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Bialetti, se la caffettiera se ne va

Autore: . Data: martedì, 27 aprile 2010Commenti (0)

La storica azienda vuole delocalizzare. L’allarme della Fiom

La famosa macchinetta da caffè con ‘l’omino coi baffi’, rischia di non essere più realizzata in Italia: la proprietà della Bialetti, infatti, ha dichiarato di voler delocalizzare interamente il ciclo produttivo in Cina e conservare solo il marchio. O almeno così ha sostenuto ieri in una nota il segretario nazionale della Fiom-Cgil Giorgio Cremaschi.

“Tutto ciò – si legge nella nota – oltre a determinare la chiusura della fabbrica e il licenziamento delle lavoratrici e dei lavoratori occupati presso lo stabilimento di Omegna (in Piemonte, ndr), rappresenterebbe un danno incalcolabile per l’immagine industriale del nostro Paese. Uno dei prodotti che rappresentano la cultura e il modo di vivere dell’Italia, che entra in tutte le case, sarebbe fatto in Cina”.

Secondo Cremaschi, “la Regione Piemonte e il Governo nazionale sono oggi di fronte a un banco di prova concreto rispetto alla volontà di conservare il sistema manifatturiero in Italia e di impedire delocalizzazioni disastrose per il lavoro e per l’immagine industriale del nostro Paese. Per questo – ha aggiunto – la Fiom nazionale ha assunto la vertenza Bialetti come simbolica della difesa del made in Italy e ha espresso piano sostegno a tutte le iniziative dei lavoratori”.

Oggi le lavoratrici e i lavoratori della Bialetti di Omegna, 120 dipendenti diretti più l’indotto, manifesteranno a Torino, in piazza Castello, sotto la sede della Regione Piemonte. Nel corso della manifestazione, verrà preparato e offerto caffè con la Moka Express. Dopo l’offerta pubblica di caffè, una delegazione dei lavoratori e dei sindacati territoriali di Omegna incontrerà il presidente della Regione Piemonte, Cota, per chiedere un intervento attivo dell’Istituzione regionale affinché la produzione non sia delocalizzata.

Mentre, presso il ministero dello Sviluppo Economico, si svolgerà a Roma un incontro nazionale sulla vertenza: verrà chiesto al Governo di intervenire per fermare la delocalizzazione e costruire un piano industriale che garantisca la continuità della produzione in Italia.

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