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Minzolini e Berlusconi: la scoperta dell’acqua calda

Autore: . Data: lunedì, 15 marzo 2010Commenti (0)

Le polemiche sul ‘direttorissimo’ stupiscono solo gli ingenui. E Zavoli si accorge dei problemi.

Il ‘direttorissimo’ del Tg1, per quanto hanno raccontato le cronache del tempo, fu nominato direttamente dal premier in una riunione tenuta a Palazzo Grazioli.

Sabato in uno dei suoi ormai consueti ‘editoriali’ Minzolini ha di nuovo esternato: “Oggi è uscita la notizia che io non sono indagato, ma per un giorno il frullatore è partito contro di me. Ho provato quella che è la gogna mediatico-giudiziaria. La mia colpa? Aver parlato con Berlusconi al telefono, come hanno fatto tutti i direttori del Tg1 prima di me. E dove sta lo scandalo? Dove sta il reato? La verità è che mi vogliono muto e sordo, ma io muto e sordo non lo sarò mai. O, come dice qualcuno, “cacciato a pedate”, un linguaggio che usò Mussolini con Giovanni Amendola. Mi vogliono dimezzato, ma non sarò mai dimezzato nel rispetto della mia storia e di quella del Tg1. Voglio continuare a offrire ai telespettatori un’informazione libera e completa”.

Perchè protestava il giornalista ‘lottizzato’? Per le ormai note intercettazioni raccolte dalla procura di Trani nelle quali il presidente del Consiglio dava indicazioni su come ‘neutralizzare’ Santoro ed il suo programma ‘AnnoZero’ e, pare anche, ‘Parla con me’ di Serena Dandini.

Ora, che Minzolini possa collegare se stesso a Giovanni Amendola non stupisce perchè, considerati i rapporti personali con un premier che si considera il miglior presidente del Consiglio della storia d’Italia, tra i due uomini dovranno pur esserci delle convergenze caratteriali, ma che il Tg1 offra una informazione “libera e completa” pare davvero una affermazione bislacca.

Nella sua lunga storia il telegiornale di RaiUno non ha mai brillato per indipendenza, essendo sempre stato l’organo ufficiale del governo. Un suo direttore, senza alcun pudore, arrivò a considerare un partito politico, la Dc, “il suo “editore di riferimento”: era l’ineffabile Bruno Vespa.

La subaltenità al Palazzo, d’altra parte, è la caratteristica prevalente delle redazioni della Rai, nelle quali militano persone che sono state ‘suggerite’ (spesso senza criterio) dai partiti. Un tempo gli italiani sapevano che il Tg1 era della Dc, il Tg2 del Psi, il Tg3 di Pci e sinistra Dc, adesso però le cose sono cambiate.

La comunicazione televisiva italiana è di Berlusconi e quelli che cercano di smarcarsi sono costretti ad equilibrismi patetici, come accade spesso al Tg3 o a La7, che raccontano per non raccontare o non raccontano per raccontare, ancora non è chiaro.

Per fare un esempio banale, nessuno, commentando una recente conferenza stampa nella quale il premier si mostrava ottimista sulla uscita dell’Italia dalla crisi, ha rilevato che secondo la rivista americana Forbes nel giro di un anno il suo patrimonio familiare sia passato da 6,5 miliardi di dollari (2009) a 9 miliardi (2010), con un incremento in 12 mesi di 2,5 milardi. Un buon motivo per non disperare, insomma, ma per lui, non certo per le centinaia di migliaia di disoccupati, cassintegrati, licenziati.

Che per comprendere il rapporto ‘fiduciario’ tra Minzolini e Berlusconi si dovesse arrivare alle intercettazioni è un altro degli alibi sui quali si continua a costuire una informazione dopata in Italia. Che il premier non tolleri oppositori lo si sapeva da sempre e già il famoso ‘editto bulgaro’ lo avava dimostrato con l’oscuramento del solito Santoro, ma anche di Biagi e di Luttazzi.

E la decisione di ‘sospendere’ qualsiasi programma nel quale si parla di politica in vista delle elezioni in rispetto della ‘par condicio’ è un altro dei trucchetti messi in atto dal Pdl per impedire la circolazione di qualunque notizia.

Tanto che se ne è accorto anche il presidente della Commissione parlamentare di vigilanza,  Sergio Zavoli, che ieri ha detto: “Tra errori veri e finti, diritti calpestati e declamati, si è perduta gran parte del tempo che spettava al Paese per misurarsi con le proprie idee sulle prossime elezioni. Questa situazione va sfebbrata – ha aggiunto – il rischio è che all’appuntamento arrivino prima i comunicati sulle dispute e poi le idee su come votare. Fermiamoci, ciascuno rinfoderi le sue ragioni; poi, a conti fatti, ci si raccolga interno alla politica per rifare, se possibile insieme, le regole, prima di mandare all’aria la credibilità di una Repubblica alla quale i Padri costituenti avevano augurato di ‘non essere ancella di se stessa, di scuotersi, sapendo per che cosa veramente doversi battere’… Per le regole, oggi, intanto – ha concluso Zavoli – tocca al Cda della Rai che ha il prestigio, il senno e il dovere di fare con i suoi margini d’autonomia, la prima mossa ripristinando i programmi di approfondimento”.

Anche in queste parole si nasconde una certa ipocrisia: la maggioranza di centro destra che si è impossessata dell’azienda pubblica ha valutato in modo ‘estensivo’ un indirizzo della Commissione ed invece di garantire a tutti il diritto di parola ha semplicemente chiuso i programmi.

Il dominio della cultura berlusconiana nella tv italiana è assoluto e non si tratta di ripristinare l’obiettività di qualche telegiornale o di difendere la riserva indiana di Santoro, la satira (per la verità ripetitiva e noiosa) di Dandini, i cartelli soporiferi di Floris. Quelli sono prodotti ‘in abbonamento’, con un pubblico ‘fisso’, schierato, ‘de sinistra’.

Il problema è nell’azzeramento dei programmi del pomeriggio, un formidabile concentrato di luoghi comuni totalmente riconducibili al prototipo di cittadino acritico che nutre il sostenitore perfetto del regime delle fiabe che sta costruendo il Cavaliere. E nel controllo sui giochini idioti che almeno dal servizio pubblico dovrebbero essere banditi, perchè anche quelli parte di un mostruoso meccanismo di ipnosi collettiva che coinvolge milioni di spettatori senza offrire neppure uno straccio di consapevolezza. Per non parlare dei finti talk show, popolati di opinionisti senza opinioni, starlette scosciate, tronisti o psicologi senza clienti.

La polemica di questi giorni su Minzolini, gli ‘scoop’ sulle telefonate, gli ‘attacchi’ a Santoro, insomma, sono un altro schiaffo all’intelligenza dei cittadini, che in numero sempre maggiore sono avviliti a causa del teatrino quotidiano messo in scena dal Palazzo o da una programmazione televisiva indecorosa e di pessima qualità.

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