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I sinistrati della sinistra

Autore: . Data: venerdì, 2 aprile 2010Commenti (0)

Bersani scrive ai militanti, De Magistris si scopre stratega, il dux Grillo esterna e persino Veltroni si mette a parlare.

Ieri è stata una giornata densa di inutilità per la balena spiaggiata del centro sinistra. Il segretario del partito democratico, Pierluigi Bersani, ha deciso di scrivere una lettera ai militanti.

“La possibilità di cambiare il corso delle cose – si legge nella missiva – è legata alla nostra capacità di offrire un’alternativa positiva e credibile, di dare un’altra possibilità agli italiani. Adesso dobbiamo accelerare”.

Il segretario ha sottolineato la necessità di radicare il partito ed ha aggiunto: “Le recenti elezioni regionali sono state per tutti noi un passaggio importante, che ci mostra tutta la complessità e la profondità dei problemi che abbiamo di fronte. Il Partito democratico è in piedi. Sentiamo forte in queste ore la delusione per avere perso la guida di alcune regioni, e il Lazio e il Piemonte per una manciata di voti. La delusione è solo in parte attenuata dal fatto che abbiamo conquistato comunque la presidenza di sette tra le tredici regioni in palio: un risultato certamente non scontato alla luce dei rapporti di forza che si sono determinati nelle elezioni più recenti, tenendo conto che le elezioni regionali del 2005 si erano svolte dentro un altro universo politico”.

Bersani, evidentemente in confusione, arriva a suggerire implicitamente il rischio che anche Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche o Liguria potessero essere a rischio. O forse si riferiva alla Puglia, dove il suo partito ha fatto quasi di tutto per essere sconfitto.

Ma è in una frase che si legge l’inconsapevolezza del segretario: “Va rimarcato che per la prima volta dopo molto tempo, nel voto di domenica e lunedì scorsi si è verificato un arretramento consistente dei consensi del Popolo delle libertà, solo in parte compensato dalla crescita della Lega; le distanze tra il campo del centrodestra e il campo del centrosinistra sono oggi sensibilmente inferiori rispetto a un anno fa, e quindi pur dentro a elementi di delusione si apre uno spazio per il nostro impegno e per il nostro lavoro”.

Il nord del Paese è nelle mani del centrodestra, peraltro sempre più condizionato dai razzisti xenofobi della lega, il Lazio, la Campania e la Calabria sono state perse. Dove vede Bersani un avvicinamento tra i due schieramenti ed un fenomeno di ripresa dell’opposizione?

Il segretario ha parlato anche di “una disaffezione crescente, che si manifesta come distacco e radicalizzazione, verso una politica che gli elettori percepiscono come lontana dai loro problemi”, ha ricordato la crisi è l’inadeguatezza del governo ad affrontarla, poi ha definito il Pd “come un partito fondato sul lavoro, il partito della Costituzione, il partito di una nuova unità della nazione. Il Partito democratico è il partito di una nuova centralità e dignità del lavoro dipendente, autonomo, imprenditoriale e della valorizzazione del suo ruolo nella costruzione del futuro del Paese”.

Evidentemente non rendendosi conto di aver scritto assolute banalità, Bersani ha concluso che il suo partito “non accetta che il consenso venga prima delle regole e lavora per istituzioni più moderne rifiutando la chiave populista. È il partito che dà una risposta innovativa al tema delle autonomie nel quadro di una rinnovata unità nazionale. Avvieremo insieme un grande piano di lavoro incardinato su questi obiettivi”.

Se il segretario del partito democratico ha sentito il bisogno di esternare ovvietà, l’ex magistrato Luigi Magistris si è cimentato nella difficile arte della strategia generale.

Dopo un inutile temino da terza media nel quale ha riassunto quelli che a suo parere sono i motivi della sconfitta del centrosinistra nelle recenti elezioni regionali, l’ex magistrato ha svelato la ricetta magica per risolvere la crisi che sta dilaniando l’opposizione.

Per De Magistris si deve aprire “un laboratorio politico in cui mettere insieme le forze della sinistra a cominciare da quei soggetti che hanno dimostrato un forte radicamento popolare. Coinvolgere in questo cantiere che condurrà alla nascita di un’alleanza politica tra partiti e movimenti – con le forme che si riterranno più adeguate – il mondo del lavoro e dei sindacati, politici delle varie forze della sinistra, giornalisti, scrittori, intellettuali, professionisti. In questi momenti di ricostruzione c’è bisogno del contributo delle forze migliori del Paese, nessuno può girarsi dall’altra parte”.

Il compito dell’ennesimo ‘rassemblement delle belle persone’ sarebbe quello di  “fermare il disegno autoritario di stravolgimento della Costituzione e costruire l’alternativa di governo non abbia come obiettivo la sola sconfitta personale di Berlusconi”, e attraverso “una rivoluzione morale e culturale” ridare entusiasmo “a coloro i quali si sono allontanati e che non hanno più fiducia” e costruire “una grande alleanza tra forze democratiche che non sia solo protesta ma costruzione di un’altra Italia”.

Gli ha immediatamente risposto  Beppe Grillo. Il comico del vaffa non ha rinunciato al suo linguaggio da bar dello sport e ha scritto: “Luigi de Magistris è stato eletto con i voti dell’Italia dei Valori e del blog. L’obiettivo era di avere un eurodeputato a Bruxelles e non in televisione”.

Il leader del “Movimento 5 stelle” dopo avere invitato l’ex magistrato ha “fare luce sui capitali mafiosi in Europa e sui finanziamenti europei in Italia”, in un delirio di onnipotenza ha aggiunto: “Parla (De Magistris, ndr) a nome del Movimento 5 stelle senza averne l’autorità. Il popolo viola (chi è?) con le manifestazioni sovvenzionate dai partiti è per lui un punto di rifermento” accusandolo di parlare di Grillo e dei grillini diversamente da Di Pietro.

Poi seguendo la nota logica di Marzullo “si faccia una domanda e si dia una risposta”, fa dire a De Magistris: “Noi dobbiamo essere il ponte di collegamento con il movimento di Grillo e non solo. Dobbiamo essere il perno di congiunzione con tutti i movimenti. Il popolo viola. Il popolo che era alla meravigliosa manifestazione del 5 dicembre scorso. Chi non è andato a votare. Dobbiamo dialogare con tutti loro. E io ho intenzione di fare passi politici e concreti, tutti in questo senso”, per rispondere a tono (volgare)  “I passi, se li faccia da solo”.

Liquidato in un battibaleno anche il ‘rassemblement delle belle persone’ i cittadini che si sentono di sinistra hanno anche dovuto subire l’esternazione di Veltroni, che ancora non è partito per l’Africa come anni fa aveva preannunciato di voler fare.

L’ex segretario del partito democratico ha sostenuto in un’intervista a ‘la Repubblica’ che bisogna “guardare alla verità” e che le elezioni “sono andate male”.

Non ricordando la terribile sconfitta di cui fu protagonista nelle politiche del 2008, Veltroni ha parlato di “un’alternativa credibile nella società” senza la “litania delle alleanze”.

Il leader del buonismo, in realtà in piena sindrome da rivalsa, ha sentenziato: “Siamo fermi al risultato delle europee il 26 per cento” e negando la sua antica strategia di distruggere qualunque forza politica del centro sinistra in nome dell’autosufficienza del Pd ha aggiunto che “senza Vendola saremmo sette a sei per la destra, confinati in un’enclave”.

Quindi anche Veltroni è passato all’ambitissimo capitolo delle ovvietà. Secondo lui esistono alcuni temi chiave intorno ai quali costruire la proposta di alternativa del Pd: schierarsi contro la “precarizzazione della società” e l’evasione fiscale, essere a favore della “riconversione ecologica dell’economia” e della “semplificazione della burocrazia e della politica, a cominciare dall’abolizione delle Province”.

Soltanto in un secondo momento, ha sottolineato Veltroni, si andranno a cercare anche le alleanze. Infine, avendo dimenticato anche essere stato il fautore del dialogo col centro destra e Berlusconi, Veltroni ha ammonito: attenti a non cadere nella “trappola” del premier che “fingerà di volere un dialogo, e poi farà da solo, puntando sul plebiscito popolare”.

Pensando agli amati Stati Uniti che deve aver imparato a conoscere sui fumetti di Topolino, l’ex segretario del Pd ha affermato “esistono praterie da percorrere” nelle quali combattere per la legalità, per la difesa dell’istruzione pubblica, per la liberazione della Rai dai partiti (dopo avere imposto la nomina a consigliere di amministrazione di Van Straten a poche ore dalle sue dimissioni e senza consultarsi con nessuno).

Quindi Veltroni ha concluso: “Sono d’accordo con Vendola, la società è assai più ricca ed energica di quanto siano oggi le strutture dei partiti”. Una scoperta che potrebbe portarlo a vincere, se esistesse, il Nobel della superficialità grazie alla sua recente scoperta dell’acqua calda.

Mala tempora currunt.

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