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Cerco lavoro: ti racconto come stanno le cose

Autore: . Data: lunedì, 19 aprile 2010Commenti (4)

Le lettere di ragazzi disoccupati. Abbandonati, ignorati, senza grandi speranze spedicono currucula che non legge mai nessuno.

Una domanda alla quale nessuno ha ancora dato uno straccio di risposta è questa: cosa accadrà quando, a chi non ha più un lavoro né la prospettiva di ritrovarlo, finiranno anche gli ammortizzatori sociali e i risparmi accumulati?  Cosa faranno quelle persone? Con quali soldi pagheranno il mutuo della casa, o l’affitto, oppure i libri di scuola per far studiare i figli?

E cosa accade a chi non ha neppure la cassa integrazione, il lavoro lo cerca e non ha risorse?

Domande ovvie, si direbbe. Eppure nessuno dei nostri solerti governanti, nessuno degli ”uomini del fare”, come si ostina a chiamarli Berlusconi, sembra lontanamente intenzionato a dare delle risposte. Né la cosiddetta opposizione, che continua a perdersi dietro le solite polemiche sul premier, è stata finora in grado di proporre soluzioni alternative. Neppure i media, ovviamente, raccontano la verità: anzi, nella loro nuova veste di addetti stampa di qualcuno a piacere continuano a diffondere ottimismo a volontà, predicando di una “ripresa” di cui nessuno ha tratto giovamento o omettono per occuparsi d’altro.

Eppure la barca sta affondando. Ed è come se, anziché calare in mare le scialuppe di salvataggio, si preferisse sorseggiare Martini al bar.

Eppure basterebbe poco per capire la situazione. Sarebbe sufficiente fermarsi per strada, parlare con le persone. Osservare per un po’. Così lasciamo da parte le polemiche sui preti pedofili, i soliti guai giudiziari di Berlusconi, le commemorazione de L’Aquila.

Prendiamo le storie.

Come quella di Cristiano, 27 anni, operaio in una legatoria abruzzese. Lui il lavoro ce l’ha ancora fortunatamente. “Ma non si sa ancora per quanto – racconta – visto che ho cinque mesi di stipendio arretrati, per non parlare delle tredicesime. Lasciamo perdere gli straordinari, mai vista una lira in più quando rimanevo a lavoro fino a notte fonda o nei giorni festivi. Ma non saprei con chi prendermela. Le tipografie che ci commissionano i lavori pagano, se va bene, dopo sei mesi. E intanto noi aspettiamo.
“E se non pagano non sai neppure se prendertela con loro, che magari stanno nella tua stessa situazione e aspettano che qualcuno saldi i conti… Intanto il tempo passa, il lavoro va e viene, ci sono giorni in cui sto a braccia conserte ed altri senza respiro. Vorrei andarmene dalla casa dei miei genitori, ma quando mi sono informato per aprire un mutuo tutte le banche mi hanno sbattuto la porta in faccia… e se perdo il lavoro non ho diritto neppure alla cassa integrazione”.

E poi c’è Davide, 26 anni e un contratto scaduto con il giornale in cui lavorava. Ha mandato centinaia di curriculum e, le rare risposte che ha ottenuto, sono state umilianti. Qualche giorno fa l’ha chiamato il direttore di un quotidiano.
“Che esperienza hai Davide”, gli ha chiesto.
Lui gli ha raccontato dei quattro anni di lavoro come giornalista.
“Allora non se ne fa nulla. Uno come te dovremmo pagarlo, prendiamo solo neolaureati ai quali offriamo uno stage gratuito. Loro si fanno le ossa e noi risparmiamo”, è stata l’ultima risposta del direttore, prima che Davide lo mandasse al diavolo.

Martina invece lavorava in una grande fabbrica di materie plastiche. Ma col pretesto della crisi l’azienda ha delocalizzato e spostato la produzione in Asia, così i suoi dipendenti sono stati messi in cassa integrazione. “Ma mi chiedo come farò – dice – quando sarà finita la cassa integrazione. Con un marito disoccupato, due figli e il mutuo della casa da saldare. Come sopravviverò?”.

La domanda resta senza risposta. Come farà Martina nessuno lo sa. Né cosa combinerà Davide nella vita o se Cristiano continuerà a lavorare in legatoria. Il tempo intanto passa. L’orizzonte è sempre più nero. La barca affonda: ma le casse di Martini sono ancora piene…

InviatoSpeciale da domani pubblicherà le lettere di alcuni giovani. Raccontano le loro ‘esperienze’ di ricerca del lavoro. Un calvario inaccettabile ed intollerabile di tentativi che finisce quasi sempre con una delusione.

Mandate anche voi le vostre testimonianze. Per dar voce, direttamente, a chi ha il diritto alla propria autonomia ed indipendenza ed invece è costretto a rimanere immobile ad aspettare non si sa più bene cosa.

InviatoSpeciale cerca di far breccia nel silenzio che circonda questo dramma nazionale, ma senza la vostra ‘partecipazione’ sarà uno sforzo inutile.

Davide Falcioni

La rubrica  è a cura di Davide Falcioni. Spedite le vostre storie a questo indirizzo di posta elettronica: d.falcioni@inviatospeciale.com/giornale

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Commenti (4) »

  • ivana ha detto:

    ma perchè non invitare i parlamentari a sacrificare la loro tredicesima per tutti quelli che hanno perso il lavoro o sono in cassa integrazione? se ogni giorno si battesse su questo tasto almeno un senso di colpa- chissà mai -potrebbero provarlo il prossimo natale.

  • Ermelinda ha detto:

    Invito tutti quelli che si trovano in situazioni precarie o peggio ancora non sono mai riusciti a vedere da lontano un contratto vero, a scivere la loro storia qui. Come scrive Davide ci sarebbe bisogno di qualche scialuppa di salvataggio. Magari con le nostre forze e la nostra voce qualcuna verrà giù.

  • Sara ha detto:

    i infatti, Io sono 7 anni che vado avanti con contratti a progetto, sono pagati in media 300-500€, accumulo pochissimo contributi, non ho diritto alla cassa integrazione nè all’assegno di disoccupazione anche perchè le ditte per cui lavoro (ne ho già cambiate una decina) mi fanno contratti di 2-3 mesi alla volta per cui se sono in difficoltà aspettano la scadenza e non rinnovano, in questo caso sei senza lavoro ma non essendo stato licenziato non hai diritto a nulla. non puoi negoziare lo stipendio, non sai quando sarai pagato, non hai nessun potere e non puoi nemmeno prendere in affitto una monocamera perchè non sai mai quando i pochi soldi finiranno. Non si riesce a mettere da parte nulla ed il sogno di avere casa ed una famiglia si fa sempre più lontano. Ormai ho passato i 27 e prima o poi mi piacerebbe avere un figlio, ma con quale coraggio, ho una laurea ed una laurea magistrale ma a quanto pare in italia non conta nulla, se uscissi incinta la prima cosa che farebbe il mio datore di lavoro sarebbe licenziarmi (tanto sono a progetto e al massimo gli basta aspettare un mese che mi scade il contratto). Ricevo buone proposte dall’estero, lì le mie capacità sono valutate più che bene, ma è d’obbligo che per metter su famiglia io debba trasferirmi così lontano da tutto ciò che amo?

  • Davide Falcioni ha detto:

    Ciao Sara, ti va di raccontare dettagliatamente la tua storia?
    a pubblichiamo su Inviato Speciale.

    Se hai voglia scrivimi: d.falcioni@inviatospeciale.com

    Grazie
    Davide Falcioni

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
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