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Per il Vaticano è allarme pedofilia

Autore: . Data: venerdì, 26 marzo 2010Commenti (0)

Le gerarchie cattoliche appaiono sempre più colluse con episodi di violenza sui bambini. Il New York Times attacca anche Ratzinger.

Ormai è allarme rosso in Vaticano ed casi di stupri e violenze su minori esercitate da sacerdoti in scuole private e strutture cattoliche si contano a centinaia in Germania, Irtanda, Austria, Stati Uniti e sembra, secondo indiscrezioni non confermate, che il fenomeno possa esplodere presto anche in Italia.

Ieri il New York Times ha attaccato direttamente Ratzinger in riferimento ad un vecchio episodio che ha riguardato un sacerdote del Wisconsin.

Il quotidiano, uno dei più autorevoli del mondo, ha sostenuto che i vertici del Vaticano, compreso Benedetto XVI (all’epoca solo cardinale), non intervenirono per allontanare un prete responsabile di aver insidiato non meno di 200 bambini, per altro sordi.

Secondo il giornale americano le gerarchie ecclesiastiche erano perfettamente al corrente dei fatti, denunciati dagli stessi vescovi statunitensi.

La prova emergerebbe dalla lettura della corrispondenza tra alcuni alti prelati del Wisconsin e il cardinale Joseph Ratzinger e mostrerebbero come si sia scelto di proteggere la Chiesa pittosto che le vittime degli stupri.

Il Vaticano ha smentito, ma il quotidiano statunitense ha pubblicato documenti apparentemente inoppugnabili.

Il sacerdote in questione era Joseph Murphy, che insegnante in una scuola per ragazzi sordi dal 1950 al 1977.

Nel 1996, ha raccontato il New York Times, il cardinale Ratzinger, allora capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, non rispose a due lettere inviategli dall’arcivescovo di Milwaukee, Rembert Weakland, mentre otto mesi più tardi il suo numero due, il cardinale Tarcisio Bertone, oggi segretario di stato Vaticano, spinde le gerarchie Wisconsin ad avviare un processo canonico, rigorosamente segreto, pera arrivare all’allontanamento del prete pedofilo.

Ma l’indagine fu subito bloccata dallo stesso Bertone dopo una lettera scritta da Padre Murphy a Ratzinger e nella quale il sacerdote affermava che il caso era ‘caduto in prescrizione’. I documenti del NYT sono stati forniti al giornale dagli avvocati di cinque persone che hanno fatto causa alla Diocesi di Milwaukee, ma non c’è traccia alcuna risposta del futuro Papa al prete pedofilo.

Padre Murphy non ricevette mai punizioni o sanzioni, ma fu solo trasferito ‘in segreto’ in altre scuole cattoliche e morì nel 1998.

Il fenomeno della pedofilia ha quasi messo sul lastrico la Chiesa cattolica statunitense, perchè i primi casi denunciati risalgono al 1985, quando furono scoperte violenze ai danni di 11 ragazzini in Louisiana. Il responsabile, Gilbert Gauthe, confessò.

Poi, nel 1992 fu trovato un pedofilo seriale, James Porter, responsabile di aver molestato oltre 90 bambini. In quello stesso anno fu presentata alla polizia una raffica di 200 denunce, delle quali 32 furono considerate inoppugnabili.

Si scoprì allora che le gerarchie ecclesiastiche avevano persino dei centri di ‘recupero’ per preti con problemi sessuali, il Paraclete Treatment Center a Jemez Spring nel New Mexico, attvo fino ai primi anni ’70 ed in seguito il Saint Luke Institute nel Maryland.

Porter, a causa delle denuncie, costò alla Chiesa cattolica statunitense 5,7 milioni di dollari in risarcimenti,

Alla fine del ’92 il Wall Street Journal calcolò in oltre 400 milioni dollari la cifra pagata dai cattolici americani per riparare alle molestie subite da centinaia di ragazzi e ragazze.

Nel 2002 il Boston Globe vinse addirittura un premio Pulitzer per una inchiesta che smascherava John J. Geoghan, un prete poi spretato, colpevole di molestie su 130 bambini per un periodo di 30 anni.

Le gerachie cattoliche Usa sapevano tutto ed ad ogni denuncia si limitavano a trasferire il prete che subito ricominciava nella nuova sede.

Dopo l’inchiesta il cardinale di Boston, Bernard F. Law, consegnò agli investigatori i nomi di 80 preti responsabili nella sua sola diocesi di violenze ai danni di bambini in un arco di trent’anni.

In sintesi e solo per gli Usa, secondo il John Jay Report del 2004 realizzato dalla Conferenza episcopale americana, tra il 1950 e il 2002 potevano essere considerati “credibili”  6.700 casi di violenze sessuali commesse da 4.392 preti, il 4 per cento del clero statunitense.

Questa storia lugubre di violenza ha indotto ieri quattro attivisti dell’Associazione delle vittime americane di preti pedofili (Snap) a protestare in piazza Pio XII a Roma, di fronte al colonnato di Piazza San Pietro.

Quattro rappresentanti dell’Associazione, due donne e due uomini, hanno denunciato i silenzi dell’allora cardinale Joseph Ratzinger nel caso Murphy, ma poco dopo l’inizio della manifestazione sono stati portati via dalla polizia “per accertamenti”.

La presidente dello Snap, Barbara Blaine, durante l’azione delle forze dell’ordine ha chiesto più volte in inglese: “Ho fatto qualcosa di male?” ed ha chiesto ai fotografi presenti di riprendere le immagini di quanto stava accadendo.

I ‘difensori dei valori cristiani’ che siedono in Vaticano hanno commentato i fatti. Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, ha sostenuto in una nota che “alla luce del fatto che padre Murphy era anziano e in salute molto precaria, e che viveva in isolamento e senza altre accuse di abusi riferite in oltre venti anni, la Congregazione per la Dottrina della Fede suggerì che l’arcivescovo di Milwaukee valutasse di affrontare la situazione, ad esempio limitando il pubblico ministero di padre Murphy ed esigendo che egli accettasse la piena responsabilità della gravità dei suoi atti”.

Evidentemente non consapevole di quello che diceva, perchè i fatti in questione costituivano gravissimi reati penali ai danni di minori, Padre Lombardi ha aggiunto che in casi come quello di Murphy “il Codice di Diritto Canonico non prevede pene automatiche, ma raccomanda che venga condotto un giudizio non escludendo anche la maggiore pena ecclesiastica, la riduzione allo stato laicale”.

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