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Abruzzo: l’Italia degli anniversari

Autore: . Data: martedì, 6 aprile 2010Commenti (0)

I giornali si sono occupati ieri del terremoto. Ad un anno tutto è chiaro, ma non si dice: tutto va malissimo.

Il centro dell’Aquila è abbandonato a se stesso, nei paesini si cerca di capire come ricostruire e come avere i soldi per farlo. La propaganda di Berlusconi insiste nel descrivere l’attività del governo e della Protezione civile come esempi di efficienza ed i cittadini italiani sanno tutto di ‘casette antisismiche’.

Tuttavia alcune cose rimangono misteriose. Per esempio, se un giorno si dovessero ricostruire le case distrutte dal sisma, i quartierini edificati dal Cavaliere e da Bertolaso che fine faranno? Saranno demoliti o rimarranno lì, villaggi fantasma o luoghi di speculazione?

Il ‘Piano Case’ è costato l’astronomica cifra di un miliardo di euro. Un oceano di denaro finito nelle casse delle imprese edilizie, ma non un solo posto di lavoro è stato salvato nelle aree terremotate e piccoli imprenditori e commercianti continuano a combattere per sopravvivere. Il capoluogo è morto, il centro è sommerso dalle macerie e circondato da sbarramenti, si è inventata persino la ‘zona rossa’, una area off limits che ha congelato per mesi  l’immagine della distruzione e certificato la strategia del non far nulla.

Nei villaggi ‘bellissimi’ voluti dal premier non c’è un negozio, non esiste un tessuto sociale, tutti li appartamenti sono eguali e se si sbaglia porta ci vuole qualche secondo per capire di essere nell’abitazione di un altro. Le persone anziane non hanno più una vita, i ragazzi un’identità comune, le famiglie un luogo da amare e da chiamare ‘casa’.

Ad un anno dalla tragedia e dai suoi 308 morti neppure si sa quando il centro storico dell’Aquila potrà essere rimesso in piedi e nasce il sospetto che in quel tempo lontano molti cittadini avranno rinunciato ai propri appartamenti, li avranno venduti a qualche gruppo immobiliare per pochi euro e che in quei 160 ettari di storia possano diventare un bel villaggio vacanze di ‘aria medioevale’, con american bar, ristoranti etnici e negozietti di souvenir.

Sara Vegni, del ‘Comitato 3e32′, ha ricordato: “Ci siamo riuniti la prima volta il 15 aprile, a poco più di una settimana dalla terribile scossa. Abbiamo fatto la prima assemblea in un parco cittadino ed eravamo tantissimi, e ci meravigliammo perché l’assemblea era stata convocata attraverso degli sms e con dei volantini, eravamo dispersi non sapevamo dove cercarci. Ci siamo abbracciati perché era la prima volta che ci vedevamo dopo l’accaduto ed è stato molto emozionante”.

Poi la donna ha aggiunto: “Rileggere il verbale di quell’assemblea oggi, che ancora conservo è illuminante perché dicevamo le stesse cose che diciamo ancora adesso. Avevamo capito come era stata improntata la gestione dell’emergenza e quanto sarebbe conseguito e la mancanza di considerazione da parte delle istituzioni. Avevamo discusso anche della ‘militarizzazione dei campi’, con la rete intorno alle tendopoli: il clima era pesante. E poi, il ‘Piano casa’ di cui si sentiva parlare e si formulavano le possibilità di una ‘New Town’ o addirittura di tante ‘town’. Un ‘Piano casa’ al quale ci siamo opposti per non dover vedere ridisegnato in modo tanto rapido ed errato il nostro territorio”.

“Siamo stati 8 mesi nelle tende – ha insistito Vegni – un record assoluto dato che il massimo è un mese e poi le costruzioni temporanee del ‘Piano case’, ma i centri storici, le città colpite non sono state ancora toccate e i soldi per il processo di ricostruzione non ci sono. Abbiamo poi espresso la nostra opposizione al decreto Abruzzo con la manifestazione a Roma: eravamo 3 mila, tanti considerato in quale situazione si trovava la popolazione”.

Quello descritto dall’esponente di ’3e32′ è un quadro desolante dal punti di vista dell’azione delle istituzioni, ma non per quanto riguarda i sentimenti dei cittadini.  Per il futuro, ”continueremo a manifestare sempre con le carriole. Continueremo le nostre iniziative, le nostre manifestazioni ma in altri borghi colpiti dal sisma, per portare l’attenzione anche in altri luoghi: sono 82 i bellissimi borghi del comprensorio andati distrutti e quindi credo che sposteremo le carriole in alcuni di questi”, ha preannunciato Vegni.

Agli ‘anniversari’ dei media, forse, sarebbe stato più utile sostituire una puntuale cronaca quotidiana. Oggi gli italiani saprebbero qual’è la situazione reale e quelle migliaia di sfollati potrebbero contare sulla solidarietà del Paese, invece di dover combattere per spiegare che la ‘ricostruzione’ in Abruzzo è stata fino ad ora una assoluta e irreparabile follia.

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