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Il governo viola i diritti dei migranti

Autore: . Data: mercoledì, 21 aprile 2010Commenti (0)

La difesa dei profughi non è più un argomento ‘di moda’. Eppure in molti si ostinano a protestare.

Anton Giulio Lana, consigliere dell’Unione Forense per la tutela dei diritti dell’uomo e coordinatore del pool di giuristi che ha curato i ricorsi alla Corte di Strasburgo per i respingimenti in Libia ha detto: “Nonostante gli appelli degli organismi internazionali e della Chiesa cattolica, il governo italiano prosegue nella politica dei respingimenti in Libia dei migranti che arrivano via mare: gli irregolari, vale a dire quelli che inopinatamente vengono definiti i clandestinì, continuano però a entrare via terra”.

Il legale ha insitito: “Con i respingimenti collettivi si colpiscono quasi esclusivamente profughi e rifugiati, che avrebbero invece pieno diritto a entrare nel nostro Paese. Le rotte del mare sono quelle dove si rischia la vita e che solo i più disperati e bisognosi intraprendono. Bloccarle indiscriminatamente, oltre a cozzare contro il diritto interno e internazionale, va contro ogni buon senso. Non a caso le richieste di asilo si sono drasticamente dimezzate passando dalle 30.492 domande presentate nel 2008 alle 17.603 richieste di protezione internazionale presentate nel 2009″.

Per il consigliere dell’Unione Forense, “non è vero che con i respingimenti collettivi via mare si siano bloccati i flussi di irregolari, poichè è risaputo che le persone sprovviste di permesso di soggiorno entrano nel nostro Paese all’85 per cento via terra e solo nel 15 dei casi via mare. L’Italia continua a mostrare la faccia feroce contro le sole persone che avrebbero veramente bisogno di solidarietà e di accoglienza, in aperta violazione dei diritti umani e delle convenzioni internazionali”.

Sulla stessa linea il Segretario del Pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti, mons. Agostino Marchetto.

Il religioso ha spiegato: “Confermo la mia posizione di condanna a chi non osserva il principio di non refoulement (non respingimento, ndr), che sta alla base del trattamento da farsi a quanti fuggono da persecuzione. E mi domando se in tempo di pace non si riesce a far rispettare tale principio fondamentale del diritto internazionale umanitario, come si farà a richiederne l’osservanza in tempo di guerra. E la domanda si può estendere alla questione della protezione dei civili durante i conflitti, che viene così indebolita nella sua radice comune umanitaria”.

“Un altro diritto violato nell’atto di intercettare e respingere i migranti sulle coste africane del Mediterraneo – ha continuato l’esponente del Vaticano – è quello al giusto processo, che comprende il diritto a difendersi, a essere ascoltato, a fare appello contro una decisione amministrativa, il diritto ad ottenere una decisione motivata, e quello di essere informati sui fatti su cui si basa la sentenza, il diritto ad una corte indipendente ed imparziale”.

Quindi Marchetto ha rilevato: “Le summenzionate intercettazioni addirittura vanno contro – mi pare – allo stesso ‘Codice frontiere Schengen’, dove si dichiara che tutte le persone alle quali è stato negato l’ingresso al territorio avranno il diritto di appello. Esso dovrà essere onorato secondo la legge nazionale, mentre lo straniero riceverà per iscritto indicazioni su dove attingere informazioni per trovare persona competente che potrebbe rappresentarlo”.

“Orbene – ha insistito l’arcivescovo – le persone respinte non hanno possibilità di esercitare questo diritto d’appello, non sono informate su dove e come esercitare questo diritto, e ancor più, non esiste per loro nemmeno un atto amministrativo che proibisca ad essi di proseguire nel loro viaggio di disperazione per raggiungere acque internazionali e che disponga il ritorno al luogo di partenza o ad un altro destino sulla costa africana”. Infine, ha concluso Marchetto, “Altri diritti violati sono quelli all’integrità fisica, alla dignità umana e persino alla vita”.

Il governo ‘supercattolico’ di Lega e Berlusconi sull’argomento immigrazione sembra ben poco ‘osservante’,

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