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Un omicidio nel caso Marrazzo

Autore: . Data: venerdì, 26 marzo 2010Commenti (0)

Secondo gli investigatori un carabiniere avrebbe ucciso il pusher Cafasso. Ma forse sarebbe il caso di essere cauti.

Il misterioso caso che ha riguardato l’ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo, avrebbe portato uno dei carabinieri responsabili dell’estorsione anche all’omicidio.

Responsabile dell’uccisione di Gianguerino Cafasso, un tossicomane spacciatore legato al mondo dei transessuali, sarebbe Nicola Testini, uno dei carabinieri arrestati per l’organizzazione del ricatto a Marrazzo.

Ad accusare il sottufficiale dell’Arma è Adriano da Motta, in realtà ‘Jennifer’, la transessuale alla quale il pusher pare fosse legato.

Capasso, obeso e diabetico, secondo i primi referti morì per cause naturali probabilmente indotte dal consumo assiduo di stupefacenti. Poi si cominciò a parlare di overdose.

Ora, secondo le nuove rivelazioni l’uomo ricevette la dose ‘mortale’ dal maresciallo Testini, che in più occasioni avrebbe dato droga all’uomo.

Secondo gli investigatori ci sarebbero riscontri alle affermazioni di Jennifer, come la presenza nel giorno del presunto omicidio dei telefonini dei due nella stessa cella telefonica di Saxa Rubra nel momento indicato per la cessione della dose mortale di ‘speedball’, una micidiale mistura di cocaina ed eroina.

Il movente sarebbe da ricercarsi nel fatto che il pusher si sarebbe accorto di essere stato escluso dal ‘colpo Marrazzo’, ovvero dagli utili che sarebbero derivati dalla vendita del famoso filmato.

Ora, l’intera vicenda continua ad essere oscura. Che uno spacciatore riceva abitualmente stupefacenti da un carabiniere è già di per se singolare, ma che poi un ‘esperto in crimini’ uccida per non voler dividere l’incasso derivante dalla vendita di un filmato invendibile è altamente improbabile.

Si deve tener conto che il video nel quale compariva l’ex governatore del Lazio era stato girato in una casa e che per questo motivo nessun giornale o televisione avrebbe potuto pubblicarlo, perchè facendolo si sarebbe violata la legge sulla privacy.

Il sospettato Testini, inoltre, proveniente da una famiglia di carabinieri, avrebbe secondo le accuse svolto da tempo l’attività saltuaria di “ricattatore” e “rapinatore” insieme ai suoi colleghi Simeone e Tagliente, scegliendo come vittime i transessuali e loro clienti.

Come una gang di carabinieri abbia potuto agire senza destare alcuna attenzione per diversi mesi in una attività criminale e senza che se ne accorgesse nessuno è un mistero, anche perchè ‘nell’ambiente’ non sono infrequenti i ‘confidenti’, ovvero persone in grado di passare le informazioni ad altre forze dell’ordine, la polizia per esempio.

I carabinieri gangters non agivano ‘di nascosto’, almeno per quanto si sa, ma a volto scoperto e senza nessuna cautela, come dimostra ‘l’operazione Marrazzo’.

Perchè poi, sempre la stessa banda, si sia interessata ad un politico noto è atrettanto misterioso. Per chi si è specializzato in ‘piccole rapine’ il salto di qualità rappresenta un potenziale rischio, specialmente se si milita nell’Arma. Dal ricatto ai trans all’estorsione nei confronti di un presidente di una Regione e all’omicidio l’escalation è troppo vistosa.

Insomma, la vicenda che ha riguardato Marrazzo continua a presentare molti lati oscuri e per ora l’incriminazione di Testoni non aiuta a capire cosa sia realmente accaduto e quali fossero le ‘coperture’ che hanno aiutato i carabinieri fuorilegge.

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