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Milano e i Romanì: la protesta davanti al Comune

Autore: . Data: martedì, 16 marzo 2010Commenti (0)

“Gli sgomberi uccidono”: il grido di associazioni e maestre

La morte di Emil Enea, ragazzino romanì di 13 anni, avvenuta sabato scorso a Milano in seguito ad un incendio avvenuto in una baraccopoli, ha scosso le associazioni e i cittadini impegnati sul tema dei diritti civili.

Ieri sera, in piazza Scala, si sono radunati oltre 150 persone, per portare la protesta fin sulla soglia di palazzo Marino, sede del Comune di Milano. Il dato più interessante riguarda proprio la composizione della platea preoccupata per l’evoluzione del degrado socio-culturale del capoluogo lombardo: a fianco ai militanti delle associazioni e delle organizzazioni sindacali (dalla Cgil all’Opera Nomadi fino al centro medico Naga, alla Federazione ‘rom e sinti Insieme’ e all’Arci) si sono dati appuntamento tanti cittadini “normali”.

La protesta, infatti, è stata guidata dalle maestre e dai genitori dei bambini che frequentano tre scuole elementari della periferia est, vale a dire da coloro che hanno vissuto in prima persona il dramma dello sgombero avvenuto lo scorso novembre in via Rubattino (InviatoSpeciale se ne è occupato più volte, in particolare nell’articolo leggibile qui).

Da quel momento in poi, decine e decine di famiglie Romanì hanno subito numerosi allontanamenti, in seguito ai quali sono sorte via via baraccopoli in vari punti della città. Il tutto a discapito della sicurezza dei cittadini “perbene” e, soprattutto, di chi ha trascorso l’inverno con la permanente paura dell’arrivo delle ruspe e delle forze dell’ordine.

La maggior parte dei manifestanti ha indossato una fascia nera in segno di lutto, mentre qualcuno reggeva in mano un lumino. Più volte si è alzato l’urlo “vergogna, vergogna” e un eloquente striscione è stato srotolato proprio di fronte a palazzo Marino: “I vostri sgomberi uccidono”.

Verso le 18.30, una delegazione di manifestanti è stata ricevuta dal presidente della commissione competente in consiglio comunale, Aldo Brandirali (noto ex militante di Lotta Continua, poi avvicinatosi a Comunione e Liberazione, oggi esponente del Popolo delle Libertà), il quale ha chiesto al cartello di associazioni di presentare proposte articolate e – secondo quanto è stato riferito da uno dei partecipanti all’incontro, Corrado Mandreoli della Cgil – avrebbe escluso l’interruzione della pratica degli sgomberi “pur avendo fatto capire di non condividerla”.

Insoddisfatti, ovviamente, i manifestanti. “Il Comune – ha aggiunto Mandreoli – deve smetterla con la politica degli sgomberi e avviare un progetto serio di accompagnamento al lavoro e alla casa anche per le popolazioni cosiddette ‘nomadi’”.

E a proposito di emergenza abitativa, va rilevato che al presidio di ieri hanno partecipato anche alcuni inquilini di via Feltrinelli 16, un caseggiato alla periferia sud della città al centro di polemiche (per quanto soffocate dalla Giunta cittadina) per la presenza di amianto. Alcune famiglie sono state allontanate ieri mattina dal condominio e due abitanti di quello stabile hanno tra l’altro denunciato, durante il presidio, metodi brutali da parte delle forze dell’ordine durante l’esecuzione degli sfratti.

Paolo Repetto

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