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Fondazioni lirico-sinfoniche: un decreto contestato

Autore: . Data: giovedì, 29 aprile 2010Commenti (0)

I sindacati di base a Napolitano: “Non firmi”

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge di riforma delle Fondazioni lirico-sinfoniche che, sostiene in una nota la RdB del Teatro dell’Opera di Roma, “ha profili di dubbia costituzionalità ed un contenuto di urgenza ingiustificata anche rispetto all’uso del provvedimento decretativo. Questo decreto – stando alla denuncia del sindacato di base – abrogando in larga parte la legge 800 del 1967 snatura la funzione culturale-pedagogica delle Fondazioni e cancella di fatto il sostegno dello Stato alla formazione culturale e sociale della collettività nazionale”.

Alcune norme, impedendo l’accordo tra le parti, colpirebbero inoltre la contrattazione nazionale e, conseguentemente, disconoscerebbero la professionalità e il lavoro come valore. Il blocco triennale del turn-over, senza possibilità di successivo reintegro delle attuali piante organiche funzionali, porterebbe inoltre ad un declino di professionalità e all’incapacità di allestire produzioni di qualità, vanto della cultura italiana sul piano internazionale.

Infine, verrebbero colpite le retribuzioni dei lavoratori in misura tale da mettere in crisi le economie familiari e, per effetto di una norma che prevede l’abolizione delle graduatorie e dei diritti acquisiti, frutto di leggi e normative contrattuali, e pesantemente penalizzati tutti i lavoratori che da anni sono impiegati a tempo determinato.

Secondo la RdB dell’Opera di Roma, “il decreto, così come è stato concepito, non ha nulla di riformatore anzi, destruttura e compromette la produzione culturale delle Fondazioni che ad oggi sono il fiore all’occhiello del nostro Paese nel mondo. Si destruttura senza coerenza e necessaria chiarezza rispetto alle prerogative della legislazione di natura concorrente, in conflitto con il Capitolo V° della Costituzione”.

Perciò il sindacato di base ha deciso di fare appello al Presidente Napolitano affinché non firmi il decreto in questione e solleciti il governo ad intraprendere un serio percorso di riforma elaborando un disegno di legge attraverso un chiaro confronto con le parti sociali.

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