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Se la Chiesa ci fa la morale

Autore: . Data: lunedì, 29 marzo 2010Commenti (0)

Tra affari e consigli per il voto. Con buona pace della laicità. Un articolo per ‘Tu Inviato” 

A proposito delle polemiche dopo le dichiarazioni del cardinal Bagnasco (InviatoSpeciale se ne è già occupato qui) è forse il caso di analizzare quelle che sono le contiguità affaristiche tra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica; il principio, è sempre quello: chi è senza peccato, scagli la prima pietra.

La Chiesa sembra la meno indicata a dare lezioni di rettitudine: un’inchiesta del 23 settembre 2009 pubblicata su “Il Fatto Quotidiano”, a firma Peter Gomez, aveva evidenziato una serie di interessanti notizie a proposito di Vaticano, Governo e Comunione e Liberazione. Un trittico che fa girare milioni di euro per le attività più disparate, in Italia: il tutto attraverso “la cascina” (“braccio secolare di Comunione e Liberazione”), una “holding di cooperative da più di 200 milioni di Euro l’anno”.

L’inchiesta, condotta dalla evidentemente rossa (ma tinta di un rosso non cardinalizio…) procura di Lagonegro, aveva portato ad indagare, tra gli altri, Gianni Letta con tre capi d’accusa: turbativa d’asta, abuso e truffa.

Il motivo è semplice, e oggi che dell’emergenza all’Aquila abbiamo imparato a conoscere i risvolti affaristici, sembra ancora più convincente. Undici giorni avrebbe impiegato, secondo gli inquirenti, nel 2008 Gianni Letta per far aprire un Cpt (centro di permanenza temporanea) a Policoro, la cui gestione è affidata con chiamata diretta alla Auxilium di Chiorazzo, uno dei manager di Cascina: le cifre sono interessanti.

Ogni ospite del Cpt viene pagato dallo Stato al gestore del Cpt la bellezza di 50 € al giorno, un po’ come i terremotati abruzzesi che continuano a restare sulla costa, o in montagna ancora oggi, un anno dopo il terremoto.

Perché non fare un appalto? Come si regge un tavolaccio le cui tre gambe sono Chiesa, Governo, Cooperative o aziende private (con le giuste conoscenze pubbliche)? La quarta gamba è “l’emergenza nazionale” e il gioco è fatto, allora come oggi.

E poi, la loro nuova crociata: la Chiesa si scaglia contro l’aborto: non votare chi appoggia questo crescente scempio di vite umane. Alcune di quelle giovani vite che una così nutrita fetta di appartenenti al clero, perversamente ama. La necessità attuale sembra chiara: smarcarsi dallo scandalo della pedofilia dilagante e efficientemente messa a tacere per decenni, e riguadagnare il pulpito su cui ergersi per scagliare la predica contro noi “peccatori”.

Insomma, meglio intromettersi nella legittimità etica delle leggi italiane, delle scelte politiche, piuttosto che cercare in casa propria ragioni per una seria autocritica. Per restare una buona volta, in silenzio.

Truccare le carte, denigrare, rendere sporco l’avversario è un mezzo efficace, ma solo verso chi è ancora disposto a crederci: quando sono tutti sporchi, nessuno è sporco. Ma qui, non è il caso di incominciarsi a dire quanto è sporca la Chiesa? E quanto la politica? E quale politica? Tutta? E’ la notte in cui tutte le vacche sono nere, ed è impossibile orientarsi, in questo marasma.

Infastidisce, però, che sia proprio la Chiesa a voler ancora una volta impartire lezioni ai cittadini, che ne osservano di porcherie: dall’una e dall’altra parte. Un buon motivo per abbandonare vecchie certezze, cercando nuovi punti di riferimento, ripartire dalla nostra morale. Laica. A sbagliare, siamo bravi da soli. E sapremmo, subito, di chi è la colpa.

Federico D’Orazio

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