato, a loro parere un oltraggio al bianco candore della razza locale. “Una bella provocazione la mucca vestita” ha ironizzato Bertone, che inseguiva l’obiettivo “di farne parlare.

Poi le critiche hanno colpito la “Tettoia del Gusto”, allestita, secondo il sindaco per “dimostrare che la nostra carne può essere cucinata da qualsiasi cucina”.

Si è scoperto che la ‘difesa della razza’ coinvolge non solo gli umani, ma anche le mucche ed alcuni allevatori locali, insieme ai leghisti si sono infuriati per l’attenzione mediatica data agli ‘stranieri’.

Giulio Camusso, un allevatore ha detto: “Non si vuole chiudere la porta a nessuno, ma questa manifestazione è nata per valorizzare la tradizione locale, la cucina locale, la razza allevata qua, alla quale così non viene dato risalto. Quella mucca vestita è un insulto proprio perchè il manto bianco è una delle sue caratteristiche”.

Il ‘purista’ ha puntato il dito contro la modifica del tradizionale titolo della kermesse in “Carne piemontese”, sostenendo che “Così viene meno la protezione della nostra razza, questa dicitura significa tutto e niente, in Piemonte ci sono tantissime altre razze, in questo modo è venuto un pò meno il senso della manifestazione”.

Gli ha risposto Vittorio Castellani, conosciuto come Chef Kumalè, un profondo conoscitore delle cucine del mondo e chiamato a presentare i vari appuntamenti: “Le polemiche scoppiate in questi giorni sono strumentalizzazioni da parte di alcune forze politiche, l’intento è di promuovere un prodotto della tradizione locale come la carne, lavorando sia sulla filiera con allevatori e macellai, che con i ristoratori che tengono laboratori per il pubblico per promuovere una cultura del cibo a 360 gradi”.

Per questo, ha continua il gastronomo, si è presa la decisione di aprire ad altre comunità. “Torino infatti è una città multietnica dove trovano spazio decine di macellerie islamiche e bisogna pensare che oggi gli stranieri sono anche consumatori. Abbiamo fatto nostro l’appello dell’allora Ministro Zaia a favore delle cucine etniche purchè fatte con prodotti italiani, come in questo caso che si usa la pura razza piemontese per cucinare kebab e cous cous”.

Insomma, in padania secondo i leghisti, il bollito potrebbe essere obbligatorio. E la ‘trippa alla romana’ sarà vietata o rinominata ‘alla ladrona’.

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